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Quotidiano di Sicilia

Crescono le rimesse degli stranieri in Italia
di Luca Insalaco

Catania al 7° posto in Italia con 156.000 euro. Nel 2011 un capitale da 7,4 miliardi di euro (equivalente allo 0,47% del Pil nazionale) è emigrato verso l’estero. Il 70% dei soldi guadagnati dagli extracomunitari nella provincia etnea arriva in Cina

Tags: Lavoro, Extracomunitari



PALERMO – Crescono le rimesse degli stranieri verso i loro Paesi di origine. Nel 2011 ben 7,4 mld di euro sono migrati dal nostro Paese verso l’estero, passando attraverso i normali canali di intermediazione finanziaria. Si calcola che l’importo complessivo del denaro in uscita dall’Italia equivalga allo 0,47% del Pil nazionale. Un ingente patrimonio, frutto del lavoro degli immigrati che non dimenticano i familiari rimasti in patria. Basti pensare che i cinesi che abitano in Italia mantengono qualcosa come 800mila connazionali.

I dati, ottenuti da una ricerca condotta dalla Fondazione Leone Moressa (su dati della Banca d’Italia e dell’Istat), evidenziano l’aumento del 12,5% delle rimesse rispetto al 2010. In crescita è anche il valore delle rimesse calcolate a livello procapite: mediamente ogni straniero invia nel proprio Paese di origine circa 1.600 euro annui, in aumento rispetto ai 1.552 euro registrati nel 2010. La metà delle rimesse arriva in Asia, con la Cina a farla da padrone.
Con 2 mld di euro, Roma guida la classifica delle province dalle quali defluisce il maggior volume di soldi, seguita da Milano, Napoli e Prato.

La prima provincia siciliana è Catania (7° posto) con 156.095 euro, il 70% dei quali arriva in Cina. Segue, staccata, Palermo con 55.540 euro, le cui destinazioni principali sono il Bangladesh e la Romania. Terza è Messina, con 32.303 euro, con una metta prevalenza dei flussi verso la Romania. Fanalino di coda dell’Isola, invece, è Enna, con appena 4.161 euro, la metà dei quali porta un indirizzo rumeno.

“Le rimesse dagli stranieri – spiegano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa - rappresentano un cruciale fattore di garanzia e di crescita per le economie in via di sviluppo. Occorre considerare il migrante come un soggetto artefice dell’allocazione efficiente delle risorse nei paesi più arretrati”.

Secondo gli analisti, l’aumento del volume delle rimesse è spiegabile anche con la riduzione del costo delle operazioni di money transfert, un servizio divenuto più trasparente e competitivo. Resta il rammarico per la fuga all’estero di capitale che non ha dato alcun contributo alla crescita della nostra economia.

“Per poter contare su queste risorse per i consumi interni e per i processi di investimento – si sottolinea nello studio - serve che gli immigrati siano nelle condizioni di costruire un progetto di vita nel nostro Paese, anche attraverso la realizzazione di un percorso complessivo di integrazione sociale, economica e lavorativa”.

Articolo pubblicato il 15 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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