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Quotidiano di Sicilia

Ralph spacca internet

di Francesco Torre

Il divertente sequel di un film per famiglie ma anche un agghiacciante specchio della nostra epoca



RALPH SPACCA INTERNET
Regia di Rich Moore e Phil Johnston.
Usa 2018, 112’.
Distribuzione: Walt Disney Italia
 
Il divertente sequel di un film per famiglie ma anche un agghiacciante specchio della nostra epoca. “Ralph Spacca Internet”, che ripropone alla regia Rich Moore e promuove alla co-regia lo sceneggiatore del primo film Phil Johnston, lascia rivivere personaggi ormai entrati nell’immaginario collettivo globale come l’eroe cattivo ma solo per la funzionalità del gioco arcade di cui è interprete Ralph e la piccola e colorata automobilista Vanellope von Schweetz, ma li catapulta in un contesto del tutto diverso, quello di internet. Un salto avanti nel tempo sia per i personaggi che per gli spettatori, che dai tradizionali metodi di gioco vintage si ritrovano a fare i conti con tutta la rabbia, la crudeltà e lo spudorato esibizionismo che associamo alla cultura online.
 
Il motivo di questa avventura nel cyberspazio è provare a riparare Sugar Rush, ovvero il gioco di Vanellope, il cui volante si è danneggiato irreparabilmente, prima che lasci la sala giochi. Per salvare l’amica, Ralph deve raccogliere una montagna di soldi (tanto costa il pezzo da sostituire su Ebay), e per farlo diventa una superstar su un sito chiamato Buzzztube, mentre Vanellope viene rapita da un gioco moderno e finisce per incontrare le Principesse Disney (la cui sequenza ricorda per certi versi l’irriverenza parodica di “Shrek”).
 
L’animazione è di spessore, con il mondo di internet rappresentato come un paesaggio urbano multistrato composto da marchi, emoji e bolle di messaggi. A sorprendere, però, come pure nel primo film, è lo spessore psicologico dei personaggi, e in particolar modo l’arco di trasformazione di Ralph, che se nel primo titolo del 2012 doveva fare i conti con la questione degli archetipi, per capire che fare il cattivo non significa essere cattivo, qui arriva – e con lui gli spettatori - a una conclusione ancora più illuminante, ovvero che un “cattivo” si annida in ciascun essere umano se fagocitato da un contesto che si nutre delle insicurezze e lascia emergere le ossessioni, i principi autodistruttivi dell’esistenza. Il che, per un film che vedranno milioni di persone, non è poco.
 
Voto: ☺☺☺1/2☻

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2019 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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