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Aziende confiscate alla mafia, nove su dieci falliscono
di Angela Michela Rabiolo

In Sicilia il 37% delle imprese sottratte in tutto il territorio nazionale alla criminalità (561 su 1.516). Grasso, procuratore nazionale antimafia: “Riutilizzo sociale di questi beni”

Tags: Mafia, Beni Confiscati, Riela Group



CATANIA - Il 30 aprile il Riela Group ha chiuso i battenti in attesa di iniziare le procedure di liquidazione ed è entrata quindi  a far parte di quelle nove aziende confiscate su dieci che falliscono sotto la gestione amministrativa. I 22 dipendenti invece sono stati messi in mobilità.

“Nonostante gli sforzi non riesce a stare sul mercato”, ha spiegato il prefetto Giuseppe Caruso, a capo dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc). Ribatte il direttore tecnico della Riela, Mario Di Marco: “Lo Stato è burocrate e non sa gestire le imprese. In questi anni abbiamo fatturato 8 milioni di euro e nessuno ci ha dato una mano. Prima di gennaio, l’azienda fatturava dai 130 ai 200 mila euro al mese. Adesso non arriviamo neanche a 50 mila. Ogni volta che ho una proposta, l’amministratore finanziario mi risponde di mandargli una mail perché deve farsi autorizzare e così passano sei mesi”.

Il Riela Group era una società di distribuzione e trasporto merci confiscata nel 1999 alla famiglia Riela appartenente al clan Santapaola. All’epoca della confisca era la quattordicesima azienda più ricca della Sicilia, con un fatturato di 30 milioni di euro e 250 dipendenti. Il declino è cominciato dieci anni fa, quando gli ex proprietari hanno cercato di riappropriarsi dell’azienda di famiglia, fondando il consorzio Se.Tra. Service che si è accaparrato tutti i clienti ed è diventato il principale creditore della società. Le procedure di liquidazione prevedono il pagamento dei creditori mentre i dipendenti che hanno investito quattro delle loro mensilità devono aspettare l’incasso dei cespiti.

I problemi che hanno portato alla liquidazione del Riela non sono nuovi alla gestione dei beni confiscati. Come sottolineato dal II rapporto dell’Anbsc, agenzia istituita nel 2010, l’esiguità di organico e l’eccessiva burocrazia, contro la quale il  codice antimafia cerca di mettere un freno, sono le difficoltà maggiori. Nel 2011 il 43,6% dei beni confiscati definitivamente si trova in Sicilia. Sono 1.516 le imprese confiscate di cui 561 nell’Isola (37,01%). Di queste, 483 sono in gestione e 78 invece ne sono uscite. La Sicilia fa parte poi delle sei regioni assieme a Campania, Lombardia, Lazio e Puglia dove si effettuano più confische di aziende. Da sole queste sei raggiungono il 95% del totale delle imprese sequestrate e poi confiscate. I settori di attività di tali imprese sono per il 27% impiegate nel commercio e nell’edilizia, 152 impegnate nel settore alberghiero o della ristorazione e 54 aziende, pari al 3,56%, sono imprese di trasporto come il  gruppo Riela.

Il commento di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia è comunque carico di speranza: “Oggi lo Stato è più forte della mafia. Negli ultimi tre anni e mezzo abbiamo sequestrato beni per 40 miliardi e confiscati per oltre 3 miliardi. Considerati i mezzi a disposizione i nostri uomini fanno miracoli. Quello che è importante è che il valore delle cose confiscate sia utilizzato socialmente”.
 

 
Approfondimento. Le novità introdotte dal codice antimafia
 
Per risolvere i problemi della gestione dei beni confiscati e dare ordine alle norme di riferimento, è entrato in vigore ad ottobre il decreto 159/2011, il codice antimafia.
Tra le novità, il termine per l’impugnazione della confisca nel procedimento di secondo grado, con la perdita di efficacia del provvedimento se la Corte di Appello non si pronuncia entro un anno e mezzo; l’introduzione della revoca della decisione definitiva sulla confisca di prevenzione, volta a consentire agli enti assegnatari dei beni confiscati di gestirli senza timore di doverli restituire; la disciplina dei rapporti con le procedure concorsuali, per risolvere questioni interpretative causate dalla mancanza di una specifica normativa in materia. I beni sequestrati o confiscati nel procedimento di prevenzione sono sottratti dalla massa attiva del fallimento e sono gestiti e destinati secondo le norme sul procedimento di prevenzione; la disciplina degli effetti fiscali del sequestro: l’amministratore assume la qualità di sostituto d’imposta, paga provvisoriamente le imposte relative ai beni sequestrati e alla fine della procedura, se i beni vengono restituiti, recupera nei confronti del proprietario.

Articolo pubblicato il 09 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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