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Crediti Pa, arriva plafond da 10 miliardi
di Patrizia Penna

Sarà costituito dall’Abi e renderà possibile per le Pmi l’anticipazione del credito o la cessione dello stesso. La certificazione non sarà rilasciata alle regioni, come la Sicilia, sottoposte a piani di rientro

Tags: Pubblica Amministrazione, Imprese



ROMA - È giunta nella giornata di martedì la notizia dell’accordo raggiunto sullo smobilizzo dei crediti vantati dalle Pmi nei confronti della Pubblica Amministrazione. Il presidente di Rete Imprese Italia, Marco Venturi, ha firmato il protocollo sulla base del quale l’Abi promuoverà la costituzione di uno primo plafond, “Crediti PA”, di ammontare minimo pari a 10 miliardi. Il plafond potrà essere usato per ottenere l’anticipazione del credito o la cessione dello stesso.

La firma del protocollo è stata resa possibile dalla presentazione di quattro decreti da parte del Governo: due sulla certificazione dei crediti delle aziende, con lo Stato e con gli enti locali, uno sulla compensazione e un altro per l’utilizzazione del Fondo Centrale di Garanzia, che garantiràminimo il 70% degli anticipi che le banche concederanno alle aziende. Rete Imprese Italia ha espresso apprezzamento anche per la disponibilità delle banche di favorire il recupero della liquidità per le imprese valorizzando il ruolo del Fondo Centrale di Garanzia. Ma come sempre accade un questi casi, non è sempre oro tutto quello che luccica e già nella giornata di ieri si sono registrate le prime reazioni a quello che sembra un provvedimento a luci ed ombre: “Sul pagamento dei fornitori delle Asl il Governo ha assunto decisioni solo in parte positive. Da un lato infatti sono stati approvati i decreti che consentiranno ai fornitori di ottenere anticipi bancari su larga parte dei crediti certificati. Dall’altro si è optato per l’ennesimo rinvio del riparto del Fondo sanitario nazionale, accentuando così i già evidenti problemi di cassa di numerose Aziende sanitare ed Ospedaliere che sono alla base dei ritardati pagamenti’’. Così il presidente della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (FIASO), Giovanni Monchiero, ha commentato commenta l’approvazione dei decreti sui crediti d’impresa verso la PA e lo slittamento del riparto del Fondo.

“I provvedimenti del Governo, che attendiamo di esaminare nel dettaglio - commenta Monchiero- rappresentano un significativo passo in avanti verso la soluzione di un problema che investe soprattutto le aziende sanitarie e che rischiava di incrinare i rapporti tra queste e i loro fornitori’’.

“Ancora una volta le imprese siciliane sono retrocesse in serie B rispetto al resto del Paese: non potranno usufruire, infatti, dell’opportunità introdotta dal governo nazionale di recuperare direttamente i crediti con la pubblica amministrazione” dice il segretario regionale della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa. “I quattro decreti del governo nazionale che permettono alle imprese di recuperare direttamente i crediti con la pubblica amministrazione – aggiunge – escludono infatti la possibilità di certificare i debiti per le regioni sottoposte a ‘piani di rientro’, e fra queste vi è la Sicilia. Se questa impostazione fosse confermata saremmo di fronte ad un danno gravissimo per le imprese dell’Isola, che vantano oltre 3,5 miliardi di crediti da tutta la pubblica amministrazione, gran parte dei quali dalla Regione e dai suoi enti”. “Facciamo appello alla classe politica siciliana– conclude Filippello – a partire dai parlamentari nazionali: se ci siete, battete un colpo e fate sentire la vostra voce a difesa dell’economia e delle imprese della Sicilia”.

Polemica anche la senatrice Adriana Poli Bortone, presidente di Grande Sud: “I decreti ministeriali rivolti allo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese verso la Pubblica Amministrazione determinano disparità di trattamento fra le aziende italiane a seconda della loro collocazione geografica. In base all’articolo 13 della legge di stabilità 183 del 2011, al comma 3 ter, - spiega Poli Bortone - la certificazione non può essere rilasciata, a pena di nullità, dagli enti locali commissariati e dalle regioni sottoposte ai piani di rientro dei deficit sanitari. Come dire: le regioni del centro e del sud, già pesantemente colpite dalla crisi”.
 

 
Unimpresa: “Per le micro e piccole aziende nessun beneficio”
 
“L’intervento varato dal Governo volto a sbloccare i crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione è un primo passo da tenere in considerazione e certamente rappresenta una boccata d’ossigeno per l’economia italiana. Ma il pacchetto non basta, anzi potrebbe rivelarsi inutile, per le micro aziende che con l’apparato statale non lavorano”. è il commento del presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, secondo il quale “per le micro e piccole imprese c’è bisogno di altro: servono soprattutto garanzie di un programma volto ad abbattere la pressione fiscale e servono nuove norme che ristabiliscano una tregua tra i contribuenti e l’amministrazione finanziaria”. “Nei prossimi giorni - aggiunge - presenteremo una nostra proposta articolata che invieremo anche al premier, Mario Monti, al quale chiederemo complessivamente di ridare fiducia al Paese, di assicurare un futuro ai giovani e, soprattutto, di sconfiggere il clima di tensione sociale che oggi si tasta con mano in tutta Italia. Ringraziamo il Governo per quanto fatto oggi, ma lo invitiamo ad andare avanti senza perdere tempo”.

Articolo pubblicato il 24 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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