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Quotidiano di Sicilia

E-cologia di Antonio Casa
il blog sull'ambiente e il consumo


Set
24
2012

"Chi inquina paga". A volte


Mentre a Taranto la magistratura inquirente ferma una delle più grandi acciaierie d'Europa perché continua ad inquinare troppo, in Sicilia la magistratura amministrativa evita alle imprese del petrolchimico di Augusta di mettere mano al portafoglio per contribuire al piano di bonifica stabilito da un accordo di quattro anni fa.
Secondo il Tar di Sicilia, la compartecipazione delle imprese, seppure in minima parte rispetto a quanto stabilito, 100 milioni su 770, non è dovuta.
 
Stato e Regione siciliana, ai quali spetta il maggiore onere finanziario (in questo momento tutto), presenteranno ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa. Il minimo che possono fare.

La battaglia legale, pare di leggere, si snoda sulla teoria che le attuali imprese presenti nel polo petrolchimico di Augusta non sono le sole responsabili dell'inquinamento dell'area, perché esse sono subentrate a quelle che avevano iniziato a farlo. Insomma, si sono assunte il rischio industriale ed economico, non quello di perpetrare a spargere veleni in nome e conto di chi vi era prima.

Così, l'ormai noto principio europeo del "chi inquina paga" da noi è un'interpretazione.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da Angela da Catania il 27/09/2012 05:55
C'e un prezzo per i bambini malformati?
Nel 2002 o 2003 questo giornale ha pubblicato un'inchiesta molto completa su questo argomento. Perché
non la ripubblicate magari aggiornando le cifre che saranno di certo ancora più impressionanti?
Chi ha pagato per questi poveretti? E poi c'è un prezzo per una vita distrutta prima che cominci?

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