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Acqua, in Sicilia il vero problema è legato alla cattiva distribuzione
di Liliana Rosano

L’ultimo rapporto Istat conferma la difficile erogazione nei domicili e la diffidenza sulla qualità. A disposizione circa 250 litri al giorno a testa per usi civili, nel Lazio 50 l. in più

Tags: Acqua, Servizio Idrico



CATANIA - Un bene prezioso e comune, l’acqua per i siciliani diventa una risorsa non sempre accessibile. Un paradosso per l’Isola che sembra non avere sufficienti risorse d’acqua potabile.
Sarà per il territorio arido, sarà anche perché in Sicilia (insieme alla  provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Valle d’Aosta, e Sardegna), l’acqua utilizzata nelle reti comunali di trasporto e distribuzione proviene esclusivamente da risorse interne, di fatto i cittadini lamentano sia disservizi nell’erogazione che nella qualità dell’acqua potabile e fanno scorta di bottiglie minerali.

Complessivamente, secondo i dati del Rapporto 2012 Istat, nel 2011 il 17,4 delle famiglie siciliane lamenta disservizi nell’erogazione. All’opposto, appena il 4,5 per cento delle famiglie del Nord segnala il problema, con valori minimi nelle provincie autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente, 1,7 e 1,4 per cento).

Considerando la percezione dei cittadini in merito alla qualità dell’acqua di cui possono disporre grazie ai servizi offerti dalle amministrazioni locali, nel 2011 la diffidenza nel bere acqua di rubinetto si manifesta ancora elevata nel Paese: nel 30 per cento delle famiglie almeno un componente dichiara di non fidarsi a berla. Tale sfiducia raggiunge i livelli più elevati in Sicilia (oltre il 60 per cento delle famiglie), Sardegna (53 per cento) e Calabria (48 per cento).

Le famiglie più diffidenti (37 per cento dei casi) si concentrano nei comuni di medio-piccola ampiezza demografica (2.000-10.000 abitanti), mentre le famiglie dei centri più grandi (oltre i 50 mila abitanti) condividono con quelle residenti nelle aree metropolitane una maggiore fiducia verso la qualità dell’acqua che arriva alle abitazioni e solo una famiglia su cinque non si fida a berla.

Se nel 2010 quasi una famiglia siciliana su tre dichiara di non sentirsi sicura a bere acqua del rubinetto, quasi il doppio (61,8 per cento) acquista comunque acqua minerale. In questi ultimi anni si registra un contenimento della scelta di acquistare acqua minerale tra le famiglie del Nord, mentre il 65,7 per cento di quelle che abitano nel Mezzogiorno (Sicilia in testa) acquista acqua minerale, sette punti in più rispetto alle famiglie del Nord. La spesa media mensile delle famiglie siciliane per l’acquisto di acqua minerale è pari a 19,50 euro, senza riduzioni rispetto all’anno precedente, quando la spesa media mensile delle famiglie per questa tipologia di acquisto (19,71 euro) risultava di poco inferiore a quella equivalente sostenuta per il servizio di acqua potabile nelle abitazioni, pari a 20,83 euro. Le famiglie siciliane sono quindi disposte a raddoppiare la spesa sostenuta per l’approvvigionamento idrico al fine di garantirsi una presunta migliore qualità dell’acqua da bere.

Tale atteggiamento, pur oggettivamente non proprio economico, testimonia una percezione piuttosto diffusa da parte dei cittadini di cattiva qualità dell’acqua potabile della quale possono disporre.
Sempre secondo i dati Istat, in Sicilia circa 250 litri per abitante al giorno nel 2008 era destinata ad uso civile contro i 300 litri del Lazio. Questo testimonia che per i siciliani c’è meno acqua a disposizione anche perché, come dicevamo, la Sicilia non effettua scambi di acqua a uso potabile con altri territori.
 

 
La dispersione complessiva è di circa il 39 per cento
 
CATANIA - Nel 2008, a fronte di una disponibilità idrica per uso civile di oltre 9 miliardi di metri cubi, l’erogazione complessiva di acqua è stata di 5,5 miliardi di metri cubi. La dispersione complessiva (dal prelievo alla distribuzione) è di circa il 39 per cento (3,5 miliardi di metri cubi di acqua a uso potabile pari a circa 160 litri per abitante al giorno): quella attribuibile alle dispersioni della rete comunale di distribuzione dell’acqua potabile (cioè alle inefficienze quantificabili nei volumi di risorsa idrica immessa nella rete che però non raggiungono l’utenza finale) supera di poco il 32 per cento (2,6 miliardi di metri cubi, pari a poco più di 119 litri pro capite al giorno).
Le inefficienze di rete più rilevanti si riscontrano nelle regioni del Mezzogiorno (40 per cento, in media, al Sud e 38 per cento nelle Isole), con dispersioni pari o superiori al 46 per cento rispettivamente in Sardegna e Puglia e oltre al 43 per cento in Abruzzo e Molise, a segnalare una complessiva inefficienza dell’impiego delle risorse investite. Particolarmente grave appare la situazione della Sardegna che si colloca al primo posto nell’ordinamento della spesa corrente pro capite destinata al settore.

Articolo pubblicato il 27 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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