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Quotidiano di Sicilia


Personal shopper di Oliver Assayas

di Francesco Torre

Presentato in concorso all'ultimo festival di Cannes accolto con un mix di applausi e fisch



PERSONAL SHOPPER
Regia di Olivier Assayas. Con Kristen  Stewart (Maureen), Nora Von Waldstätten (Kira)
Francia 2016, 105’.
Distribuzione: Academy Two.

Presentato in concorso all’ultimo festival di Cannes, “Personal Shopper” di Oliver Assayas (“Sils Maria”, sempre con Kristen Stewart) è stato accolto con un mix di applausi e fischi. A vederlo oggi in sala, se ne comprende il motivo. Il film mescola con esuberanza generi e luoghi comuni, cultura alta e cultura bassa, riferimenti pop a sguardi cinefili, costruendo un insieme di difficile definizione e spesso anche di difficile comprensione (semantica, quando non emotiva), in cui può esser facile trovarsi a disagio. La shopper del titolo è Maureen, che lavora per una celebrità di nome Kyra la cui posizione sociale – a parte il fatto che indossa abiti e borse del valore di migliaia di dollari – non è mai pienamente definita (e questo, tutto sommato, è il meno). Al di là delle competenze nell’attività di consulenza, scopriamo presto che Maureen ha uno strano rapporto con abiti e scarpe, essendo suscettibile a una sorta di estati mistica. Tutto abbastanza chiaro, se l’obiettivo di Assayas fosse quello di svelare il culto del lusso. Andando aventi nella vicenda, però, capiamo che il livello del discorso è in realtà ancora più alto (o più basso, secondo i punti di vista). Maureen coltiva nel profondo il desiderio di mettersi in contatto con il fratello gemello Lewis, morto da poco per l’aggravarsi di una patologia cardiaca di cui ella stessa soffre. Un desiderio che sembra potersi realizzare anche grazie all’inedito aiuto della tecnologia… In tema di fantasmi, il primo riferimento che viene in mente guardando il film è l’universo letterario di Henry James, fatto di tramonti e presenze in controluce, sfocate, forme interpretabili e grandi dilemmi esistenziali. L’analisi sui mezzi di comunicazione contemporanei, sul loro potenziale di rapacità e cannibalismo, invece, si conferma uno degli elementi centrali della filmografia del discontinuo regista francese. L’incontro dei due mondi sensoriali crea immagini vaporose e morbide, movimenti sinuosi e primi piani intensi, ma allo stesso tempo dà vita a molti momenti di inerzia e confusione, resi più indigesti da una certa dose di supponenza autoriale.

Voto: ☺☺1/2☻☻

Articolo pubblicato il 19 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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