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Quotidiano di Sicilia

Albergo Hollywood di Giuseppe Patern di Raddusa


Gen
30
2014

Ritorna Fight Club. A disegni.


La forza dell’abitudine diventa una pesantezza spesso insostenibile: anche quando si tratta di materiale che ci piace tanto. Come quel Fight Club, romanzo-esordio (anche se in realtà scritto dopo Invisible Monsters) di un promettente autore americano di nome Chuck Palahniuk, che nel 1996 uscì un po’ in sordina, per affermarsi poi come uno dei testi di culto per un’intera generazione. E non solo: trainato dal successo della trasposizione cinematografica (firmata David Fincher), il romanzo si è imposto come chiave di lettura per un’epoca in presunta crisi come quella della fine dello scorso millennio, che si è portata dietro ansie e paranoie anche nei primi anni di quello successivo.

Per quei pochi che ancora non l’hanno letto, il rispetto è maximo, e non saranno svelati dettagli sulla trama, sullo sviluppo, e su nient’altro – nonostante le effigi di Brad Pitt a torso nudo e di Helena Bonham Carter caught in smoking affastellino i profili Facebook e i diari di molti.

A leggerlo oggi, passata la furia degli anni e l’euforia dei momenti, Fight Club è una gradevolissima esperienza narrativa, debitrice di certa nuova letteratura americana (leggi: Breat Easton Ellis, paradossalmente più giovane dell’autore di Fight Club) di cui Palahniuk è essenzialmente epigono non spiacevole.

Lo scrittore di Pasco ha continuato a pubblicare romanzi di buon livello – e discreto successo – come Soffocare o (per chi scrive) Gang Bang: ma l’immaginario è rimasto ancorato a quel maledettissimo e anomalo doppelganger  notturno.

E dunque, dopo anni di vari rimbalzi e di date d’uscita mai confermate, Palahniuk ha confermato che Fight Club ritornerà. Sotto forma di graphic novel. Composta da sette numeri, che partono dieci anni dopo l’apparente epilogo della vicenda di Tyler Durden e compagnia cantante.

Sarà un disastro? Un capolavoro assoluto? Vero è che la necessità non c’era.  Quella storia e quei personaggi chiudevano il loro cerchio in quelle pagine. Perché continuare? Che Palahniuk tenga in serbo illuminanti novità? Ha consegnato le bozze al suo agente, all’editore, e al fumettista Matt Fraction. Lo scetticismo rimane tanto: perché realizzare arte solo per accontentare fan scalmanati? È una tendenza ormai consolidata, e ipocritamente scalmanata, che strizza l’occhio al profitto economico mascherandosi dietro l’integralismo dei fan. Che gran peccato: Palahniuk non è Don DeLillo, né tantomeno Steinbeck, nemmeno lontanamente Lansdale. Quel Fight Club, però, era un vero gioiello.

Ps. Ah, ecco. Il processo di lavorazione potrà essere seguito sul profilo Twitter dell’autore, digitando hashtag come #fightclub e #ohyeahitsfuckinghappening. (…)



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