Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twittergoogle qds rss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app


Dunkirk di Christopher Nolan

di Francesco Torre

Una settimana di combattimento sul fronte occidentale della Seconda Guerra Mondiale, dal 26 maggio al 4 giugno 1940



DUNKIRK
Regia di Christopher Nolan, con Fionn Whitehead, Tom Glynn-Carney, Harry Styles
Usa/GB/Francia 2017, 106’.
Distribuzione: Warner Bros.

In “Dunkirk”, Christopher Nolan (“Memento”, “The Prestige”, “Inception”) analizza una settimana di combattimento sul fronte occidentale della Seconda Guerra Mondiale, dal 26 maggio al 4 giugno 1940, e lo sforzo delle truppe britanniche e francesi di salvare le proprie truppe in difficoltà. La struttura si snoda su tre linee temporali, e l'azione si muove con montaggio alternato fino alla fine, quando i tre filati si uniscono per la conclusione del film, con il passaggio delle truppe proprio a Dunkirk, verso il canale inglese.

La passione del regista per i mosaici è nota, così come la mirabile tecnica nel rappresentarli con incredibile tensione cinetica. La novità, qui, sta in un certo uso dell'aneddotica di guerra, con la messa in luce di singoli atti di eroismo e coraggio, e un uso della retorica di argomento bellico che onestamente non ti aspetteresti da un autore più volte – inspiegabilmente - paragonato a Kubrick.
Non mancano, naturalmente, le grandi scene di massa a effetto, i bombardamenti, anche se non gli arti volanti e tutta l’estetica dell’orrore di guerra, e anche per questo non si ha mai la sensazione di esser parte della trincea, come invece accadeva in “Salvate il Soldato Ryan”, per esempio. Forse, d’altra parte, ciò non era nemmeno voluto. Da autore “cerebrale” quale è, Nolan ha utilizzato il tema per l'ennesima riflessione parafilosofica sulla causalità degli eventi, sull’ineluttabilità dei destini esistenziali, sulla pochezza dell’uomo in confronto all'universo spazio-temporale.

Concentrandosi sugli episodi, infine, lo script – e anche questa è una novità per Nolan – annulla le back story, e con essa l’adesione empatica ai personaggi, che emergono dallo sfondo come i più classici exempla della narrativa del fronte. E in questo conferma il sospetto – più volte avuto, al di là della connotazione linguisticamente evoluta - di essere un intellettuale fondamentalmente conservatore, che vede nella guerra anche un mirabile strumento di catarsi collettiva.


Voto: ☺☺☺☻☻

Articolo pubblicato il 05 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐