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Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
16
2011

E venne il tempo dei politici virtuosi


La Manovra approvata ha travolto il contenuto del decreto 98 del 7 luglio 2011. è antipatico ricordare che avevamo previsto l’insufficienza dei tagli e il loro spostamento negli anni a venire. Puntualmente i mercati hanno visto tale insufficienza e hanno aggredito azioni e titoli italiani.
A questo punto, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha preso in mano la situazione, in modo silenzioso com’è suo costume, ed ha agito da vero e proprio gestore e massimo responsabile della Cosa pubblica. Ha indotto maggioranza e opposizione alla rielaborazione della Manovra in tre giorni. Ma con un correttivo fondamentale rispetto alla precedente: l’ammontare complessivo aumenta di oltre il 50%.
Appena leggeremo il nuovo testo, vi faremo il commento sulle varie parti. Per una volta il Parlamento si è comportato in maniera adeguata anche nel modo con cui è stato condotto l’iter parlamentare, vale a dire la discussione di pochissimi emendamenti, pare solo 10 della maggioranza e 10 dell’opposizione nella commissione e quindi il passaggio all’aula del Senato e successivamente il voto blindato della  Camera.

Nonostante il cospicuo aumento di tagli e prelievi, il governatore della  Banca d’Italia e prossimo presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto che, nel breve, occorra fare la seconda parte, decidendo se tagliare la spesa pubblica, come sarebbe opportuno, o aumentare le tasse, per ottenere il risultato finale di avere il pareggio di bilancio e cominciare la decurtazione del debito pubblico.
A proposito del quale ricordiamo le tre date fondamentali: 1980, 200 mila miliardi di lire; 1992, 2 milioni di miliardi di lire, cioè dieci volte, pari a circa 1.000 miliardi di euro; 2010, 1843 miliardi di euro; 2013, 2 mila miliardi di euro. Una progressione impressionante in 30 anni, denunciata dall’aridità delle cifre, per la grande responsabilità di democristiani, socialisti, comunisti e satelliti prima, e di Centrodestra e Centrosinistra, dal 1994 ad oggi. La sequenza dei dati indica anche la grave responsabilità del ceto politico, delle corporazioni, della Pa e di tutti coloro che hanno attinto a piene mani nella greppia pubblica ottenendo vantaggi personali e privati contro l’interesse degli italiani.
 
Da oltre un anno scriviamo su queste colonne che il redde rationem sarebbe arrivato per la semplice ragione che l’euro costituiva un collare d’acciaio intorno al collo di chi continuava nelle spese pazze.
Ha pagato duramente la Grecia, sono sotto pressione Irlanda e Portogallo, la Spagna ha evitato l’aggressione al proprio debito sovrano facendo una manovra preventiva. Per ultima, l’Italia che, con la lentezza delle decisioni e con la filosofia che è meglio fare domani ciò che si dovrebbe fare oggi, si è trovata improvvisamente col coltello alla gola.
Il coltello è il Patto di stabilità del 25 marzo 2011 firmato a Bruxelles dai Capi di Stato e di Consiglio. Anche in questo caso lo abbiamo scritto il giorno dopo che la mannaia si era abbattuta sul nostro Paese e soprattuto sul Meridione ammalato di due patologie: la mancanza di sviluppo e il clientelismo esasperato e diffuso che fa sperperare le risorse pubbliche.

E venne il tempo dei politici virtuosi. Non conta la loro età, ma che siano onesti e capaci. I cittadini di un comune non perdoneranno al loro sindaco la cattiva amministrazione, non gli perdoneranno più il clientelismo, il favoritismo, l’assunzione di parenti ed amici; lo penalizzeranno quando vedranno che egli si occupa degli affari propri piuttosto che degli affari generali.
I Comuni del Sud, e in particolare i 390 siciliani, sono destinati a ribaltare la loro linea amministrativa aumentando le entrate proprie, senza aumentare la pressione fiscale e abbattendo con un machete la spesa corrente. Mentre dovrà essere aumentata cospicuamente la spesa per investimenti in opere pubbliche e attività produttive di vario genere (green economy, ristrutturazione di siti archeologici, turistici e paesaggistici, creazione di reti motrici dell’economia, organizzazione e trasparenza del sistema della pubblica amministrazione).
Per quanto riguarda le Province siciliane, sono morte e decotte e il ceto politico dovrà attuare l’articolo 15 dello Statuto, trasformandole in Consorzi dei Comuni e risparmiando circa 600 milioni.


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