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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Giu
30
2011

Nuova maggioranza a quattro zampe


L’ennesima fiducia al Governo di martedì 21 giugno ha toccato il record di voti con la maggioranza assoluta dei membri della Camera e cioè 317. Hai voglia a dire che la maggioranza parlamentare non trova riscontro nella maggioranza del Paese, sostenendo che i referendum siano stati una cartina di tornasole in questo senso. L’esperienza insegna che le elezioni politiche sono ben altra cosa rispetto a tutte le competizioni in cui è chiamato il popolo a decidere.
Sosteniamo da mesi, e per ultimo nella trasmissione di Sky Tg 24 Seven del 3 giugno, che il vento sia cambiato, non tanto per l’insufficienza di governo e maggioranza, che c’è, quanto perché, mediamente ogni tre lustri, gli umori dell’elettorato cambiano. E tre lustri sono passati abbondantemente dall’avvento di Berlusconi (1994).
Tuttavia, la Costituzione italiana prevede un regime parlamentare. Ciò significa che è il Parlamento sovrano a decidere chi debba governare, mentre al capo dello Stato non resta che la funzione notarile di accertare se nello stesso Parlamento vi sia una maggioranza diversa. In caso contrario, scioglie le Camere. 

Proprio perché la Repubblica italiana è fondata sul Parlamento, risulta del tutto infondata la recriminazione di chi parla di deputati e senatori come voltagabbana quando cambiano partito. Costoro sono in malafede o ignoranti perché dovrebbero conoscere l’articolo 67 della Costituzione, il quale recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Dopo il 21 giugno, c’è una solida maggioranza alla Camera e al Senato e, quindi, dalla valutazione istituzionale ora si deve passare a quella politica, constatando se il governo espresso da tale maggioranza sia in condizione, nel prossimo biennio, di recuperare il tempo perduto e fare quanto non ha fatto, per mettere in moto l’economia italiana, partendo dal Sud e non dal Nord, in modo da trasformarlo in un motore formidabile.
Tutto ciò ovviamente tenendo inchiodati i conti pubblici, passando dal taglio della spesa corrente per girare in parte le risorse recuperate agli investimenti.
 
Vi è poi la questione della riforma fiscale. Essa è indispensabile, ma senza variare la pressione, perché è più urgente procedere a decurtare il debito sovrano che corre pericolosamente verso i 2.000 miliardi di euro. All’interno della invarianza della pressione fiscale, però, alcune manovre sono doverose, a partire dallo spostamento delle entrate dalle persone alle cose; per seguire con l’aumento della ritenuta sulle cedole, dal 12,5 al 20 per cento ed il taglio dell’Irap compensato dalla eliminazione di quella miriade di agevolazioni e detrazioni non più utili all’interesse generale.
Dunque, una Nuova maggioranza a quattro zampe ha avuto la fiducia. Perché quattro zampe? Perché è composta da Pdl, Lega, Ir e FdS. Pdl e Iniziativa responsabile stanno al centro, mentre all’ala Nord c’è la Lega e all’ala Sud l’appena nato Forza del Sud. Non si può dire che così la maggioranza sia bilanciata perché il partito di Bossi pesa di gran lunga di più del partito di Micciché. Tuttavia se quest’ultimo mette in atto un programma serio di pochi punti può tentare di bilanciare nel tempo la Lega Nord.

Quali i pochi punti? Eccoveli in sintesi: il primo, presentare ai cittadini meridionali un progetto di buona e sana amministrazione degli enti locali, in modo che essi capiscano se i sindaci che hanno eletto siano meritevoli della loro fiducia o debbano essere cacciati. Il progetto deve basarsi sulla capacità dei Primi cittadini di aumentare le loro entrate lottando contro gli evasori e contro i morosi, scoprendo gli abusivi (case fantasma, poster ed altri cespiti che sfuggono al controllo). Nel versante delle uscite, tagliare la spesa corrente e fare in modo che la spesa per il personale non sia superiore al 40% del Bilancio (L. 122/10).
Il secondo punto è quello di razionalizzare e far funzionare bene le macchine burocratiche delle otto regioni del Sud con gli stessi criteri già accennati. Le Regioni funzionanti possono spendere tutte le risorse europee a disposizione che sono veramente notevoli. Terzo, attrarre le massime risorse dallo Stato per aprire i cantieri in tutto il territorio con la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro.


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