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Termini Imerese, le banche non concedono prestiti a Dr Motor
di Antonio Casa

Operai ex Fiat occupano due uffici a Termini. Continua a tenere banco la vicenda dello stabilimento di produzione auto chiuso ufficialmente a dicembre. Di Risio ha un’esposizione di 60 milioni verso gli istituti e creditori, non convince la scelta di Invitalia

Tags: Massimo Di Risio, Dr Motor, Fiat, Termini Imerese



TERMINI IMERESE (PA) – Nei giorni scorsi, Mario Monti ha sottolineato, qualora ce ne fosse bisogno, la presenza di una forte tensione sociale nel Paese. La Sicilia non ne è immune anche se il premier ha dimenticato di citare le responsabilità del precedente governo nell’aver consegnato un’intera area produttiva nelle mani del nulla. A Termini Imerese, ex polo produttivo della Fiat che a fine dicembre ha preso armi e bagagli ed è sparita, la tensione è palpabile al punto da sentirne la presenza ad ogni piè sospinto. La Dr Motor di Massimo Di Risio, scelta accuratamente in una short-list da Invitalia, l’advisor del ministero dello Sviluppo economico, avrebbe dovuto prendere il posto della multinazionale torinese già a gennaio, ma naviga in cattive acque e non è ancora entrata a Termini.

Accade così che ieri le tute blu di Termini abbiano occupato simbolicamente due banche, dopo aver compiuto la stessa operazione con l’Agenzia delle Entrate.

A Termini Imerese monta la disperazione tra gli operai orfani di Fiat e con un nuovo proprietario che non sembra tuttora in grado di soddisfare le richieste di rilancio del polo. Ieri mattina, dopo l’assemblea dei lavoratori in piazza Duomo, un centinaio di operai ex Fiat ha occupato pacificamente una filiale di Unicredit di Termini. Un altro gruppo, intanto, ha occupato gli uffici di Intesa San Paolo. Non è escluso, hanno commentato fonti sindacali, che ci sia un’ulteriore occupazione della sede della Monte dei Paschi di Siena.

Si tratta, ovviamente, di un’iniziativa simbolica che mira a concentrare l’attenzione sui tre istituti di credito che sono particolarmente restii a concedere il prestito alla Dr Motor di Di Risio, l’imprenditore molisano che senza l’appoggio delle banche non potrà mai sostenere la spesa per la ristrutturazione del polo. Basta ricordare che in Sicilia ci sono già i soldi promessi dal governatore Lombardo – pari circa 178 milioni di euro – ma mancano gli altri necessari per avviare un’operazione complessiva di riconversione dello stabilimento che dovrebbe ammontare a circa 340 milioni di euro.

Neanche le banche hanno completamente torto. La Dr non naviga in ottime acque – a Macchia d’Isernia, sede dello stabilimento principale, gli operai sono in cassa integrazione – avendo un’esposizione debitoria pari a 60 milioni verso banche e fornitori. In previsione ci sarebbe un nuovo socio, ma è tutto da vedere.
In ballo, tra queste cifre milionarie, ci sono sempre 2.200 operai che rischiano di venire licenziati alla fine di dicembre se le cose dovessero restare così. Infatti alla scadenza della cassa integrazione la Fiat potrebbe tranquillamente liquidarli.
 

 
Reazioni. Raffaele Lombardo: “Abbiamo fatto la nostra parte”
 
PALERMO - Sulla vicenda della ex Fiat di Termini Imerese “abbiamo fatto fino in fondo tutta la nostra parte. Se il Governo spendesse una parola perché si assicurasse un po’ di credito alla Dr, magari rivedendo il piano occupazionale, giocando con i meccanismi di tutela, il quadro reggerebbe di più e si potrebbe partire. Sono fiducioso comunque che il governo nazionale farà la propria parte”. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, a margine dei lavori d’apertura del “Forum interistituzionale - Quali nuove politiche europee di fronte ai cambiamenti nel Mediterraneo e nel mondo” in programma fino ad oggi a Palazzo Abatellis, a Palermo, nell’ambito delle manifestazioni per i 66 anni dell’autonomia siciliana.

Articolo pubblicato il 15 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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