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The Island Post di Antonio Leo
Cresciuto all'ombra del Vulcano più grande d'Europa, la sua colonna sonora è il ticchettio delle dita sulla tastiera. Giornalista praticante con il pallino della politica, scrive anche di sprechi della Pa, società e startup. Ama il cinema e le campagne elettorali. Per il resto, chiedete alla polvere o seguitelo su twitter: @tonibandini


Apr
04
2014

Nessuno tocchi lo Statuto siciliano dei privilegi!


 
Non è solo la Costituzione a essere in ballo a Roma, dove Matteo Renzi tira dritto verso una sostanziosa riforma del Senato (l'ala del Parlamento che sembra destinata a riunire un'accozzaglia di sindaci e governatori part-time, per lo più), ma sono anche i rapporti tra lo Stato e le Regioni che potrebbero cambiare profondamente. Sul banco degli imputati, tra le altre cose, c’è l’autonomia delle Regioni a statuto speciale, sulla cui utilità il dibattito è apertissimo.
 
Un’autorevole penna siciliana qual è Pietrangelo Buttafuoco, il 23 marzo scorso, dalle colonne del Sole 24 ore ha definito l’Autonomia regionale come “un obbrobrio” che “serve solo ai parassiti che ne beneficiano”.
 
In effetti, l’abbiamo più volte scritto, fino ad oggi lo statuto siculo è stato utilizzato solo per difendere atavici privilegi. Perché solo un privilegio può essere definito quella particolare situazione per cui a Palermo – in virtù del mancato recepimento delle leggi nazionali – ci sono 50 consiglieri comunali quando a Roma, che conta una popolazione 10 volte superiore, ce ne sono 48. E così come è un privilegio che il Consiglio regionale siciliano, pardon il Parlamento (per carità, nessuno si offenda!), sia equiparato al Senato per quanto riguarda i compensi dei consiglieri (scusate ancora: onorevoli!). Servirà ora una nuova legge regionale qualora l’aula “anziana” venga trasformata in camera delle autonomie e nessuna indennità sarà prevista per gli inquilini? Di certo gratis a Palermo non si muove una foglia.
 
Di contro, alzi la mano chi abbia beneficiato della specialità: uno che ovviamente non faccia parte della casta dei deputati, dei consiglieri comunali (che, sempre in virtù dell’autonomia usata a convenienza, non si sono visti decurtare gli stipendi), dei forestali, dei disoccupati assunti con logiche poco chiare negli Enti di formazione, del cerchio magico dei vari Genovese, di tutti quei dipendenti incasellati in Regione per cooptazione senza mai aver sostenuto uno straccio di concorso, gara, quiz a risposta multipla o reality show.
 
Ecco allora che l'Ars, spaventata a morte di finire tra i comuni mortali a statuto ordinario, ha votato all'unanimità una risoluzione, firmata da tutti i capigruppo, che dà mandato al presidente Giovanni Ardizzone di “promuovere iniziative per salvaguardare l'autonomia garantita dallo statuto speciale rispetto al disegno di legge costituzionale” in discussione nell’Urbe. Dove si “puote ciò che si vuole”, ma fino allo Stretto di Messina.


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