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Set
14
2011
Interruzione volontaria della gravidanza in Sicilia

È maggiorenne, tra i 25 e i 34 anni, senza figli, sposata, con la licenza media e casalinga; inoltre, la sua gravidanza non ha superato la decima settimana ed è passata dal servizio ostetrico ginecologico: è questo, a grandi linee, il ritratto della maggioranza delle donne siciliane che decidono di ricorrere all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (Ivg), ossia all’aborto, come emerge dai dati del Ministero della Salute.

In Sicilia, nel 2009 si sono avute circa 7800 ivg, con una media inferiore al dato nazionale. Il ministero usa degli indicatori, come il rapporto tra il numero di aborti e quello di nati vivi (per mille) e il rapporto tra aborti e donne in età feconda (per mille): nell’Isola sono rispettivamente162,8 e 6,5, mentre in Italia sono 210 e 8,5.

I dati riferiti alle donne che fanno ricorso all’aborto sono molto differenti da regione a regione. In Sicilia sono più le sposate che le nubili a ricorrere all’aborto, mentre è opposta la media nazionale (anche se con poca differenza) e in Liguria, ad esempio, le nubili superano il 57% del totale. Se in Sicilia oltre la metà delle donne si è fermata alla terza media e poco più di un terzo ha un diploma, il dato nazionale è più livellato (rispettivamente 44% e 41%).
 
L’occupazione in Sicilia è rispecchiata anche nell’aborto: il 25% ha un’occupazione, contro il 22% di inoccupate e disoccupate, il 40% di casalinghe e il 13% di studentesse (contro il 46, 17, 26 e 11% in Italia).
Gli aborti sono quasi sempre effettuati da donne che risiedono nella regione d’appartenenza (90% il dato nazionale, 97% in Sicilia), mentre la percentuale di interruzioni di gravidanza portate a termine da straniere è del 15,6, oltre la metà rispetto alla media nazionale (33%) e un terzo rispetto al dato del Veneto (46%).


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