Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Set
07
2011

La patria di Bellini diserta l'ultimo saluto a Licitra


"Pezzo di merda" urla un bambino che dimostra si' e no sei anni. Agita i pugni, spaventando un paio di cagnolini a spasso con distratti padroni. Ce l'ha con il coetaneo che non gli passa il pallone.
Per campetto hanno a disposizione una delle piazze piu' belle della Sicilia. Il cerchio di centrocampo e' una fontana con spaventose maschere da cui sgorgano i fiotti d'acqua, le tribune sono le sedie attorno ai tavoli dei bar, sulle quali pochi avventori sono piazzati in favore del vento, unica difesa contro l'ultima ondata di calura. La solita Catania estiva, prima che ricominci lo struscio serale senza soluzione di continuita'.

Solo i piu' attenti si accorgono che le luci del teatro Massimo sono accese come alla vigilia di una prima da cartellone. Dentro, pero', tra le  colonne e il foyer si vedono sparuti gruppi, molto meno del minimo atteso per un'opera degna di tale palcoscenico. Perche' da queste parti il bel canto viene apprezzato e i fischi che vengono giu' dal loggione sono sempre temuti.

Eppure a Catania e' morto un grande tenore il cui nome e' già leggenda, ma i concittadini di Vincenzo Bellini se ne fottono. Poca gente sta rendendo omaggio mentre scrivo queste righe alla salma di Salvatore Licitra, esposta nella camera ardente allestita al centro del foyer del teatro Massimo. E tra questi, gli amici, i colleghi, ogni tanto qualche rappresentante delle istituzioni. Ma la citta' manca. E neanche tanto clamorosamente.

Confermando la consueta apatia verso ricorrenze, omaggi ed eventi del genere, i catanesi rimangono quelli di sempre, in questi giorni molto piu' interessati a cercare un po' di fresco che a rendere l'ultimo saluto a un grande personaggio osannato su giornali, tv e internet dei cinque continenti. Un'emozione destinata a durare.

Davanti al tempio della lirica uno arriva immaginando le code per entrare per pregare davanti ad un pezzo della storia della musica. Invece no. Nel Bellini si entra come dentro al bar del vicoletto accanto. Assistiamo ad una dolorosa insensibilita', mentre dentro la bara c' e' quel che resta di un uomo fuori dall'ordinario, reso immortale dalla voce diffusa in sala e dalla scelta dei familiari di donarne gli organi. Un gesto generoso, al pari di quel che l'uomo, giurano tutti coloro che lo hanno conosciuto, ha dimostrato in vita.

Salvatore Licitra e' li', visibile dalla testa ai piedi attraverso una teca, una smorfia che sa di sorriso. Il viso e' truccato, la faccia e la parrucca sono del cavalier Cavaradossi, il pittore amante della Tosca che anche su youtube commuove sulle strofe di "E lucevan le stelle", da egli stesso interpretato nel 2007 sul palco che dista appena 30 metri. Nell'angolo, una grande foto di quella serata indimenticabile. Poi le sedie su cui si adagiano  genitori e parenti.

Qui Licitra e' stato osannato dagli impertinenti loggionisti, ora storditi dall'afa e da uno storico menefreghismo civico. Anche quello, purtroppo, non muore mai.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da FERDINANDO da Catania il 07/09/2011 21:38
aaa
Grande tenore, complimenti per l'aticolo, è la verità !

comments powered by Disqus