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La disoccupazione “abita” ad Agrigento
di Calogero Conigliaro

Lavoro. Interi settori congelati e poche idee di rilancio.
Posti a rischio. Secondo la Cisl, nel 2012 si potrebbero perdere ben 10 mila posti di lavoro, su una popolazione complessiva di 450 mila abitanti. Solo il settore pubblico conta 2.500 precari.
Nuove opportunità. La Uil: “Qui si vive di pubblico impiego, ma si tratta di un ammortizzatore sociale. Bisogna creare politiche di sviluppo reale nei rami del turismo e della viabilità”.

Tags: Lavoro, Disoccupazione



Agrigento – In provincia mai come adesso il rischio di un’apocalisse sociale e occupazionale è prossimo. Secondo il segretario generale provinciale della Cisl Salvatore Montalbano nel 2012 ci sono a rischio ben 10 mila posti di lavoro, su una popolazione complessiva di 450 mila abitanti. Tra i maggiori settori, diventati ormai vere e proprie mine a rischio esplosione, ci sono i 2.500 precari del settore pubblico che a fine anno dovranno essere licenziati, secondo la legge che prevede l’abbattimento del costo del 50% per le spese del personale precario negli enti locali – Comuni e Province - e nelle Asp. Inoltre a seguito della bocciatura del mutuo previsto dalla finanziaria della Regione, di 550 milioni di euro da parte del Commissario dello Stato, rischiano di non poter lavorare altri 2.500 precari stagionali della forestale, oltre ai lavoratori dei consorzi di bonifica. A questi vanno sommati posti persi in grande aziende come la Moncada Energy che ha firmato con i sindacati accordi di mobilità per decine di lavoratori.

Drammatica poi la situazione dell’Agricoltura che ha visto diminuire i propri fatturati a causa dei bassi costi di vendita dei prodotti agricoli e dell’aumento dei costi di produzione, legati soprattutto al caro carburante ed all’aumento dei prezzi dei concimi. E se la situazione già non fosse abbastanza nera, arrivano i dati della cassa edile che vede un -10% circa dei posti di lavoro nell’edilizia, con 562 lavoratori del settore in meno in provincia e con la massa salari che registra un -18,50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente passando da 18.604.730 con 5587 lavoratori attivi (nel semestre ottobre 2010 – marzo 2011) a 15.294.761 con 5025 lavoratori attivi (semestre ottobre 2011 - marzo 2012).

Di questi elencati il problema più emblematico è comunque rappresentato da quello dei precari degli enti locali, le riunioni tra sindaci e sindacati alla Provincia regionale non hanno sosta. Il primo obiettivo è quello di raggiungere una proroga del termine del 31 dicembre, ma senza l’obiettivo di trovare nuove opportunità occupazionali alternative, nessun politico infatti si azzarda a proporre progetti da finanziare con i fondi europei, con i quali reinserire aliquote di propri precari, mentre i progetti di sviluppo di privati vengono bloccati dalla stessa pubblica burocrazia.

“Agrigento da sempre – spiega il segretario generale della Uil Aldo Broccio – vive di pubblico impiego, agricoltura, edilizia. In particolare le assunzioni nel pubblico impiego in Sicilia sono state delle vere e proprie forme di ammortizzatori sociali, se la politica e gli imprenditori non creeranno politiche di sviluppo reale nei rami del turismo e quindi anche della viabilità la situazione potrebbe degenerare, anche perché le stesse possibilità di emigrazione con la crisi globale sono divenute più difficili. Per quanto concerne i precari, si deve trovare il modo da renderli risorse umane capaci di una propria produttività”.
Dunque, un vuoto politico reale aggravato dalle imminenti elezioni regionali, che non danno al territorio quella sicurezza amministrativa, insomma mentre la tempesta si abbatte sulla Sicilia il comando della nave è pure lui stesso “precario”.
“Le notizie che arrivano dall’industria sono pessime – commenta invece Massimo Raso attuale responsabile generale della Cgil – le imprese più grandi pensano a delocalizzare, mentre i dati che arrivano dalla cassa edile sono addir poco preoccupanti. Necessitano piani seri di sviluppo economico, mentre mai come oggi gli interessi di imprenditori e sindacati sono stati così convergenti”.

Al coro generale delle problematiche si aggiunge un pensiero particolare dalla Cisl, che riguarda gli operatori della formazione professionale. “ Vogliamo che presto i 300 lavoratori del settore in provincia – spiega Salvatore Montalbano segretario generale provinciale della Cisl, possano tornare al lavoro e che i fondi regionali della legge 24, siano disponibili senza confonderli con quelli del fondo sociale europeo”.
 

 
Niente aeroporto e strade e ritardi nei pagamenti
 
Agrigento – Per l’Istat nel 2010, la provincia agrigentina per disoccupazione è la prima in Italia con un record  del 19,2%, mentre la disoccupazione in Sicilia è del 14,7%. Un risultato catastrofico che rischia di aggravarsi nell’anno corrente. La situazione è la seguente secondo l’Istat: Agrigento 19,2%; Palermo 18,7%; Enna 16,7%; Caltanissetta 16,5%; Messina 13,5%; Trapani 13%; Catania 12%; Siracusa 10,5% e Ragusa 9,1%.  Grandi problemi sono per Aldo Broccio della Uil la mancanza di un aeroporto - come sempre denunciato dal presidente della Provincia Eugenio D’Orsi – quella del dragaggio dello scalo marittimo di Porto Empedocle che ostacola il transito di grandi navi da crociera e la viabilità che non vede un solo chilometro di autostrada nella provincia. Il responsabile provinciale della Cgil Massimo Raso denuncia in particolare il risultato disastroso dell’eliminazione degli uffici di collocamento che ha tolto un utile strumento di intermediazione della domanda e dell’offerta di lavoro. Un problema secondo il sindacalista molto serio quello dell’intermediazione nel campo dei posti di lavoro, come denunciato dalle inchieste della magistratura sulla mafia la quale non estorce solo pizzo, ma anche possibilità occupazionali. Per evitare il naufragio della Sicilia è stato realizzato un tavolo di cooperazione fra imprenditori ed organizzazioni che li rappresentano e sindacati su cui molto si spera, come annunciato dal Totò Montalbano, mentre per Antonino Augello della Filca Cisl (edili) è urgente che dalla Pa arrivino presto i pagamenti dovuti per gli avanzamenti dei lavori, visto che molte imprese che operano nel settore degli appalti pubblici, pagano gli stipendi ed i salari con forti ritardi.

Articolo pubblicato il 31 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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