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Quotidiano di Sicilia

Pericolo amianto nelle scuole. Bonifiche solo in 1 edificio su 100
di Luca Insalaco

Il 44% degli istituti costruito tra il 1961 ed 1980, anni in cui si faceva massiccio utilizzo dell’absesto. Di recente i Carabinieri hanno inviato indagini a Lampedusa e Casteldaccia

Tags: Scuola, Amianto, Sicurezza



PALERMO - Quando si parla di amianto il pensiero non può che correre alle categorie più vulnerabili e fragili e quindi ai potenziali rischi ambientali interni agli edifici scolastici. Secondo un dossier del Miur, datato 2009, le scuole nelle quali si registrerebbe ancora la presenza di amianto sono 2.400. Un dato presumibilmente approssimato per difetto, secondo il più recente rapporto scuola di Cittadinanzattiva.

“Il dato – si spiega nell’indagine del movimento a tutela dei consumatori - è spiegabile per il fatto che il 44% delle scuole siano state costruite tra il 1961 ed il 1980, anni in cui si faceva massiccio utilizzo dell’amianto per isolamenti termici ed acustici ed anche perché erano gli anni di un rilevante incremento demografico che imponeva che si costruissero tante scuole e in fretta”.
Se nel resto del Paese gli enti locali vanno prendendo sempre più coscienza dei rischi legati alla presenza di tale sostanza e contestualmente avviano operazioni di controllo, i comuni e le province dell’Isola continuano a sonnecchiare (magari trincerandosi dietro il consueto paravento della carenza di risorse).

Illuminante è tal riguardo l’ultimo rapporto “Ecosistema Scuola”, redatto da Legambiente sulla scorta dei dati provenienti dai comuni capoluogo e dagli enti-provincia, competenti per le scuole superiori. Dall’indagine emerge come il monitoraggio per verificare la presenza di amianto sia stato effettuato solo su due edifici su tre (il 66,67%). Nel 3,61% dei casi è stata certificata la presenza di amianto, ma l’azione di bonifica negli ultimi due anni è stata portata avanti soltanto sull’1,20% degli edifici, con uno 0,30% di casi  sospetti che incombono sulle teste e sul futuro dei ragazzi.

Di sospetto c’era, ben poco ad esempio, in un plesso dell’Istituto comprensivo di Lampedusa. L’edificio, in disuso, conteneva amianto particolarmente pericoloso perché non integro. Il plesso era accessibile a tutti e quindi anche ai ragazzi delle scuole elementari e medie che affollano i plessi siti nello stesso cortile. Dopo l’esposto di un genitore, i carabinieri del posto hanno avviato un’indagine. Sempre sulla più grande delle isole Pelagie i militari dell’Arma hanno sequestrato tre contenitori d’acqua in amianto posti sul tetto del Liceo scientifico “Ettore Maiorana”. I recipienti sono stati utilizzati per anni per rifornire d’acqua alcune aule dell’istituto.

Ancora nei giorni scorsi, solo per restare alla stretta attualità, i carabinieri di Casteldaccia hanno denunciato il sindaco Giovanni Di Giacinto per detenzione illecita di rifiuti pericolosi che costituiscono un potenziale rischio per la salute degli studenti. Nei locali dell’Istituto comprensivo della cittadina palermitana, infatti, i militari hanno riscontrato la presenza di pannelli in eternit oltre ad una guaina dismessa.

Se a questi dati si aggiungono quelli relativi all’attività di prevenzione dagli effetti del radon, il quadro si fa a dir poco sconfortante. Basti dire, infatti, che il monitoraggio sulla presenza della sostanza ha interessato solo il 33% degli edifici siculi.
 

 
I rischi per la salute umana e i suoi ingenti costi sociali
 
La pericolosità dell’amianto per la salute umana deriva dalle dimensioni infinitesimali delle sue fibre (una fibra è 1.300 volte più sottile di un capello umano) che le rendono impercettibili, nonché dall’estrema volatilità che si traduce in facile inalabilità. Le polveri di asbesto se respirate, possono determinare danni gravi, spesso irreversibili, principalmente a carico delle vie respiratorie e patologie come l’asbestosi, il cancro polmonare, ed il mesotelioma. Il periodo di incubazione della malattia può raggiungere anche i 25 anni. Il suo costo sociale va dai 200 ai 300 mila euro per individuo. Alle spese per i frequenti ricoveri - in media 40 mila euro - si sommano quelle per l’acquisto farmaci e per le indennità di accompagnamento. Nel nostro Paese l’uso dell’amianto è stato bandito dalla Legge n. 257 del 27 marzo 1992 e dal 1993 ne è stata vietata l’importazione, l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione. Nonostante ciò, tracce di asbesto sono ancora rinvenibili in abitazioni, imprese, edifici pubblici e scuole. A livello nazionale si calcola una produzione di materiali contenenti amianto pari a circa 30 milioni di tonnellate, per una media di circa 0,52 t/ab (tonnellate per abitante).

Articolo pubblicato il 15 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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