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Direttore Carlo Alberto Tregua
No Profit Blog di Patrizia Penna
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Dic
12
2011

I rischi del mondo a portata di click


Secondo il ministero dell’Economia, da gennaio a settembre 2011, la raccolta dal gioco d’azzardo è aumentata del 25,4% (55,2 miliardi di euro contro i 44 del medesimo periodo del 2010) e, la Sicilia, guarda caso, è ai primissimi posti nella classifica nazionale con 446 milioni di euro, dietro solo a Lombardia (1,2 mld), Campania (887 mld), Lazio (772 mln), Emilia Romagna (535 mln), Veneto (458 mln) e Piemonte (455 mln).
 
 
Ci sono tutti gli estremi per parlare di una vera e propria patologia sociale. Ed infatti, è giunto in queste settimane l’allarme lanciato dalla Polizia Postale che ha parlato del preoccupante dilagare delle scommesse on-line tra i giovanissimi.
Rispetto alle iniziative intraprese che sono un importante investimento nelle generazioni future ma che comunque daranno i loro frutti nel tempo, cosa si può fare nell’immediato per arginare il fenomeno? I centri di cura attivati di recente presso le Asp offrono soluzioni adeguate al problema? Si può fare di più?Lo abbiamo chiesto a Paolo Bagnara psicologo e consulente tecnico del Tribunale di Milano e Stefania Albesano neuropsichiatra infantile presso l’Asl TO 3 di Torino.
 
 
Secondo Bagnara “ci troviamo di fronte ad una delle tante espressioni del disagio giovanile attuale. Il meccanismo psicologico che sta alla base del fascino che esercita questo tipo di attività è un pensiero infantile per cui si possono risolvere i problemi sempre più gravosi del lavoro e dell’inserimento giovanile con la formula magica della vincita miracolosa, che in verità da un punto di vista probabilistico è un evento rarissimo. In soggetti molto giovani può anche rivelare lo spunto regressivo a rimanere nel cerchio magico di una realtà infantile in cui si viene nutriti e protetti senza sforzo”.
 
 
A proposito della dimensione psicopatologica del fenomeno, Stefania Albesano rileva che “il gioco d’azzardo compulsivo è da considerarsi una malattia cronica ad andamento progressivo e invalidante, che presenta numerose analogie con la clinica delle dipendenze a cui frequentemente si associa. Questa malattia esordisce durante l'adolescenza, periodo evolutivo critico caratterizzato da disagio psichico. Di conseguenza è importante sapere identificare il livello di sofferenza psicologica, conoscere il contesto ambientale culturale e sociale del ragazzo per riuscire a stimare il rischio evolutivo. Il gioco compulsivo appare in questo ambito uno strumento per agire i propri conflitti e lenire il dolore in una struttura di personalità fragile ed in formazione. Spesso si osserva la mancanza di figure adulte di riferimento, che si propongono come "mediatori stabili" in modo tale da stimolare e sostenere il normale processo di crescita ed offrire soprattutto uno spazio di ascolto empatico”.


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