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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
07
2011

Finanziaria deludente, non toccata la politica


L’Unione europea e l’Ocse hanno dato il placet alla Manovra senza averla letta. O hanno la sfera di cristallo, oppure il Governo, in via riservata, gliel’ha trasmessa. Il placet europeo sostiene l’azione di Governo ma, ovviamente, non entra nei meccanismi interni. Ai valutatori europei basta controllare le macrocifre che vadano nella direzione del pareggio di bilancio del 2014. Ma, all’interno della manovra, vi sono insufficienze ed iniquità che la Sinistra non ha rilevato, mentre ha usato argomenti demagogici e populisti.
La prima iniquità riguarda il fatto di avere caricato l’anno in corso con tagli inferiori ai due miliardi, il prossimo con tagli sui cinque miliardi, per poi caricare sugli esercizi 2013 e 2014 i tagli di 20 miliardi per anno. Come dire che questo Esecutivo dovrà affrontare l’anno delle elezioni (2013) con la prospettiva di ulteriori sacrifici per i cittadini, lasciando a chi vincerà le elezioni il compito di realizzarli.

La seconda iniquità riguarda il rinvio del taglio dei costi della politica, di cui vi facciamo un breve campionario. Premesso che la riduzione dei parlamentari riguarda la successiva legislatura, in quanto ha bisogno di una riforma costituzionale dai tempi lunghi, oggi, invece, si possono tagliare a mo’ di esempio il costo di Camera, Senato e Quirinale, indennità e prebende varie dei parlamentari, dei consiglieri regionali, comunali, provinciali e circoscrizionali, ancor più di quel misero 10% effettuato dal 1° gennaio 2011.
Sulla questione delle Province c’è un equivoco grossolano. Esse sono previste dall’articolo 114 della Costituzione che però non disciplina la loro forma. Per questo interviene la legge n. 122/51 che ha previsto dei baracconi con consiglieri, assessori, presidenti di apparati che costano oltre 11 miliardi. Non tutti superflui, perché circa la metà riguardano spese necessarie per l’attività dell’ente intermedio. Ma l’altra metà, circa 5 miliardi, è uno sperpero conseguente al clientelismo perché di questa forma dell’ente Provincia si può tranquillamente fare a meno.
Infatti, lo Statuto siciliano, all’articolo 15, dà una precisa indicazione: le Province si costituiscono sotto forma di consorzi di Comuni che si aggregano liberamente.
 
Tali consorzi sono ovviamente a carico degli enti che li hanno costituiti, i consiglieri sono i sindaci, fra i quali si scelgono gli assessori e il presidente. Tutti a costo zero: ecco come si risparmiano i 5 miliardi.
Nel programma del governo Berlusconi era prevista l’abolizione delle Province. Una previsione sbagliata perché l’ente intermedio è necessario per coordinare i servizi sovracomunali, tra cui per esempio raccolta, smaltimento e utilizzazione dei rifiuti solidi urbani mediante appositi impianti industriali di produzione di biogas ed energia.
La vera azione al riguardo sarebbe quella di trasformare, con apposita legge, la forma delle attuali Province in, appunto, Consorzi di Comuni. Ma, mentre l’azione del governo nazionale dovrebbe ribaltare la citata legge, per la Sicilia, trasformare la legge vigente sulle Province (n. 9/86) è obbligatorio, in modo da allineare la forma dell’ente a quella prevista dallo Statuto, appunto Consorzi di province. 

Vi sono poi alcune insufficienze gravi nella Manovra. Per esempio, non avere affrontato la questione delle liberalizzazioni che hanno tutte costo zero. Il grido di dolore dell’ottimo presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, è una testimonianza di tale insufficienza. Ricordiamo che le liberalizzazioni non hanno costi finanziari, ma costi politici, perché le corporazioni che intendono mantenere i privilegi hanno una forte capacità di pressione sul Governo.
Monopoli, come quelli degli ordini professionali, delle società a controllo pubblico nazionale, regionale e locale, delle reti nazionali di trasporto di elettricità su ferro e del gas. I monopoli costituiscono i colli di bottiglia che frenano la crescita del Paese.
La manovra è anche insufficiente perché non interviene sulla spesa pubblica che, secondo il neo ministro Saverio Romano, va tagliata col macete. L’ultima insufficienza riguarda il mancato taglio del rimborso dei partiti.
Appena leggeremo i 39 articoli vi daremo conto piu in dettaglio della filosofia attendista, delatoria e insufficiente di Tremonti che passa per rigorista ma fa il furbo.


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