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Quotidiano di Sicilia

Un piano di sviluppo per politica e istituzioni
di Giovanna Naccari

Forum con Antonello Montante, presidente Confindustria Sicilia

Tags: Antonello Montante, Confindustria



Confindustria Sicilia ha fatto una battaglia sulla legalità con il presidente uscente Ivan Lo Bello, che ha visto anche Lei in primo piano. Oggi qualcosa sta cambiando?
“Qualcosa sta cambiando, ma per capirne la portata dobbiamo guardare indietro. Erano anni difficili. Quando io e Ivan Lo Bello ci siamo insediati, io ero presidente di Confidustria Caltanissetta, gli imprenditori scappavano dalla Sicilia perché non c’erano le condizioni per attrarre investimenti. Ricordo l’illegalità diffusa e uscivamo da arresti di colleghi a capo di associazioni industriali. Abbiamo cominciato a creare le condizioni minime per attrarre le aziende, ovvero ripristinare la legalità, quella che io chiamo la normalità che esiste altrove. L’imprenditore non cerca finanziamenti, ma condizioni di vantaggio come sburocratizzazione, semplificazione e nessuna imposizione da parte di qualsiasi organizzazione che sia la politica o le mafie. Se l’imprenditore ha interessi chiari e trasparenti, dobbiamo orientarlo al libero mercato, evitando la concorrenza sleale di chi è competitivo perché trova lavoro e velocizza le pratiche con l’aiuto di organizzazioni illecite. Questo è il ruolo di Confindustria. Agli imprenditori allora abbiamo detto che se non avessero denunciato i condizionamenti, li avremmo messi fuori dall’associazione; questo ha fatto scalpore, ma era l’unico modo per far capire che bisognava fare una scelta di campo. Oggi non abbiamo risolto tutti i problemi, ma abbiamo affermato il ruolo di Confindustria di orientamento alle imprese sane e l’importanza del libero mercato. Continuiamo a parlare di legalità, abbiamo portato in Sicilia il ministro degli Interni, la presidente Marcegaglia e continueremo a portare le Istituzioni dello Stato per dare messaggi forti al territorio”. 

Quali sono le necessità delle imprese siciliane?
“Abbiamo bisogno di lavoro. Dobbiamo mantenere le aziende che abbiamo e salvaguardare le eccellenze. E dobbiamo attrarre investimenti”.

Cosa occorre?
“La Sicilia deve dotarsi di un piano industriale. Se chiami gli investitori, devi dire loro cosa è possibile fare e cosa non lo è. Come presidente di Confindustria Sicilia ritengo necessario un piano industriale che guardi a quattro macrosettori, ovvero turismo e beni culturali, ricerca sull’energia solare, agroalimentare e infrastrutture. Per l’industria del turismo e dei beni culturali occorre pensare come mettere a reddito ciò che già abbiamo. Penso ai monumenti, al paesaggio, alla nostra base logistica nell’area del Mediterraneo.
L’altro settore è la ricerca sull’energia pulita. Sfruttiamo il raggio solare al 10 per cento, mentre gli altri paesi stanno investendo in ricerca sullo sfruttamento al 20 per cento. Servirebbero pochi contratti di programma per questi investimenti. Immaginiamo cosa accadrebbe se arrivassimo primi nella ricerca. Sull’agroalimentare la Sicilia può dare lezioni di eccellenza al mondo, ma non sappiamo commercializzare i prodotti. I potenziali acquirenti che arrivano dall’estero spesso lamentano la mancanza di organizzazione. Dobbiamo lavorare su questo aspetto e dobbiamo organizzare Expo, grandi fiere dedicate alle eccellenze perché attraggono risorse, forme di partenariato.
L’ultimo settore riguarda le infrastrutture, fondamentali per lo sviluppo di un territorio. Il piano industriale esiste in Lombardia, Veneto, Marche, Marocco. La politica, le Istituzioni facciano in Sicilia un piano industriale per cominciare a cambiare, così come Confindustria ha iniziato con il codice etico”.
 
Il piano industriale che chiede Confindustria, basta da solo allo sviluppo della Sicilia?
“Da solo non basta. Accanto al piano industriale ritengo importante avere un minimo di regole per una politica migliore. Penso ad un codice etico unico e chiaro per tutti i partiti. Un codice che sia trasparente per i cittadini. La politica deve mettersi in discussione, deve capire che la Sicilia sta cambiando, che i siciliani stanno cambiando e che il Paese sta cambiando. Gli investitori arrivano quando ci sono condizioni di serietà istituzionale, quando la politica è forte e i governi tengono”.

C’è un appello urgente che vorrebbe lanciare alla politica regionale?
“Ci trasciniamo i problemi da cinquanta anni ed è difficile risolverli subito. Oggi però dico ai politici, indipendentemente da quando si andrà al voto, di farsi ricordare per le cose buone che faranno negli ultimi sei mesi. Chiedo azioni forti che non puntino solo al consenso elettorale perché si andrà al voto, ma iniziative che facciano capire ai siciliani che i sacrifici che dobbiamo fare serviranno a dare la speranza di un futuro ai giovani e alle imprese: alle imprese, affinché non scappino via e affinché ne arrivino tante altre. E ai giovani affinché si riavvicinino alla politica perché oggi c’è molta disaffezione”.
 
Malaburocrazia e difficoltà di accesso al credito sono due problemi su cui puntano il dito le imprese.
“Il 40 per cento degli investitori esteri non vuole venire in Sicilia e in Italia per le mafie. E il 49 per cento sostiene di non venire per la malaburocrazia. è assurdo, significa che le imprese hanno più timore dell’amministrazione pubblica. Sulle banche sono critico. Hanno utilizzato fondi della Bce che avrebbero dovuto ribaltare alle imprese. Lo hanno fatto per risanare i bilanci e salvaguardare i risparmi, ma una quota parte avrebbero dovuta girarla alle imprese. Inoltre per l’accesso al credito sono molto chiuse e si trincerano dietro al rating. Almeno a livello nazionale è passata la norma sul rating proposta da Confindustria”.

Come sono i rapporti con il governo regionale?
“Al governo abbiamo proposto la creazione di un fondo di garanzia di 400 milioni di euro attraverso il patrimonio immobiliare della Regione non messo a reddito, destinato in quota parte in garanzia per le banche in caso di imprese che hanno mercato, ma soffrono di liquidità. Il governo ha accolto la proposta, ma ha previsto il fondo di garanzia solo per gli investimenti nel settore energetico. In questo modo la norma è zoppa perché si pensa a chi dovrà investire e non a chi c’è già. Se aggiungiamo i ritardi dei pagamenti di enti e pubbliche amministrazioni alle imprese, ci rendiamo conto che viviamo un dramma. Siamo cercando una soluzione con il ministro dello Sviluppo economico, Passera per allineare i pagamenti alla media europea, entro 60 giorni. E poi al Sud abbiamo anche il problema del rischio di impresa, per noi alto, del costo del denaro elevato. Un altro dramma che non riusciamo a far capire alle banche”.
 

 
Curriculum Antonello Montante
 
Antonello Montante è nato a San Cataldo il 5 giugno 1963. Cavaliere del lavoro dal 2008, è presidente del Gruppo Montante e delle aziende collegate. è presidente della Cciaa di Caltanissetta. è stato presidente dei giovani industriali di Caltanissetta e componente della giunta nazionale in rappresentanza di tutta la categoria. è presidente di Confindustria Caltanissetta e delegato del presidente nazionale di Confindustria ai rapporti con le istituzioni preposte al controllo del territorio. Da aprile è presidente di Confindustria Sicilia.

Articolo pubblicato il 19 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Antonello Montante, presidente Confindustria Sicilia
Antonello Montante, presidente Confindustria Sicilia