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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
18
2011

Corte, pietra tombale sulle assunzioni


La Regione siciliana continua ad assumere dipendenti, ne ha appena incamerati 5.000 e continua a stabilizzare di qua e di là altre centinaia di persone in palese violazione del Patto di stabilità europeo del 25 marzo 2011 e della Legge 122/2010.
Vi spieghiamo le motivazioni di quanto affermiamo. La Regione Puglia, con propria legge 10/2010, ha assunto dirigenti e trasformato rapporti di lavoro con contratto a tempo determinato in tempo indeterminato. La Presidenza del Consiglio, mediante l’Avvocatura generale dello Stato, ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro tale legge. La Corte, con sentenza 155/11, dichiara l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Puglia  n. 10/2010.
Non entriamo nel merito della sentenza, molto ben fatta, perché non siamo giuristi e rischieremmo di riportare male il suo contenuto. Chi voglia potrà andarla a rileggere su uno dei tanti siti internet che la riportano. Tuttavia, possiamo illustrarne alcuni principi.

La Legge regionale della Puglia viola il Patto di stabilità interno del 2009, l’articolo 76 della Legge 133/2008 e la Legge 122/2010 che vietano l’assunzione di dirigenti a contratto quando all’interno degli enti vi sono professionalità corrispondenti, e vietano altresì la trasformazione dei contratti a tempo determinato. Anzi, precisano che essi non possono durare più di tre anni nell’ultimo quinquennio.
La sentenza della Corte scrive: Il presidente del Consiglio dei Ministri lamenta la violazione dell’articolo 97 della Costituzione perché la disciplina regionale censurata mantiene in vita i rapporti di lavoro precario esistenti senza preoccuparsi se essi siano stati costituiti nel rispetto delle regole di selezione concorsuale stabilite dalla suddetta norma costituzionale.
Aggiunge la Corte che la violazione è costituita anche dal continuativo ricorso a personale non di ruolo che nuoce al buon andamento della pubblica amministrazione e che postula invece l’utilizzazione di personale dotato dei requisiti di preparazione, esperienza e professionalità, verificate attraverso una regolare procedura concorsuale. Afferma ancora la Corte che la legge della Regione Puglia viola l’articolo 3 della Costituzione in quanto consentirebbe alle categorie di lavoratori prese in considerazione di proseguire o prolungare il loro rapporto di lavoro in violazione del diritto di altri di partecipare ai concorsi.
 
La Corte continua che Regione ed enti locali sono chiamati a concorrere al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica assunti in sede europea per garantire il rispetto del Patto di stabilità e crescita. Le sanzioni a carico delle Regioni che non abbiano rispettato il Patto di stabilità interno per il 2009 sono previste dalla legge 133/2008.
Dal quadro prima riportato emerge con chiarezza quanto noi sosteniamo da anni, criticando senza acrimonia il dissennato comportamento del Governo regionale, il cui bilancio è strangolato da una massa enorme di spese correnti e non ha possibilità di manovra per le spese indirizzate agli investimenti. Ma è proprio questa la chiave per stimolare lo sviluppo. La spesa corrente serve solo all’assistenzialismo e al clientelismo e sembra che il presidente Lombardo e i suoi alleati amino la regola del favore reso agli amici piuttosto che quella del servizio reso ai siciliani. Come dire la prevalenza dell’interesse privato su quello generale.

La sentenza citata si applica pari pari, ovviamente, anche in Sicilia, e dovrebbe far riflettere il comportamento temerario e fuorilegge del governo regionale al riguardo, quando poi non sa come fare per varare un bilancio in pareggio. Anzi, deve ulteriormente indebitarsi, come ha fatto per il corrente anno, con 954 milioni di mutuo che, sommato ai mutui correnti pari a circa 4,5 mld, superano i 5,5 mld di euro.
Stigmatizziamo questo comportamento schizofrenico che da un canto dovrebbe tagliare sprechi e spese inutili, e dall’altro, per coprire la spesa corrente, si indebita, riversando sulle generazioni successive l’onere di pagare le rate di mutuo nonché i pesanti interessi che ogni anno gravano sul bilancio regionale e che ammontano a circa 100 milioni.
Un comportamento esattamente contrario a quello che il Governo dovrebbe sostenere se volesse fare il reale interesse dei siciliani. Stona ancora di più la circolare della Presidenza della Regione con cui si invitano i sindaci ad assumere, ognuno per il proprio ente, altri 22.500 dipendenti, offrendo a carico della Regione l’80% del costo per 5 anni, ma poi lasciando agli stessi gli oneri successivi. I sindaci, bravi amministratori, sono in rivolta e respingeranno la richiesta.


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