Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
14
2011

Sicilia vera se diventa normale


La Manovra in approvazione mette una pietra tombale su tutti i benaltristi, cioè coloro che sfuggono alle responsabilità e pensano di abbattere gli avversari con manovre dilatorie e con variazioni rispetto al tema centrale.
La speculazione internazionale non ha alcun tentennamento e colpisce senza pietà gli Stati che mostrano debolezza politica e strutturale. L’Italia le ha dimostrate entrambe e non poteva sfuggire all’attacco concentrico di chi, dai guai altrui trae cospicui benefici.
Il problema è che questa Manovra  non risolve la gracilità del sistema istituzionale e finanziario italiano. Accanto al riaggiustamento dei conti servono infatti delle forti iniziative che eliminino le deficienze su cui si basa la speculazione.
Il consolidamento politico passa attraverso l’urgente riforma della legge elettorale porcata, in modo da ripristinare il principio dei principi: i parlamentari vengono eletti nominativamente e non designati dai capi partito.

Sul versante della questione morale e finanziaria, il secondo intervento urgente è quello di abbattere drasticamente il costo della politica. Il nostro è un Paese pesante, con nove livelli elettivi, 145 mila eletti, 22 mila componenti di Consigli di amministrazione delle società pubbliche controllate, nonché 16 mila revisori dei conti. Una massa enorme di persone che, in buona misura, vivono parassitariamente sulle tasse che tanto faticosamente gli italiani pagano.
Vi è poi una terza questione strutturale e riguarda le liberalizzazioni, vale a dire l’abbattimento drastico di monopoli e oligopoli, di privilegi che le corporazioni di vario genere mantengono a scapito del benessere generale. Vi sono bravi imprenditori, ma anche imprenditori predoni e imprenditori colonizzatori i quali, come i vecchi feudatari, speculano sulle debolezze altrui. Questi ultimi hanno rendite di posizione indebite che gravano pesantemente sul bilancio dello Stato.
Vi è un quarto punto da innovare e riguarda l’enorme peso della burocrazia pubblica, a livello centrale e locale, con un costo enorme proprio e altro costo enorme indotto per la lentezza e la farraginosità delle procedure che ancora, utilizzando in gran parte la carta, consentono vaste aree di corruzione.
 
In questo quadro, che comporterà ulteriori tagli dei trasferimenti dallo Stato alla Regione siciliana, questa maggioranza, governo e opposizione non hanno alcuna scelta diversa se non quella di rielaborare in tutta fretta un Piano aziendale-tipo (ne pubblicheremo uno nei prossimi giorni) in base a cui tagliare tutte le spese che non sono conformi alle necessità, per produrre i servizi richiesti dalla comunità, aumentare le entrate proprie, lottando con tutti i mezzi legali contro lo Stato quando non osserva totalmente gli obblighi che ha verso il popolo siciliano in virtù dello Statuto.
Quindi, da un canto, bisogna prima mettersi le carte in regola e, dall’altro, esigere i propri diritti fino all’ultimo euro. Il benchmark (cioè il punto di riferimento) della Regione deve essere la Regione Lombardia o un’altra Regione virtuosa del Paese, ribassando le proprie spese per metterle a confronto con quelle delle citate amministrazioni.

Il primo esempio, non simbolico, è quello di tagliare di cento milioni il costo dell’Assemblea regionale, adeguandolo a quello del Consiglio regionale della Lombardia mediante l’abrogazione della legge 44/65.
Il secondo taglio deve eliminare tutte le indennità e i privilegi degli ex. Chi fa politica deve avere un compenso, ma quando cessa e ritorna al proprio mestiere di provenienza non deve percepire più neanche un euro.
Il terzo taglio drastico è la promessa cancellazione dell’Aran Sicilia e l’adeguamento, verso il basso, di stipendi e pensioni dei dipendenti regionali adeguandoli a quelli dei dipendenti statali, con l’eliminazione della costosa struttura che amministra le pensioni, anziché affidare l’incarico all’Inpdap.
Un altro intervento fondamentale è la digitalizzazione dell’amministrazione regionale e delle amministrazioni locali e la semplificazione delle procedure amministrative.
Infine, ma non ultimo, la creazione dei parchi progetto e l’apertura dei cantieri in tutta l’Isola utilizzando subito le risorse europee.
Occorre subito una Sicilia vera, che sia normale per energia, vitalità, creatività, organizzazione ed efficienza.


comments powered by Disqus