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Quotidiano di Sicilia



Ready player one di Steven Spielberg

di Francesco Torre

Una fiaba postcontemporanea



READY PLAYER ONE
Regia di Steven Spielberg, con Tye Sheridan (Wade Watts), Mark Rylance (Hallyday)
Usa 2018, 140’.
Distribuzione: Warner Bros
 
Ambientato nel 2045, “Ready player one” ha per protagonista un adolescente orfano che vive con la zia e il suo violento compagno in un sobborgo di Columbus. Come tutti, Wade – questo è il nome del ragazzo – utilizza Oasis, un programma di realtà virtuale che funziona sia come fonte di intrattenimento che come business, perché il denaro virtuale che si può vincere o perdere viene accreditato o addebitato realmente nei conti bancari dei “giocatori”. E quando il fondatore di Oasis muore e lascia in eredità la proprietà del gioco e la sua immensa fortuna a chi troverà cosiddette “easter eggs” nascoste tra i circuiti virtuali del videogame, Wade non si tira certo indietro.
 
Classicamente strutturato come una fiaba postcontemporanea (come poteva esserlo, per esempio, A.I.), l’ultimo film di Spielberg fa leva sul successo dei film distopici per teenager che hanno dominato l’immaginario adolescenziale degli ultimi dieci anni. In realtà, però, sotto la scorza di un racconto di resistenza alla tirannia aziendale, vi è l’angoscia morale di un mondo dominato da forme d’intrattenimento totalizzanti e perverse, che consumano fino alla morte i propri adepti.
 
L’abito di cui il film si compone è fatto di cultura pop, con riferimenti che vanno dalla fine degli anni Settanta all’inizio dei Novanta. Ciò, naturalmente, ha molto a che vedere sia con la riflessione metacinematografica – cosa evidente quando Spielberg dedica un’intera sequenza alla ricostruzione di “Shining” - che con un percorso di autocoscienza autoriale (l’immaginario di Hallyday sembra coincidere perfettamente con quello del regista), e ciò rende tutto linguisticamente molto complesso e profondo.
 
Certo, il filtro di Spielberg nella costruzione di un mondo virtuale lascia fuori grandi fette di controcultura e sembra guardare con autocompiacimento al pubblico incolto dei blockbuster, ma nel genere fantascientifico il film sorprende visivamente e diverte in ogni singola inquadratura, e lascia la sensazione di un testamento autoriale quando non di una confessione spirituale.
 
Voto: ☺☺☺☺☻

Articolo pubblicato il 12 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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