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Formazione, aria di licenziamenti. Tutto ruota attorno all’Avviso 20
di Michele Giuliano

Non tutti e 10 mila i formatori del settore rientreranno al lavoro con il nuovo piano formativo. Per la Cisl troppi lavoratori: “Per l’equilibrio del sistema non più di 5.000 dipendenti”

Tags: Formazione, Ludovico Albert, Avviso 20



PALERMO - Tutto ruota attorno all’Avviso 20: da lì si conteranno “i morti e i feriti”. Ma già i sindacati sanno che inevitabilmente salteranno delle “teste”. E stiamo parlando dei lavoratori degli enti di formazione, quelli con un contratto a tempo indeterminato. La stima si aggirerebbe attorno al migliaio di licenziamenti, cioè significa un abbondante 10 per cento delle piante organiche dei vari enti di formazione siciliana in circolazione.

Già circolano le prime indiscrezioni sugli enti che non saranno ammessi e il loro destino sembra già segnato anche se ancora si attende il definitivo via libera dell’Avviso 20 da parte della Corte dei Conti. Licenziamenti che la Cisl definisce “dolorosi ma necessari” per un settore affollato di enti con “truppe” di formatori al loro seguito e programmi obsoleti: ma l’Europa esige si rispetti l’obiettivo dell’inclusione sociale, che passa anche dai saperi somministrati da un efficiente servizio di formazione professionale. Inoltre, bisogna letteralmente fare i conti con la razionalizzazione della spesa regionale. In altri termini, il contesto attuale non risparmia alla formazione professionale siciliana il suo riordino.

“Da tre anni la Cisl siciliana chiede al governo regionale di impegnarsi affinché le prestazioni del sistema formativo siciliano siano le stesse del resto d’Italia - spiega Giuseppe Denaro, segretario Cisl Scuola Catania-. Perché la formazione professionale funziona nel resto d’Italia e in Sicilia no? Il primo passo verso prestazioni uguali alle altre regioni è di reggere l’intero sistema su non più di 5.000 unità lavorative, invece delle attuali 10.000”.

Parole sacrosante che in realtà sono state ripetute in questi anni in tutte le salse. Ora però che i cordoni della borsa del governo regionale si sono davvero ristretti il nodo è arrivato, come si suol dire, al pettine. Al momento il sistema formativo ha sul groppone qualcosa come 10 mila dipendenti che gravavano (sino allo scorso anno) sulle casse della Regione (ora la spesa è stata portata interamente sull’Fse). Un numero in costante crescita dal 2002 ad oggi, che rappresenta il 46 per cento del totale nazionale. Un dato riportato dalla relazione di trentadue pagine della Commissione d’inchiesta sul settore istituita dall’Ars recentemente.
 
La spesa destinata all’intero comparto si è attestata, sino allo scorso anno, intorno alla cifra di 400 milioni, di cui 168 vanno ad alimentare il vecchio Prof (piano di offerta formativa oggi sostituito dall’Avviso 20) senza considerare le risorse comunitarie destinate negli anni a finanziarie progetti di formazione. Il numero degli addetti con contratto a tempo indeterminato sino al 2008 ha raggiunto la ragguardevole cifra di 7.227 operatori, ai quali vanno sommati gli operatori degli sportelli funzionali (1.385), e gli operatori dell’Obbligo formativo. Senza trascurare le assunzioni a tempo indeterminato operate negli anni successivi, ancorché non autorizzate dall’Amministrazione, ed i rapporti di lavoro a tempo determinato o a progetto.
 

 
L’approfondimento. Una legge del 2002 pregiudica le cose
 
Il meccanismo si è inceppato con una norma varata dalla Regione alla vigilia del natale del 2002, quando l’allora governatore della Sicilia Totò Cuffaro inserì una norma che prevedeva “l’applicazione nel settore della formazione del sistema del Fondo sociale europeo e la salvaguardia del personale”. Ma ciò fu interpretato come un allargamento della platea dei soggetti operanti nel settore, e diede luogo ad un ampliamento del personale, tanto più che non vi erano vincoli all’assunzione. Altra questione delicata: i criteri di accreditamento degli enti. “Il sistema di accreditamento - si legge nella relazione della Commissione d’inchiesta dell’Ars - è ancora oggi aperto a tutti, in quanto a tutti possono essere rilasciati accreditamenti provvisori che permettono la partecipazione ai bandi e l’erogazione dei finanziamenti regionali senza un minimo di verifica ispettiva, causando un accrescimento esponenziale del numero di enti provvisoriamente accreditati”. Ad oggi, secondo l’ultimo rapporto prodotto dallo staff dell’assessore regionale alla Formazione professionale Mario Centorrino, solo nove corsisti su 100 trovano lavoro “coerente” con i corsi seguiti.

Articolo pubblicato il 29 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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