Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

La quarta di copertina di Rosario Battiato
Sopravvive soltanto a temperature basse e in ambienti chiusi. Grazie a Philip K. Dick si è specializzato in storia contemporanea, ma ha la tendenza a fare il giornalista e a costruire un pastiche al giorno per levare la noia di torno.


Gen
21
2014

Scrittori, siete ancora povera gente


 
Quanto guadagna uno scrittore? Attualmente il 54% degli autori pubblicati e l'80% autopubblicato guadagnano meno di mille dollari all'anno, cioè poco più di 700 euro. L'analisi è stata condotta su un campione di 9mila scrittori che hanno preso parte alla Digital Book World e Writer's Digest Author Survey. Il fenomeno è stato analizzato dal Guardian in questo articolo. L'indagine ha messo in fila tutta la produzione letteraria (self-published, traditionally-published, e ibridi) confermando il divario sempre crescente tra i pochissimi che fanno affari da record e tutti gli altri costretti a vedere, nella migliore delle ipotesi, appena un rimborso spese. Nel mirino di questa nuova povertà c'è l'apertura estrema del mercato editoriale alle nuove modalità di pubblicazione. Un fenomeno che ha permesso l'ingresso di nuovi scrittori, o aspiranti tali, intasando al contempo il settore. Le conseguenze sono ben note: il self-publishing potrebbe farci scoprire nuovi e incredibili talenti, ma al momento sta riuscendo molto bene a offuscarci la vista. Direte voi che l'auto pubblicazione non è processo nuovo, e siamo d'accordo, ma il fenomeno non è mai stato così vasto da diventare una marea montante e incontrollabile.
 
 
«Perché scrive certa gente? Perché non ha abbastanza carattere per non scrivere». Lo diceva Karl Kraus a inizio secolo (Detti e contraddetti, 1909), eppure sembra una verità ineludibile dei giorni nostri. Provocazione a parte, il mercato editoriale dei nostri tempi sembra voler confermare una verità agghiacciante: c'è uno scrittore in ognuno di voi. E non è lo slogan di una casa editrice a pagamento, ma l'ultima incrollabile frontiera del mercato editoriale. Per rendersi conto di questo malsano stato delle cose, basta farsi un giro in qualsiasi libreria d'Italia e osservarne gli scaffali debordanti di volumi, oppure stare a visionare sui social l'ultima pubblicazione dell'amico, o dell'amico di amici, entusiasticamente censita su qualche blog letterario.
 
 
In Italia, stando ai dati dell'associazione italiana editori, nel 2012 sono stati pubblicati 61mila titoli per 220milioni di copie stampate. In crescita anche le case editrici che pubblicano almeno un titolo: sono più di 5 mila. Sarebbe un bene, in linea di massima, se non fosse che parallelamente a questa abbuffata di titoli l'incremento dei lettori è assai più lento. Le conseguenza di questa tendenza, che badate bene non è un fenomeno esclusivamente italiano, si ripercuotono proprio nel mestiere di scrittore. Ci sono noti e meno noti autori italiani, alcuni davvero molto bravi, che per sopravvivere nella vita reale sono costretti a fare lavori di tutt'altro genere. Magari non saranno tutti dei potenziali Bukowski, ma c'è della qualità che probabilmente si perderà tra un lavoretto e l'altro.  


comments powered by Disqus

Articoli recenti Archivio
« novembre 2018 »
lunmarmergiovensabdom
   1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930