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Giovani, cresce il consumo di alcol ma in Sicilia non c’è alcun allarme
di Roberto Quartarone

Lo dice un rapporto stilato in Svizzera: la media è di tre bicchieri a sera

Tags: Alcol, Giovani



PALERMO - Non basta più né l’obbligo per l’etilometro nei bar né i controlli continui della polizia nelle strade. Se diamo credito allo studio sostenuto dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica e conodotto dall’équipe per le dipendenze di Losanna, che ha prodotto il rapporto “Alcohol in Europe”, i giovani del Vecchio Continente bevono molto di più rispetto al passato, fino al doppio.

In realtà, le statistiche del ministero della Salute italiano e dell’Istat indicano che ancora, per lo meno in Sicilia, non c’è alcun allarme. Il QdS se n’è occupato con due servizi (il 7 marzo e il 3 maggio scorsi) e l’unico punto veramente dolente è l’aumento - seppur contenuto e comunque in misura minore della media nazionale - del binge drinking, quel fenomeno che individua nel bere troppo in troppo poco tempo un problema grave per la salute.

Eppure, a livello europeo l’alcol sta diventando una piaga sociale. In base ai dati rilevati, i giovani consumano il doppio di alcol di quanto si riteneva finora. Si calcola che il sabato sera un ragazzo può arrivare a bere fino a due litri di birra.
L’indagine è stata svolta su un campione di 86 uomini e 97 donne tra i 19 e i 26 anni, monitorati per cinque fine settimana. I risultati sono sorprendenti: la disparità tra le indicazioni fornite via cellulare e quelle riportate nel formulario hanno evidenziato un consumo doppio delle prime rispetto a quelle dichiarate nel questionario.

Nel complesso, relativamente alle 1441 serate monitorate, il consumo medio era di quasi tre bicchieri a persona per sera, con un marcato aumento il sabato. È stata messa in risalto anche l’abitudine di bere in casa, comprando al supermercato gli alcolici, per poi uscire, evitando così di spendere grosse cifre nei locali.

Da più parti, infine, si sottolinea come questo rapporto possa essere affidabile perché le precedenti statistiche facevano riferimento a dati passati e quindi sottostimavano l’impatto del fenomeno.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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