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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
20
2011

Finalmente Lombardo dissotterra lÂ’ascia


Il Governo regionale, formato da Giunta e presidente della Regione, ai sensi dell’articolo 2 dello Statuto, ha deliberato di ricorrere alla Corte Costituzionale contro gli articoli 2 e 14 del Decreto legislativo 23/2011 in materia di federalismo fiscale municipale.
Da un canto tale Dlgs disciplina in maniera equa la materia, fissando il principio secondo il quale ogni ente locale non riceve più i trasferimenti in base alla spesa storica bensì in base ai costi standard. Dall’altro, vìola gli articoli 36 e 37 dello Statuto, peraltro rimasti non osservati da oltre sessant’anni. La questione è quale attenzione presterà la Suprema Corte ai ricorsi della Regione Siciliana, atteso che essa ha il dovere di fare gli interessi della Nazione, subordinandovi quelli della Sicilia.
Ma questo comportamento vìola il Patto fra Italia e Sicilia, tutelato dall’istituzione dell’Alta Corte ai sensi dell’art. 24 dello Statuto, che ha una composizione paritetica dei suoi membri eletti dall’Assemblea regionale e dal Parlamento nazionale.

Per conseguenza, risulta del tutto evidente che le sentenze dell’Alta Corte sarebbero molto diverse dalle sentenze della Corte costituzionale. Sembra incredibile come tutti i presidenti della Regione, dal 1957 in avanti, quando la Corte Costituzionale arbitrariamente assorbì le funzioni dell’Alta Corte, non abbiano fatto ricorso alla Corte di giustizia europea, alla stessa Corte Costituzionale, né messo in atto iniziative politiche per annullare quell’arbitrio.
Se, da un canto, l’articolo 36 prevede che le imposte di produzione (accise) siano riservate allo Stato, dall’altro la Regione ha la leva della tutela del territorio per revocare le autorizzazioni alla produzione di carburanti fossili in Sicilia. Usando la quale si poteva arrivare a una soluzione meno dannosa per l’Isola.
Lo stesso dicasi per l’articolo 37 il quale non fissa la quota di reddito da attribuire agli stabilimenti e agli impianti di produzione in Sicilia, di competenza della Regione. In atto sarebbero persi più di dieci miliardi.
Approfittiamo dell’analisi per ricordare che non è stato attuato l’articolo 38 dello Statuto in base al quale lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi in base ad un piano economico nell’esecuzione dei lavori pubblici.
 
La somma indicata è stata irrisoria fin’oggi, con l’ulteriore violazione grave del Patto del 1946. Lombardo, quindi, non solo deve attivare una task force di giuristi anche internazionali per contrastare le violazioni dello Stato nei confronti della Sicilia, ma effettuare ulteriori azioni, come prima scrivevamo, sia a livello europeo che di natura politica.
Quanto precede è sacrosanto, ma esso deve essere basato sul principio morale che chi reclama i propri diritti deve prima adempiere ai propri doveri. Il dovere del Governo regionale è quello di far prevalere l’interesse dei siciliani su quello dei pubblici dipendenti, delle corporazioni di sindacati, professionisti e imprenditori e di qualunque altra lobby che succhia il sangue dei contribuenti italiani. In altre parole, il presidente Lombardo e la sua Giunta dovrebbero avere le carte in regola per spingere verso l’alto il benessere dei propri cittadini, eliminando nei limiti del possibile, disparità e iniquità.

Tutto questo Lombardo non lo fa, anzi discrimina i 236 mila disoccupati privilegiando quei raccomandati cui sta facendo i contratti a tempo indeterminato, senza che essi siano stati selezionati in modo pubblico e trasparente e comparati con gli stessi disoccupati.
Cinquemila privilegiati regionali contro 236 mila disoccupati a cui non è stata data l’opportunità di partecipare alle selezioni. Una profonda iniquità, testimoniata da un dissenso popolare che farà sentire la propria voce alle prossime regionali del 2013, qualora l’Assemblea regionale siciliana non si sciolga prima, cosa improbabile.
Supportiamo il presidente della Regione quando contrasta la prepotenza dello Stato, lo incitiamo a che quest’azione divenga una costante e lo stimoliamo ad affrontare con coraggio la questione dell’Alta Corte. Restano intatte le nostre critiche sulla gestione clientelare delle assunzioni e sull’immobilismo dominante, causa della debâcle di Berlusconi alle ultime elezioni amministrative.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da maria da messina il 20/05/2011 08:57
voglio il mio trasferimento....
tutti fanno e disfano....ed a me è stato negato un semplice trasferimento d'ufficio...

sono avvilita e profondamente delusa

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