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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
02
2011

Serve una Regione a burocrazia zero


Il cancro della Sicilia, che con le sue metastasi ha violentato le cellule sane, è la burocrazia. È noto che le cellule cancerogene fanno parte del tessuto del corpo, solo che funzionano in modo egoistico, prelevando risorse vitali, anziché in modo altruistico come fanno tutte le altre cellule, che danno al corpo.
Così la burocrazia siciliana e le sue metastasi, succhiano al corpo dei cittadini energie per alimentare sé stessa, anziché darle al corpo dei cittadini, per rivitalizzarlo e farlo funzionare bene.
La responsabilità di questa diagnosi incontroverbile, a prova di smentita, è lo stato comatoso del sistema amministrativo della Regione, dei suoi 20 mila dipendenti ufficiali, di cui 2.000 dirigenti. Tutti costoro percepiscono stipendi e indennità, generano spese incontrollabili e incontrollate, ma non rendono quei servizi indispensabili al buon funzionamento del sistema-Sicilia. è un’amara valutazione che continuiamo a testimoniare.

La più grande riforma che dovrebbe fare il Governo regionale, presidente e Giunta, deve essere intitolata burocrazia zero, invertendo l’attuale situazione di zero alla burocrazia. Il che significa una serie di provvedimenti fondamentali per una vera e propria rivoluzione.
Il primo fra essi è che i direttori generali vengano licenziati qualora non rilascino i provvedimenti richiesti da imprese, cittadini ed enti locali in trenta giorni. Oppure provvedano a comunicare in modo motivato il loro diniego.
Il secondo provvedimento riguarda i dirigenti di area e di servizio, i quali dovrebbero essere coinvolti nello stesso procedimento disciplinare se non sottopongono al dirigente generale i provvedimenti da rilasciare, sempre nel termine di 30 giorni.
Il terzo provvedimento è quello di trasformare tutte le procedure cartacee in procedure informatiche, totalmente digitalizzate, in modo che restino evidenti i tracciati, controllabili a posteriori da chiunque.
Il quarto riguarda l’istituzione di un’Autorità di controllo, esterna e indipendente dalla Regione, la quale verifichi due questioni: la corruzione e l’efficienza. Detta Autorità dev’essere munita di strumenti validi per colpire i parassiti.
 
Un apparato amministrativo a burocrazia zero è indispensabile per mettere in moto l’asfittica economia della Sicilia, che non deve più contare sulle provvidenze e sull’assistenzialismo, ma sugli incentivi che la rendano autonoma. Perché questo avvenga, bisogna che cessi la logica del favore  e subentri quella del servizio, tagliando senza pietà qualunque forma di privilegio, di spreco, di sperpero, molto diffusi negli apparati centrale e periferici della stessa Regione.
La questione riguarda, ovviamente, anche gli Enti locali. I sindaci, quali autentici interpreti e portatori delle istanze dei propri cittadini, devono diventare gli attori principali della rinascita della Sicilia, attuando la sana e diligente amministrazione del pater familias, secondo i principi di corretto comportamento, di migliore utilizzazione delle entrate e di uscite parsimoniose.
Nelle pagine, più volte pubblicate su questo foglio, sono indicati nel dettaglio tutti i provvedimenti che i sindaci devono prendere in materia di entrate e di uscite.

Le azioni degli Enti locali, però, sarebbero del tutto inefficaci se non venisse digitalizzato tutto il sistema interno e quello per la produzione dei servizi da rendere ai propri cittadini. Un servizio digitalizzato, ovviamente connesso con quello della Regione e degli altri Comuni, in modo da poter realizzare i progetti in tempo reale. Anche in questo caso, il sistema così realizzato consentirebbe di rilevare le tracce di ogni provvedimento e quindi di verificare la loro efficacia.
Anche nei confronti degli Enti locali dovrebbe agire l’Autorità di cui prima si scriveva, in modo da poter controllare il buon funzionamento dell’apparato, facendo emergere i focolai di corruzione che inevitabilmente possono nascere quando si amministra la Cosa pubblica.
Tracciato il metodo, nel merito Regione e Comuni debbono percorrere due grandi autostrade: la prima, fare i progetti e aprire i cantieri; la seconda, attrarre investimenti nazionali e internazionali, mettendo in vetrina i propri gioielli di famiglia e assistendo gli interessati con le proprie competenze.


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