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In Sicilia 380 manager licenziati in 4 anni
di Redazione

La crisi non risparmia nemmeno i dirigenti. Sabato si sono riuniti in 300 per fare il punto della situazione e per eleggere il presidente che li rappresenterà. Nel giro di un anno il 50% di loro riesce a trovare un nuovo incarico con la stessa mansione
 

Tags: Dirigenti, Luigi Cim├▓



PALERMO - Al centro dei lavori dei 300 manager associati che si sono riuniti sabato a Palermo c’è stata la difficile situazione economica e sociale che colpisce tutto il Paese, ma in particolare la Sicilia e anche i manager. Infatti, anche i dirigenti come tutti gli italiani sentono il peso di quanto sta accadendo. Dal 2008 al 2011 in Sicilia nel settore privato sono stati licenziati 380 dirigenti e altri 43 si sono aggiunti nei primi quattro mesi del 2012. Di questi ben 281 sono di Palermo e altri 32 si sono aggiunti solo nei primi quattro mesi del 2012. Una volta licenziati per tutti la strada è in salita.

Nel giro di alcuni mesi, massimo un anno, il 50% circa ritrova un incarico come dirigente, per gli altri incarichi come quadro (4%) o di tipo consulenziale 33% o imprenditoriale 11%. Tra questi non pochi (10% circa) quelli che non riescono a raggiugere un reddito seppur minimo e quindi di fatto permangono disoccupati senza alcun sostegno tipo cassaintegrazione (che per i dirigenti non c ‘è), se non quanto ricavabile da alcuni ammortizzatori contrattuali.

"L ‘economia della regione - dice Luigi Cimò, presidente uscente di Manageritalia Palermo - già poco competitiva in questo periodo di profonda crisi, sta mostrando la corda, soprattutto in alcune realtà territoriali e Palermo è tra queste. Tutto questo, mentre abbiamo bisogno che le tante e virtuose realtà imprenditoriali medio piccole e piccole della regione trovino modalità per competere efficacemente grazie a una vera e solida gestione manageriale e alla capacità di agire insieme in rete o comunque collaborando per aggredire i mercati nazionali e globali.

Quindi, i dirigenti, sempre licenziabili per contratto, hanno in questi ultimi anni visto notevolmente aumentare la difficoltà di ricollocarsi. Un problema che alla luce della recente riforma pensionistica e dell ‘innalzamento dell ‘età pensionabile diventa ancora più serio e che oltre che personale e sociale è anche economico, vedendo disperdere valide professionalità delle quali la nostra economia avrebbe tanto bisogno. Forse la vera soluzione, supportata dagli incentivi, è un‘altra ed è culturale.

Aiutare i manager a gestire sempre più attivamente il loro sviluppo professionale e la loro ricollocazione, ma anche e soprattutto far sì che le tante imprese ancora prive di presenza manageriale, soprattutto le pmi, capiscano che devono avvalersi di queste preziose risorse che, proprio perché esperte e capaci di dare un forte contributo a competitività e crescita, divengono indispensabili per stare sul mercato e competere con successo”.

Articolo pubblicato il 22 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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