Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Mag
27
2011

Tremonti prepara la stangata da 40 miliardi


Partiamo dalla constatazione ormai concordata da tutti che 120 mld di imposte non entrano nelle casse dello Stato e fanno godere gli evasori che si arricchiscono per un pari importo. Per quanti sforzi possano fare Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Inps, è difficile andare a verificare se milioni di contribuenti paghino quanto dovuto alle casse.
Ecco perché l’articolo 42 della legge 133/2008 ha predisposto che le dichiarazioni dei redditi siano pubblicate in ogni Comune e prelevate per via telematica in modo da renderle pubbliche. Ma, stranamente, il ministro dell’Economia, Tremonti, che avrebbe bisogno di accentuare la lotta all’evasione, ha messo il veto sulla trasparenza delle stesse dichiarazioni dei redditi.
Invece, il controllo dei cittadini su quelli che dimostrano un tenore di vita ampiamente superiore ai redditi dichiarati consentirebbe di snidare i disonesti che, arricchendosi non pagando le imposte, danneggiano gli altri cittadini.

La legge sul federalismo fiscale municipale (Dlgs 23/2011) prevede, all’art. 2, che il cinquanta per cento delle imposte accertate dall’Agenzia delle Entrate su segnalazione dei Comuni viene loro accreditato. Con ciò realizzando due obiettivi: scovare gli evasori e procurare cospicue entrate nelle casse comunali.
C’è un forte bisogno di una parte dei 120 mld di imposte non incassate perché, se entrasse nelle casse dello Stato un terzo, pari a 40 mld, non ci sarebbe bisogno di fare la quarta legge estiva che deve prevedere un taglio di spese di 40 mld, a bocce ferme. 
Siamo stati i primi a rendere noto ai nostri lettori che l’obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio dello Stato, nel 2014, costringe il ministro dell’Economia a preparare la Finanziaria del 2013 e del 2014 in linea con questo obiettivo. Tenuto conto che nell’anno corrente il disavanzo totale previsto dal Def (Documento di economia e finanza) è di circa 65 mld, occorre procedere nei due anni successivi in modo tale che il terzo anno (2014) vi sia un pareggio che comprenda gli interessi sul debito sovrano. Non sarà facile far digerire agli italiani quanto precede, perché già soffrono di una situazione di stallo che si riflette sui consumi.
 
Sul fronte opposto ai tagli, cioè lo sviluppo, vi è l’esigenza di mettere un propellente all’economia fiacca del Paese, ove il Sud ha una crescita piatta. Lo stesso ministro Tremonti ha riconosciuto che c’è il problema meridionale. Ma esso esiste da cento anni, da quando cioè i Sabaudi hanno saccheggiato tesori, ricchezze e impianti industriali.
Per stimolare la crescita del Pil è necessario aprire i cantieri per le opere pubbliche, attivare in pieno la Legge Obiettivo (n. 443/2001), utilizzare al cento per cento le risorse europee, dare efficienza alla pubblica amministrazione affinché dia o neghi le autorizzazioni in 30 giorni, utilizzando in pieno la digitalizzazione.
Occorre, poi, combattere la corruzione interna diffusa fra i pubblici dipendenti, perché, al di là della questione morale e penale, essa rende non competitivo il sistema, in quanto i privilegiati approfittano, guadagnando molto di più di quello che dovrebbero, in modo da oliare gli ingranaggi.

Un eventuale indebitamento dello Stato per investimenti e opere pubbliche sarebbe pienamente giustificato, secondo le teorie keynesiane, perché in un tempo ragionevole metterebbe in moto meccanismi che produrrebbero aumento del Pil, creazione di decine di migliaia di posti di lavoro, aumento della circolazione della moneta, dei consumi, in breve l’attivazione un processo virtuoso di crescita.
Se questo si realizzasse, Tremonti non avrebbe bisogno di fare i tagli previsti in atto, perché le maggiori entrate fiscali compenserebbero le uscite per la spesa corrente, che comunque deve restare bloccata per i prossimi tre anni.
La questione è complessa e di difficile gestione, perché istituzioni, Governo e Parlamento, dovrebbero marciare compatte nella direzione citata, mentre la guerra continua fra maggioranza e opposizione, e all’interno dell’una e dell’altra, rende febbricitante il sistema politico e non lo mette nelle condizioni di prendere decisioni rapide ed efficaci.
Banca d’Italia ha già detto che va tagliato il 7 per cento delle spese (50 mld). Noi, prima ancora, avevamo indicato il taglio in 40 mld. Vedremo Tremonti che farà.


comments powered by Disqus