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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
23
2011

Combattere sul serio l’evasione fiscale


Il Documento di Economia e Finanza approvato dal Consiglio dei ministri il 13 aprile 2011 prevede per quest’anno una spesa di 725 miliardi, entrate per 739 miliardi, 76 miliardi di interessi sul debito e un disavanzo totale di 62 miliardi. Dunque, a fine anno, il debito pubblico di 1.867 miliardi al 31 dicembre 2011, dopo 12 mesi aumenterà di 60 miliardi. Il che è contrario alla riduzione che il Patto di stabilità del 25 marzo impone (1/20 del surplus).
Tremonti ha concordato con l’Ue che nel 2014 vi sarà il pareggio di bilancio, ma intanto, nel 2012 e nel 2013 il debito continuerà ad aumentare per il disavanzo annuale. Arriverà verosimilmente sulla soglia dei 2.000 miliardi.
Per evitare questo cataclisma Tremonti ha due strade: la prima consiste nel tagliare la spesa corrente, la seconda riguarda l’aumento delle entrate, che sono quelle tributarie e previdenziali. Atteso che, secondo l’Istat, il sommerso vale 275 miliardi (1/3 in agricoltura, il 21 per cento nei servizi, il 12 per cento nell’industria e l’altro terzo in diversi settori) si deduce che il ministero dell’Economia potrebbe incassare ogni anno almeno 100 miliardi in più.

Il primo modo per il taglio obbligatorio del debito pubblico è combattere l’evasione, fiscale e tributaria.  Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Inps stanno compiendo un’opera egregia, che ha portato nelle casse pubbliche 25 miliardi nel 2010, ma non è sufficiente per combattere l’enorme evasione prima indicata.
Che cosa occorre? Almeno tre iniziative. La trasparenza delle dichiarazioni dei redditi: in atto vi è una colpevole omertà, da parte del ministero dell’Economia, che impedisce di rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi. Non c’è dubbio che il controllo sociale di ogni cittadino del rapporto fra tenore di vita e imposte pagate è essenziale perché costituirebbe un deterrente contro gli evasori che sperano di restare impuniti e darebbe una mano alle tre organizzazioni prima indicate per potenziare la lotta all’evasione.
La Legge 133/2008 all’art. 42 prevede che gli elenchi (delle dichiarazioni) sono depositati per la durata di un anno sia presso lo stesso ufficio delle imposte, sia presso i Comuni (...) e che nel predetto periodo è ammessa la visione e l’estrazione di copia degli elenchi.
 
Non si capisce perché il ministro Tremonti abbia ordinato informalmente (non c’è infatti un provvedimento scritto a riguardo) di non fornire ai quotidiani l’elenco completo, distribuito provincia per provincia, di tutti i contribuenti e dei loro redditi complessivi dichiarati. Io sarei il primo a dichiarare la mia soddisfazione se il mio reddito venisse pubblicato sui quotidiani, nonché le imposte che pago ogni anno puntualmente.
La seconda iniziativa è di valenza strategica e generale. I massimi vertici dello Stato, a cominciare dal Presidente della Repubblica, per continuare con le altre cariche istituzionali nonché quelle politiche, dovrebbero attivare una campagna stampa di tipo etico. La stessa dovrebbe opportunamente illustrare come chi non paga le tasse è diavolo, disonesto, peccatore, perché vìola la principale regola della Comunità che è quella dell’equità. Inoltre vìola il principio di eguaglianza fra i cittadini (art. 3 della Costituzione), perché gli evasori diventano privilegiati, e l’art. 53 della Costituzione secondo il quale tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Una grande campagna etica, oltre che educativa, costituirebbe anche un forte deterrente contro l’evasione fiscale e tributaria perché tutti coloro che oggi non pagano imposte e contributi sarebbero indicati come cittadini socialmente deprecabili.
La terza iniziativa riguarda la tracciabilità di tutti i movimenti bancari, sotto qualunque forma e intrattenuti da chiunque, cittadino o impresa. Chi non ha nulla da nascondere non teme che l’occhio del Fisco vada a indagare sui propri conti e anzi, quando è in regola, ha la soddisfazione di poter confermare di essere un cittadino esemplare. Gli evasori temono i controlli dei propri movimenti finanziari. Vi è anche qualcuno che teme la violazione della privacy.
Io per primo sarei lieto se gli organi vigilanti frugassero in tutti i miei movimenti finanziari. Tutti i cittadini dovrebbero esserne altrettanto lieti.


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