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Quotidiano di Sicilia

Gravidanza, cresce l’attitudine al controllo medico delle donne siciliane
di Adriana Zuccaro

Pubblicato dal Ministero della Salute l’8° Rapporto sull’evento nascita in Italia: i dati si riferiscono all’anno 2009. Il 79,8% delle future mamme effettua più di 4 visite. Il 46,8% si sottopone a 7 o più ecografie

Tags: Gravidanza, Parto



PALERMO - All’interno delle indagini sulle condizioni demografiche, di salute e di ricorso ai servizi sanitari italiani condotte nell’ultimo decennio, i dati riguardanti la maternità resi noti dal Ministero della Salute oltre a fotografare i dettagli di una costante evoluzione dell’evento nascita, rivelano una crescente medicalizzazione del parto.

Non stupisce dunque, ma piuttosto dà adito a nuovi approfondimenti e riflessioni, che dei 548.570 parti registrati nel 2009 in 549 punti nascita e segnalati mediante le schede del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP), il 38% abbia fatto ricorso al parto cesareo, confermando la tendenza degli anni precedenti. Lo stesso dato in Sicilia giunge al 52,6%, il secondo più alto dopo il quasi 60% registrato in Campania.

Sono questi solo alcuni dei dati raccolti nell’ottavo Rapporto sull’evento nascita in Italia rilevati dal flusso informativo del CeDAP del 2009 che oltre ad attestare l’eccessivo ricorso all’espletamento del parto per via chirurgica a livello nazionale, rivela notevoli differenze tra i dati delle singole regioni anche in relazione al tasso di natalità, alle caratteristiche delle madri, all’evento parto, al luogo in cui questo avviene e alle tecniche di procreazione assistita.

In primis, nel 2009 la stima del numero medio di figli per donna è pari a 1,41. I dati danno livelli più elevati di fecondità al Sud, in Sicilia e in Campania, e al Nord, nelle Province Autonome di Trento e Bolzano.
Il tasso medio di natalità varia da 7,4 nati per mille in Molise a 10,4 nella Provincia di Bolzano, per attestarsi in un contesto demografico nazionale in cui la media è di 9,5.

Mentre con 9,8 nati per mille, quindi superando la media italiana, la Sicilia è la seconda regione del Mezzogiorno con il più alto tasso di natalità dopo la Campania.
Il dato 2009 rivela inoltre che dei 44.230 parti avvenuti in Sicilia, l’82,6% ha avuto luogo in istituti di cura pubblici e il 17,3% in case di cura accreditate, mantenendo il trend regionale poco lontano dal livello della media nazionale di 87,7% dei parti avvenuti in strutture pubbliche, 12,1% nelle case di cura accreditate e private e solo 0,2% altrove.

Oltre la raccolta di dati relativi al parto, il Rapporto sull’evento nascita considera anche l’attitudine delle donne al controllo medico nel periodo della gestazione che in oltre l’84% delle gravidanze effettua più di 4 visite.
In Sicilia è invece il 79,8% delle donne in attesa a recarsi a più di 4 visite di controllo; il 19,6% ne effettua meno di 4, e lo 0,6% nessuna.

Analizzando la percentuale di gravidanze in cui viene effettuata la prima visita oltre la dodicesima settimana di gestazione si evidenziano alcune correlazioni significative con le caratteristiche socio-demografiche delle madri rappresentate da cittadinanza, titolo di studio ed età: per le donne italiane – che mediamente e in quasi tutte le regioni giungono al primo figlio con età superiore ai 31 anni – si ha una percentuale pari al 2,9% che sale fino al 15% per le donne straniere che invece mettono al mondo il primo figlio in media a 27,5 anni.

Delle donne che hanno partorito nel 2009 il 45% ha una scolarità medio alta, il 33,7% medio bassa e il 21,3% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (52%).
Inoltre, per il 73,2% delle gravidanze si registra un numero di ecografie superiore a 3, valore raccomandato dai protocolli di assistenza alla gravidanza del Ministero della Salute.

Anche in questo caso la media raggiunta in Sicilia supera quella nazionale attestandosi a 5,7 ecografie per parto; nello specifico, il 9,7% delle donne in gravidanza si sottopone da 1 a 3 ecografie, il 43,4% ne esegue da 4 a 6,  il 46,8% giunge o supera le 7 ecografie.

I dati emersi dal documento redatto dall’Ufficio di Direzione Statistica del Ministero della Salute descrivono una distribuzione regionale dei parti anche per durata della gravidanza.
La percentuale dei parti avvenuti prima dello scadere delle 32 settimane di gestazione, in Sicilia è 0,9%; avviene invece tra le 32 e 36 settimane il 5,5% dei parti e, in linea con il normale decorso della gravidanza, è il 93,6% delle donne a partorire tra la trentasettesima e quarantaduesima settimana.

Ognuno dei dati emersi dall’ottavo Rapporto sottolinea come la rilevazione del Certificato di assistenza al parto sia uno strumento in grado di fornire informazioni di carattere sanitario, epistemologico e socio-demografico molto importanti ai fini della sanità pubblica e della statistica sanitaria e della programmazione sanitaria nazionale e regionale. 

Non a caso, rispetto al 2002, anno d’incipit della rilevazione dati CeDAP, il Rapporto 2009 presenta una migliore copertura: ben il 49% di schede in più, un numero di parti pari al 98,2% di quelli rilevati con la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) e un numero di nati vivi pari al 98% di quelli registrati presso le anagrafi comunali nello stesso anno.

Confrontando, ad esempio, il numero di schede CeDAP pervenute e il numero di parti rilevati attraverso la SDO, solo in Sicilia, dal 2008 al 2009 si è passati dall’84,9% al 91,5% di copertura della rilevazione necessaria per analisi dell’evento nascita sempre più completa e di qualità.
 

 
Soglia limite di infertilità e nuove tecniche procreative
 
L’ottavo Rapporto sull’evento nascita in Italia recentemente pubblicato dal Ministero della Salute fa luce sulle varie tecniche procreative adottate dalle coppie vicine alla soglia limite dell’infertilità.
Delle 548.570 schede del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP) pervenute nel 2009, 6.786 sono relative a gravidanze in cui è stata effettuata una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), in media 1,23 per ogni 100 gravidanze.
In Sicilia, dei complessivi 560 parti così avvenuti, i più hanno scelto la tecnica basata sul trasferimento dei gameti maschili (cellule riproduttive mature) nella cavità uterina (IUI), rappresentando ben il 44,1% del totale.

Il 21,1% ha utilizzato il trattamento farmacologico per induzione dell’ovulazione che permette di ottenere, nel ciclo ovulatorio prescelto, la maturazione contemporanea di più follicoli in modo da avere a disposizione più ovociti idonei a essere fecondati. Al terzo posto nella classifica delle tecniche PMA più utilizzate in Sicilia, con il 16,8% compare la fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI); seguono un 14,5% di gravidanze indotte per fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero (FIVET) e un 3,6% di altre tecniche tra cui il trasferimento dei gameti nelle tube di Falloppio.
L’utilizzo delle varie metodiche è molto variabile dal punto di vista territoriale. Per confermarlo basterebbe confrontare il tasso più alto di ricorso alla IUI riscontrato in Sicilia con gli indici riguardanti, ad esempio, l’Emilia Romagna in cui l’adozione della stessa tecnica, contrariamente alla tendenza dei siciliani, interessa solo l’8% delle gravidanze con PMA.

Sono invece poco differenti i dati regionali relativi ai parti con PMA espletati per via chirurgica. Ad eccezione delle Marche, dove il taglio cesareo adottato alle gravidanze medicalmente assistite è di solo il 22,92% di 448 parti, le statistiche condotte collocano la media italiana al 58,77%. La percentuale si innalza significativamente in Sicilia dove a un 74,11% dei parti con PMA espletati per via cesarea, corrisponde solo il 25,71% di parti avvenuti in modalità spontanea e un minimo 0,18% delle gravidanze medicalmente assistite portate a compimento con altri metodi.

Articolo pubblicato il 05 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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