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Imprese, sì al credito d’imposta come incentivo agli investimenti
di Liliana Rosano

Introdotti di recente in Sicilia sgravi che diminuiscono al crescere della dimensione delle aziende. Occorrono misure non fini e se stesse ma che producano benefici addizionali

Tags: Credito D'imposta



Palermo – Credito d’imposta sì o credito d’imposta no?
Si dividono le opinioni tra chi considera positiva l’introduzione di questo incentivo in Sicilia e chi invece fa riflettere sull’eccessivo ottimismo.

Da un lato il giudizio che può essere dedotto dall’esperienza passata appare positivo. Dato poi il carattere locale dell’incentivo, è poco probabile che questo intervento generi fenomeni di spiazzamento, come un aumento del costo del credito o la crescita dei prezzi dei beni capitali.

Ci sono però alcune considerazioni che spingono a guardare con meno ottimismo l’introduzione di incentivi di questo tipo. Innanzitutto, perché in una fase economica in cui prevale l’incertezza è possibile che un intervento che opera sul costo dell’investimento non sia sufficiente a innescare investimenti addizionali. Se non si cambia la cornice economica e sociale l’introduzione dell’incentivo fiscale potrebbe premiare principalmente le imprese che avrebbero investito anche in assenza dello sgravio, senza produrre effetti addizionali.

Un ulteriore elemento che induce a non sopravvalutare tale misura è l’esperienza raccolta dai precedenti studi sugli effetti degli incentivi agli investimenti nel nostro Paese. Per esempio, lo studioso Raffaello Bronzini, trova che il beneficio dei sussidi è stato solo temporaneo: nel lungo termine non c’è stato un aumento del livello di capitale a causa di un effetto di sostituzione intertemporale. La valutazione si basa sull’indagine sulle imprese industriali condotta dalla Banca d’Italia nel 2006 in cui, per valutare gli effetti delle agevolazioni agli investimenti, è stato chiesto alle imprese di indicare le azioni che avrebbero intrapreso in assenza delle misure di incentivazione (nell’indagine ci si è riferiti a tutte le agevolazioni per gli investimenti).
 
I risultati sono piuttosto scoraggianti: oltre due terzi delle imprese agevolate hanno risposto che in assenza di tali aiuti avrebbe effettuato lo stesso ammontare di investimenti negli stessi progetti; circa il 6% di imprese avrebbe destinato lo stesso ammontare di investimenti a progetti in parte differenti; e solo poco più di un’impresa su quattro ha dichiarato che in assenza di aiuti avrebbe effettuato minori investimenti. In conclusione, dall’indagine si ricava che il beneficio degli aiuti è risultato modesto in rapporto alle risorse impiegate: per le imprese del Sud gli investimenti addizionali non raggiungono il 20% delle risorse.

In terzo luogo, non è escluso che la misura possa penalizzare gli investimenti nelle altre regioni meridionali o quelle centro-settentrionali in cui tale incentivo non è attivo. Tale preoccupazione è rafforzata dal fatto che una parte importante degli investimenti nel Mezzogiorno è effettuata da imprese di grandi dimensioni che hanno sede legale nel Centro Nord e insediamenti produttivi in più aree. Non è da escludere che tali imprese, per beneficare dell’incentivo fiscale, aumentino gli investimenti nella regione dove l’incentivo è attivo ma a scapito di quelli effettuati nelle altre aree. Con il venire meno dell’incentivo si tornerebbe dunque a investire altrove, se l’aiuto non riesce ad avviare un circolo virtuoso duraturo di recupero della produttività e della competitività.
 


Effetto espansivo. Ridurre i costi e aumentare la profittabilità
 
Per contrastare la negativa fase economica è stato introdotto di recente in Sicilia un credito d’imposta per i nuovi investimenti effettuati nella regione. L’aiuto, che diminuisce al crescere della dimensione delle imprese (per le piccole è del 40%, per le più grandi del 24%), si applica alle spese per i beni di investimento materiali e immateriali.
Poiché il fine della policy è quello di stimolare l’acquisto di beni capitali, una misura di questo tipo può ritenersi efficace solo se è in grado di attivare investimenti addizionali, quelli cioè che senza l’intervento non sarebbero stati effettuati. Il credito d’imposta è un tradizionale strumento di policy utilizzato per sostenere l’attività di investimento del settore privato.
L’incentivo consente di maturare un credito sulle imposte dovuto all’erario per un ammontare pari a una certa percentuale delle spese per investimenti. La misura avrebbe un effetto espansivo sulla domanda di beni capitali perchè riduce il costo effettivo dell’investimento e quindi ne aumenta la profittabilità attesa.
Il credito può essere introdotto in modo permanente, come misura per innalzare il livello di capitale di equilibrio e la produttività del lavoro, o in modo temporaneo, per stimolare la domanda in una fase negativa del ciclo economico. La maggior parte degli studi teorici basati su analisi di equilibrio parziale concludono che un credito di imposta permanente riducendo il costo del capitale di lungo periodo ne accresce il livello di equilibrio di lungo termine Questi modelli però non tengono conto dei potenziali effetti indiretti generati dalla policy che possono attenuare, a volte anche annullare, gli effetti espansivi della misura.
 

 
La qualità dei servizi pubblici migliora l’efficienza delle imprese
 
Diversi studi hanno messo in luce come nel Mezzogiorno la qualità dei servizi pubblici sia inferiore a quella che si registra nelle regioni centro settentrionali. Si tratta di servizi collettivi come i trasporti, l’istruzione, la giustizia, la sanità, quelli di supporto alle famiglie; molti di questi sono gestiti a livello locale.
Intervenire in questi settori non solo può migliorare la qualità della vita dei cittadini meridionali, ma può anche rendere il contesto socio-economico in cui operano le imprese più efficiente. In una fase in cui esistono stringenti vincoli per la finanza pubblica è bene valutare con estrema attenzione l’opportunità di utilizzare le poche risorse disponibili per agevolazioni che spesso hanno natura temporanea, il cui effetto è incerto e che possono generare una vasta gamma di effetti distorsivi, piuttosto che per migliorare la qualità di questi o altri servizi pubblici che possano accrescere la produttività e l’efficienza del sistema economico locale.

Articolo pubblicato il 08 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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