Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
05
2011

Finanziare le strutture non stipendi e spese


Con un’esemplare delibera (27/11) la Corte dei Conti a sezioni riunite ha chiarito la portata dell’art. 14 della legge 122/10 (terza Manovra estiva di Tremonti) con il quale è stato definitivamente stabilito che gli Enti locali non possano spendere più del 40 per cento per il personale in rapporto alle uscite. La Corte ha chiarito che nel 40 per cento va calcolato tutto il costo del lavoro, includendo Irap, spese per collaborazioni e lavoratori flessibili, incrementi contrattuali e ogni altra voce.
La Corte ha poi fissato un secondo criterio e cioè che, nel computo del 40 per cento, va inserito il costo di tutto il personale delle società partecipate dell’Ente stesso. Ciò al fine, dice la delibera, di evitare manovre e operazioni elusive che, davanti al blocco delle assunzioni, aggirano i vincoli gonfiando l’organico delle società partecipate. Questo scandaloso comportamento è stato messo in atto anche per eludere l’art. 97 della Costituzione, il quale obbliga l’Amministrazione pubblica ad assumere dopo apposita selezione concorsuale.

L’elusione delle norme, da parte degli Enti locali meridionali, e siciliani in particolare, è stata sistematica perché ha risolto un problema per un ceto politico di infimo ordine: quello di dar sfogo a uno sfrenato clientelismo in quanto le società partecipate hanno assunto per chiamata diretta solo le persone raccomandate e perciò privilegiate.
Agrigento (51,1), Enna (44,9), Palermo (44,7), Caltanissetta (42,1), sono le città fuori dal vincolo legale mentre Catania (38,2), Ragusa (35), Trapani (34), Messina (32,9) e Siracusa (31,8) rientrano nel limite del 40 per cento. Tuttavia, le loro entrate sono insufficienti, quasi per tutte tali città, a coprire le uscite, nonostante alcune di esse siano fittizie.
La questione è molto più grave per la Regione, ove le uscite per personale e pensionati superano i due miliardi. Il Decreto sviluppo ultimamente approvato in via definitiva ha anche stabilito un rafforzamento del principio che vuole puntare al dimagrimento degli organici. Si tratta del divieto di anticipare i Fondi per le aree sottoutilizzate per le assunzioni. La Regione siciliana ha un organico enorme (21 mila dipendenti e dirigenti contro 3 mila della Lombardia) ma nonostante ciò continua a pensare a nuove assunzioni senza sapere come pagarle.
 
Il Governo nazionale ha risolto la questione tagliando tutti i contratti a tempo determinato, anche in osservanza di un’altra Manovra estiva (133/2008) che ha vietato di rinnovare i contratti a coloro che ne avevano già usufruito per tre anni nell’ultimo quinquennio.
Si deve capire una volta per tutte che le risorse finanziarie sono finite e che occorre recuperarle dai risparmi della spesa corrente, per utilizzarle verso la spesa per investimenti e per la costruzione di opere pubbliche.
Ecco la vera svolta che dovrebbe fare la Regione, anche con un atto di indirizzo nei confronti dei 390 Comuni siciliani. Indicare la via del risparmio, tagliando sprechi, sperperi, privilegi, bramosie delle corporazioni e altre spese pazze che hanno depauperato un patrimonio di possibilità, almeno fino a oggi.
Bisogna aprire i cantieri, lo ripetiamo in modo noioso, altro che chiuderli. Bisogna utilizzare tutte le risorse europee, congelate da un ceto politico regionale e locale che, a braccetto con un ceto burocratico inutile alla sua funzione, ha impedito di metterle in campo con la massima tempestività.

La cancrena della Regione sono le partecipate e tutti i diversi Enti che dovevano essere cancellati e che rimangono ancora in piedi perché non sanno cosa farsene del personale. Qualche mese fa avevamo lanciato l’idea di istituire una Cassa integrazione per i dipendenti pubblici, che in sostanza c’è ed è la Resais Spa, ove trasferire il personale inutile continuando a corrispondergli uno stipendio pari al 60 per cento di quello ricevuto in attesa che possa essere assorbito negli organici normali. Questa proposta è stata ripresa dall’assessore Mario Centorrino, ma sembra che abbia trovato sordi i suoi colleghi di Giunta e il presidente Lombardo.
In Sicilia, c’è carenza di attività produttive, i cantieri sono chiusi, c’è mancanza di liquidità. Col che le imprese sono alle corde. Le soluzioni drastiche ci sono, le abbiamo più volte elencate, e continuiamo a testimoniare che il Governo regionale fa il contrario di ciò che dovrebbe.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.


comments powered by Disqus