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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
12
2011

Siamo indagati faremo i deputati


Ventisette deputati su novanta costituiscono circa un terzo della massima rappresentanza dei siciliani. Molti di loro saranno innocenti, ma altri avranno combinato i reati di cui sono accusati. Quello che preoccupa è il dato complessivo che certifica l’estensione della corruzione in politica.
Ma il fenomeno non è solo nostro. Tra i novecentoquarantacinque deputati e senatori, decine sono indagati e sotto processo. Per parecchi di essi è stata chiesta l’autorizzazione all’arresto, ma fino ad oggi quasi nessuna è stata rilasciata. Pendono le due richieste per Milanese e Papa, sulle quali Giunta ed Aula dovranno pronunciarsi.
Vi sono poi i casi, numerosi ed estesi, in aziende ed Enti pubblici. Consiglieri di amministrazione, componenti di comitati direttivi, consulenti di questo o quell’uomo politico, persino ministri in carica poi dimessisi,  confermano la estesa corruzione in tutti gli ambienti dove si maneggiano soldi pubblici.

Dalla corruzione materiale alla corruzione etica. Finalmente quotidiani e settimanali nazionali stanno tirando fuori i privilegi che la casta politica, in questi decenni, ha alimentato senza sosta: i privilegi degli ex, peraltro da noi indicati in diverse puntate; i privilegi di quelli che sono in carica, totalmente ingiustificati.
L’Italia è l’unico Paese d’Europa nel quale vi sono ben nove livelli elettivi delle Istituzioni dentro le quali vanno a collocarsi, per un verso o per l’altro, ben centoquarantacinque mila soggetti che percepiscono indennità, premi, gettoni di presenza letteralmente inventati e senza alcun collegamento con il servizio che dovrebbero rendere ai cittadini.
Centoquarantacinquemila privilegiati, parassiti e possibili corruttori, di cui faremmo a meno, almeno in buona parte. Fra essi vi sono persone perbene, oneste e corrette. Ma è l’insieme che desta viva preoccupazione.
La corruzione è un elemento distorsivo del funzionamento delle Istituzioni e del mercato, al di là dell’aspetto materiale e di quello morale. Chi prende un appalto che non dovrebbe perché è incapace; chi acquisisce una consulenza senza avere le qualità professionali; chi viene nominato in un Consiglio d’amministrazione senza i requisiti: danneggiano le Istituzioni.
 
Per tamponare questa gravissima situazione basterebbe una leggina formata da un articolo unico: Coloro che intendono essere nominati in Consigli di amministrazione o in Comitati direttivi di Enti pubblici o di qualunque società di proprietà di Enti pubblici, devono avere requisiti di professionalità specifici e referenze adeguate, risultanti da un apposito albo cui si accede per concorso; i bilanci di società ed Enti pubblici di ogni genere e grado devono essere certificati da società iscritte alla Consob; compensi, emolumenti, indennità e simili non possono superare quelli corrispondenti per incarichi alla media europea.
Occorrono quindi limitazioni quantitative e possesso di requisiti di idoneità per rivestire incarichi o a certificare bilanci. Tutto questo comporta una maggiore selezione, perché il campo si restringe con l’esclusione di tanti trombati politici e soggetti che non hanno i requisiti per amministrare e controllare.

Vi è poi un’altra questione che abbiamo più volte segnalato: scoprire la corruzione strisciante negli Enti pubblici e nelle società a controllo pubblico. Non è pensabile che essa venga fatta emergere e investigata solo dalla Procura della Repubblica di ogni Tribunale e dalle Forze dell’Ordine.
Anche in questo caso, basta fissare per legge che ogni Ente pubblico istituisca il Nucleo investigativo affari interni (Niai), col compito di controllare la correttezza e l’efficienza di tutte le proprie strutture, evidenziando i casi di insufficienza o di corruzione, che vanno poi girati alle Procure. Questo costituirebbe un deterrente contro le malversazioni, contro le appropriazioni indebite o quant’altre azioni illegali si compiono giornalmente nella Pubblica amministrazione, a vario livello.
Com’era prevedibile, la mannaia sulla spesa corrente è arrivata, ma ancora non se ne sentono gli effetti che verranno prodotti nel 2013 e nel 2014. Si renderà indispensabile, per conseguenza, approdare ad una buona amministrazione, che elimini gli sprechi e spenda solo quanto necessario per avere efficienti servizi.


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