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Quotidiano di Sicilia

Rifiuti e acque, un’emergenza in sospeso
di Giuliana Gambuzza

Viaggio tra i progetti del Por 2000-2006 avviati ma non ancora conclusi, 9a puntata: discariche e reti fognarie. Imprese e collaudatori inadempienti all’origine del black-out dei lavori a Palermo e Trapani

Tags: Rifiuti, Acqua



PALERMO - Anche in Sicilia è esistita un’emergenza rifiuti. E torna talvolta a esistere, sebbene salga agli onori della cronaca in modo meno gridato rispetto a quella campana. Nell’Isola il problema va a braccetto con quello degli scarichi di acque reflue.
 
Tant’è vero che la figura del “commissario delegato per l’emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia” è una delle più presenti nel documento, redatto dalla Regione, in cui si fa il punto dei risultati raggiunti con lo sfruttamento del Por 2000-2006.
Come sono stati spesi questi fondi? Ma soprattutto, sono stati spesi? La domanda non è affatto banale come sembra, visto che a fine giugno 2011 meno del 9 per cento dei progetti finanziati risultava portato a termine.

La firma del commissario delegato compare sugli atti che riguardano gli stanziamenti in casi come il collettore fognario della zona Sud-Est di Palermo da ultimare, per un’estensione di quasi 5 km stimati al costo di poco meno di 32 milioni di euro.
La saga comincia con l’assegnazione dei lavori a settembre del 2004, con ipotesi di conclusione a inizio 2010. E invece, ad aprile 2010, mentre già è maturato un ritardo di alcuni mesi sui tempi di consegna, il cantiere si ferma. Così alla ditta vincitrice della gara viene tolto l’appalto e viene interpellata la seconda in graduatoria. Morale della favola? Non solo le operazioni non sono finite, ma la stessa previsione di stop “potrà essere effettuata dopo l’affidamento delle opere di completamento”.

Spostiamoci di poco lungo la costa. A Mazara del Vallo, nel trapanese, al fiume Mazzero arrivavano delle acque nere provenienti dal centro storico. Si trattava, quindi, di intercettarle e immetterle nel condotto principale del depuratore. Dopo la proroga di un trimestre, a marzo del 2007, l’opera è pronta. E allora perché il progetto figura tra quelli non operativi? Perché il professionista ingaggiato per il collaudo tecnico-amministrativo non lo porta a termine (!) e deve essere sostituito con uno nominato dalla dirigenza generale del dipartimento Acque e rifiuti.

Trapani non è nuova a situazioni del genere. Un caso che sembra copiato per intero da quello appena descritto è l’adeguamento della rete fognaria a servizio del capoluogo con “l’obiettivo di risolvere la grave situazione igienico-sanitaria della zona del porto e del bacino di carenaggio, divenuti nel tempo recapito finale di numerosi scarichi di acque nere provenienti da fognatura domestica e di acque di scarico provenienti dalle industrie e dagli esercizi artigianali”. Anche qui la chiusura del cantiere è slittata per ritardi nel collaudo, con la differenza che la revoca dell’incarico alla commissione affidataria è soltanto una proposta.

E veniamo alla questione rifiuti. Se a contrada Margitelli, nei pressi del comune catanese di Palagonia, la sospensione della messa in sicurezza di una discarica è dovuta a “inadempienze dell’impresa”, le indagini preliminari per un’analoga attività nel messinese sono procedute al rallenty per una ragione, per così dire, naturale, il “rinvenimento di ordigni bellici nelle aree limitrofe”.
 

 
Discariche, le messe in sicurezza a cui manca il collaudo
 
PALERMO - Posticipata di un anno – almeno sulla carta – la messa in sicurezza d’emergenza (Mise), da quasi un milione di euro, di un’ex discarica del comune messinese di Sant’Agata di Militello, “perché i luoghi sono inaccessibili”. Eventi atmosferici avversi intralciano a più riprese e modificano i preventivi di quella di Grotte e di Aragona, nell’agrigentino. La mano dell’uomo, invece, è presente nell’ex discarica in contrada Sciara a Giarre (Ct), dove tutto si blocca per via dell’“indennità d’esproprio non ritenuta congrua dal Comune e dai proprietari”. Nella maggior parte dei casi, però, la Mise risulta completa; a mancare è il collaudo. Sono tanti i modi per dirlo, eppure la sostanza resta la stessa: l’opera, anche se finita e costata a volte cifre milionarie, non si può ancora usare. Il che risulta paradossale se si considera che la messa in sicurezza delle discariche è definita “d’emergenza”. L’operazione può avere controindicazioni pure se già iniziata: in diversi piani di costruzione di discariche, rende non determinabili i pagamenti effettuati fino alla data di ultimo aggiornamento del rapporto regionale o, peggio ancora, l’importo finale.

Articolo pubblicato il 06 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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