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Territorio, lÂ’assessorato mangia assessori
di Rosario Battiato

Nell’ultimo anno e mezzo tre delegati sono andati via, sempre per ragioni di opportunità politica. Ora lascia anche Di Betta. La sede di via la Malfa appannaggio di Fli. Che fine faranno i progetti annunciati dall’uscente?

Tags: Sebastiano Di Betta



PALERMO – Anche Sebastiano Di Betta, che tanto aveva fatto sperare in termini di adeguamento dei canoni di concessione e di difesa delle risorse naturali isolane, non ha retto alla maledizione. Si tratta dell’ultima vittima del terribile posto di assessore Territorio e ambiente che in Sicilia ha falcidiato nomi su nomi come una specie di peste bubbonica della politica. C’è un elenco succulento di ex assessori che riassume in piccolo tutti i passaggi dell’ultimo decennio della vita politica isolana. Ci troviamo di tutto tra politici novelli, vecchi volti del democristianesimo made in Sicily, autonomisti ante litteram, e un campionario, davvero vario, di figure di passaggio o tecnici in prestito.

Andando a pescare negli annali degli ultimi assessori all’Ambiente andiamo a trovare Bartolo Pellegrino, Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro, Calogero Sparma, Sebastiano Di Betta. Si dirà: avvicendamenti che comunque interessano, data la turbolenta vita politica isolana, tutti gli assessorati. Eppure non è proprio così, perché l’assessorato Territorio e ambiente è quello che in assoluto ha mietuto più vittime.

La storia dell’addio di Di Betta sembra ripercorrere, almeno nelle sue linee superficiali, l’epilogo, nel novembre scorso, dell’assessorato di Gian Maria Sparma, che si era dimesso ufficialmente per motivi personali, anche se in realtà di trattò di ragioni strategiche in quanto il suo nome pare fosse legato ad esponenti ex finiani poi riconfluiti nel Pdl dopo una breve permanenza in Fli. Dai notisti politici l’arrivo di Sebastiano Di Betta era stato pertanto indicato come ovvia richiesta di Fli di avere un posto in giunta di governo. Un addio che si era consumato con tutti i convenevoli del caso – dimissioni e strette di mano -  ma con una novità, quella del neo incaricato Sebastiano Di Betta, destinata a durare poco più si sei mesi. Attendendo le motivazioni sottese di questo passaggio possiamo tuttavia dire che la storia si ripresenta.

Al di là delle alchimie politiche ci si interroga sul senso di rotazione – le dimissioni sono solo una pratica elegante che evita il siluramento per logiche superiori – alla guida di un assessorato così vitale. Che questo posto sia merce di scambio, o che ci sia dell’altro, è comunque poco rispettoso dei siciliani.

Proprio l’ultimo assessore Sebastiano Di Betta, dimessosi ieri, e sostituto di Sparma nominato nel Lombardo quater, si era presentato con un programma innovativo, ma purtroppo largamente inevaso. Secondo l’ex neo assessore al Territorio e ambiente c’era da lavorare sugli immobili nei demani forestali (ad esempio nella cartina delle Aziende Foreste Demaniali ci sono circa 39 rifugi che il Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali ha riadattato a fini turistico-ricreativi, mettendole a disposizione dei cittadini) la cui gestione avrebbe potuto fruttare fino a 300 milioni di euro all’anno se concessi a privati interessati a investire. Poi c’era l’operazione in corso dell’adeguamento dei canoni dei beni demaniali siciliani a quelli nazionale, operazione largamente promozionata da Di Betta, ma rinviata dal governo regionale al 2015.

Ancora è presto per capire cosa offrirà il futuro assessore, ma visti i tempi medi di permanenza in via Ugo La Malfa difficilmente le promesse potranno essere mantenute.

Articolo pubblicato il 18 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Sebastiano Di Betta, l'ex assessore regionale Territorio e ambiente
Sebastiano Di Betta, l'ex assessore regionale Territorio e ambiente