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E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Lug
06
2011

Differenziata e discariche, sprechi e speranze


Nelle ultime settimane, dalla differenziata sono emerse due considerazioni.
La prima è che senza infrastrutture la raccolta indirizzata al riciclo dei materiali non può decollare. Una constatazione che è arrivata direttamente dall’Osservatorio regionale dei rifiuti. La fotografia sullo stato di avanzamento degli investimenti, come abbiamo scritto nell’edizione del 22 giugno scorso, risulta ancora più preoccupante, visto che, a fronte di 200 milioni di euro spesi, la metà degli impianti esiste solo come mero dato numerico, ma non contribuisce al sistema di gestione dell’immondizia isolana.

Il dato complessivo certifica 200 milioni di euro di fondi europei di Agenda 2000 spesi per costruire Centri comunali di raccolta (Ccr) dei rifiuti e isole ecologiche comunali (Isec). Il risultato di questo cospicuo investimento è imbarazzante: solo metà degli impianti finanziati sono anche funzionanti.
In dettaglio nelle 9 province dell’isola sono stati realizzati 98 Ccr, ma 35 non funzionano, mentre su 259 isole ecologiche ben 183 sono “inutilizzabili”.

Non cambiano i dati che riguardano le isole ecologiche comunali: su 259 dislocate nelle nove provincie, solo 76 risultano non funzionanti. Un vero macigno, che, in attesa della completa applicazione della legge 9 del 2010 sulla riforma dei rifiuti e dato il paventato rifiuto di Roma sul nuovo piano rifiuti stilato dai supertecnici della Regione, rischia davvero di far collassare il sistema della differenziata.

Seconda considerazione. In un volume dal titolo ‘Quel che resta di un bene’ di Carlo Montalbetti, direttore Comieco, e Ercole Sori, direttore del Centro di studi storici Sammarinesi e docente di storia economica dell’Università politecnica delle Marche, viene affermato che la raccolta differenziata produce ricchezza e sostenibilità ambientale. In totale, i comuni italiani hanno potuto beneficiare di circa 700 milioni di euro per il servizio di raccolta. In Sicilia, invece, molto spesso la filiera che ha beneficiato della spazzatura è stata quella criminale, circostanza denunciata in diversi rapporti, tra cui la relazione sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella Regione siciliana della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Solo la capienza delle discariche isolane, che tra l’altro inguaiano il pubblico con costi onerosi, ha sinora permesso che l’Isola non diventasse la Campania. Ma senza accorgimenti la situazione non potrà durare: i tecnici della Regione dicono che questo ritmo di produzione di rifiuti (mediamente 2,5 milioni di tonnellate all’anno) e di smaltimento indifferenziato (90% del totale con circa l’8% di differenziata) potrà durare al massimo per un altro lustro. Se ciò non bastasse il sistema di gestione dei rifiuti isolani ha evidenziato favori plurimi e clientelari a tutti i livelli.

Basti pensare a quanto hanno prodotto le 27 Ato Spa in 9 province. Con assunzioni incontrollate e gestioni allegre a scapito della gestione finanziaria degli Ambiti, hanno lasciato un debito di circa 1 miliardo di euro. Le nuove Srr che sostituiranno le Ato saranno soltanto 10. La Regione si sobbarcherà il ripianamento dei debiti che i Comuni hanno nei confronti degli Ato rifiuti di tutta la Sicilia. L’accensione del mutuo da 1 miliardo di euro, permetterà ai Comuni di pagare le spettanze arretrate alle imprese che attualmente sono creditrici di cifre enormi. Poi, è meglio incrociare le dita.


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