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Quotidiano di Sicilia

Le speranze degli imprenditori siciliani
di Marina Pupella

Giornata dell’Economia: presentata l’indagine Unioncamere sulle aspettative per il prossimo semestre. C’è fiducia verso l’estero. Presidente Pace: “Aziende prudenti per incertezza”. L’esperto: “Puntare su aumento del valore dell’offerta”

Tags: Economia, Impresa



PALERMO - Innovazione, miglioramento del capitale umano, internazionalizzazione e reti d’impresa. Sono queste le chiavi che permetterebbero alle imprese siciliane di uscire dall’incertezza economica e superare le difficoltà del momento. Non ha dubbi Matteo Caroli, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese presso l’università Luiss di Roma, intervenuto ieri a Palermo nel corso di una conferenza stampa di presentazione dei risultati di un’indagine su “Le aspettative degli imprenditori siciliani nel prossimo semestre”, realizzata dall’Osservatorio di Unioncamere Sicilia.

Dalla ricerca, condotta su un campione di 202 aziende operanti nel territorio regionale, è emerso che gli imprenditori stanno mettendo da parte forzatamente la loro capacità di iniziativa, scegliendo la strada più “sicura” del risparmio. Per il 45 per cento delle aziende intervistate la soluzione migliore per superare le attuali criticità è ridurre i costi, migliorando così l’efficienza aziendale.
Si taglia il superfluo e si limita la spesa. Anche negli investimenti. La maggior parte delle imprese pensa di non farne. Quelli che si faranno, saranno pochi e mirati specialmente su marketing, rete commerciale e capitale umano. Morale della favola, tra gli imprenditori siciliani vince la prudenza, soprattutto se si guarda al mercato interno, dove il 33 per cento delle imprese si aspetta una forte diminuzione del fatturato.

“Di fronte a questo momento di incertezza economica – ha detto il presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace – gli imprenditori siciliani rispondono con la prudenza e cercano di non fare il passo più lungo della gamba. Se da un lato questo atteggiamento è comprensibile, dall’altro è necessario ingegnarsi per non rimanere schiacciati dalla crisi. Innovazione, internazionalizzazione e marketing sono senza dubbio le armi migliori che consentono di essere competitivi sul mercato”.

“Il recupero di efficienza delle imprese - ha osservato Matteo Caroli, coordinatore dell’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia - è senz’altro importante ma occorre puntare anche su differenziazione e aumento del valore percepito della propria offerta”.
Vista la forte contrazione del mercato interno le aziende siciliane guardano con maggiore fiducia oltre i confini nazionali. Il 19 per cento si aspetta un aumento del fatturato estero, il 4 per cento addirittura un consistente aumento, mentre un 17 per cento lo giudica stabile. La stragrande maggioranza delle imprese (circa il 79 per cento) teme, da un lato, ulteriori aumenti dei costi degli input produttivi (materie prime, semilavorati, servizi) e dall’altro segnala una significativa riduzione dei prezzi di vendita nel mercato italiano (8 per cento).

Leggermente inferiore, ma sempre molto elevata, è la diffusione delle imprese che si aspettano incrementi del costo del lavoro. Il continuo aumento dei costi di produzione (22 per cento) e il credit crunch da parte delle banche (15 per cento) sono per le aziende siciliane fra i principali ostacoli da affrontare nel prossimo semestre. Ma anche l’inefficienza della Pubblica amministrazione per il 14 per cento degli imprenditori è in cima alla classifica dei problemi, cui si accompagna la consorella carenza atavica delle infrastrutture. Tra il 2009 e il 2010 le aziende siciliane, secondo i dati del registro imprese elaborati da Unioncamere, hanno subito un crollo della redditività (30 per cento). In buona sostanza il sistema delle imprese di capitale ha retto bene in termini di volume, ma ha perso fortemente di redditività. Eppure, in questo contesto desolante, c’è un 15 per cento di aziende che si è contraddistinta per dinamismo, investendo su innovazione e ricerca.
 

 
I dati. Speranze giovanili e contrazione di ditte individuali
 
PALERMO - Innovazione e alleanze con altre imprese possono essere la strategia da mettere in campo per vincere la grande crisi. Ma in Sicilia le reti d’impresa sono pura utopia. “Nell’Isola – ha sottolineato il professor Caroli – l’attitudine alla collaborazione è ancora poco diffusa. La Sicilia, infatti, è agli ultimi posti tra le regioni italiane per numero di aziende coinvolte nelle reti d’impresa. La sola provincia di Catania mostra una presenza relativamente diffusa, mentre in quattro delle nove province non risulta alcuna azienda coinvolta in reti d’impresa”.
Il sistema delle imprese siciliane rimane molto debole. Nel primo trimestre 2012, sono state 8.906 le nuove imprese iscritte, di cui il 70% circa nella forma di ditte individuali e quasi il 15% società di capitali. Le cessazioni (non d’ufficio) sono state 10.695, per l’82% ditte individuali e il 6% società di capitali. Le cessazioni sono state superiori alle nuove iscrizioni per circa il 20% delle iscrizioni. Il saldo negativo è determinato dalla dinamica delle ditte di persone, mentre per le società di capitali rimane positivo. Rispetto al precedente trimestre, le cessazioni aumentano molto più delle iscrizioni che sono pure in aumento. L’aggregato delle imprese “femminili”, “giovanili” e “straniere” ha generato quasi il 73% delle nuove iscrizioni nel primo trimestre 2012. Le sole nuove iscritte imprese “giovanili” sono state quasi il 40% del totale.

Articolo pubblicato il 05 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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