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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
19
2011

Necessaria la formazione ma collegata al mercato


Negli ultimi dieci anni la Regione ha speso 3 miliardi per la formazione, che è servita solo a pagare i formatori e a nutrire le speranze di migliaia di partecipanti ai corsi i quali, sistematicamente, non hanno trovato collocazione nel mercato.
Negli stessi dieci anni la Regione ha speso 80 miliardi per la sanità, mentre ne avrebbe potuti risparmiare almeno 20.
Negli ultimi 10 anni la Regione ha speso 20 miliardi di stipendi per dipendenti e pensionati regionali dai quali si sarebbero potuti risparmiare almeno 10 miliardi.
Solo tre voci: 60 miliardi di risparmi con i quali si sarebbero potuti creare 60 mila posti di lavoro per costruire infrastrutture, restaurare borghi, co-finanziare opere con i fondi Ue e via enumerando. Il Pil della Sicilia sarebbe potuto aumentare di almeno un punto su quello nazionale e con la relativa ricchezza in più si sarebbe messo in moto un circuito virtuoso che avrebbe alimentato l’economia siciliana.

Abbiamo fatto solo tre esempi di quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto. La responsabilità è precisa: quella del ceto politico che ci ha governato, quello burocratico che gli ha retto il sacco e l’altro della classe dirigente siciliana che ha ampliamente attinto alle risorse pubbliche senza produrre alcunché, ma solo lucrando in modo parassitario.
La fotografia che abbiamo testé fatto è inconfutabile, in base a dati ufficiali di Istat, Banca d’Italia, Ragioneria generale e altri Enti che fotografano la realtà. Invitiamo chiunque a smentirli.
Il peggio della questione è che si continua su questa perniciosa via, che il presidente della Regione, la sua vecchia maggioranza passata ora all’opposizione, e la sua nuova maggioranza non hanno alcuna intenzione di cominciare da capo su una nuova via, quella dello sviluppo dell’economia, della creazione di occupazione e dell’imbocco di una strada che porti la Sicilia a competere con le altre regioni dell’Europa.
Un vero disastro, più volte testimoniato e certificato sulle colonne di questo giornale che, con le inchieste basate sui dati, sta ricomponendo il mosaico che riguarda la vecchia Sicilia, da cui partire per andare verso la nuova Sicilia, quella dei virtuosi.
 
Per tornare alla formazione regionale, sappiamo che l’assessore al ramo, Mario Centorrino, non sa come procedere per affrontare i fantomatici istituti di formazione e i loro formatori, cui si dovrebbero tagliare i viveri, oppure cui si potrebbe fare una proposta in grado di ribaltare l’attuale situazione. L’assessore, di concerto con i siti regionali, con le associazioni degli imprenditori e anche con il nostro giornale, dovrebbe fare un censimento rapido e concreto in base al quale vengano determinate le funzioni e le occasioni di lavoro, che in Sicilia esistono. Noi ne abbiamo censite e pubblicate oltre 3.600, ma vi sono siti di trovalavoro che pubblicano migliaia di possibilità.
Naturalmente, per accedere a queste occasioni occorre possedere competenze specifiche, per acquisire le quali è indispensabile un percorso formativo. Ed ecco il collegamento fra Mercato e Regione. Basterebbe che quest’ultima cambiasse i suoi bandi formativi e indirizzasse i propri finanziamenti a quegli istituti che creano figure professionali in fase con le occasioni del mercato siciliano e con quello nazionale e internazionale.

Fatto questo screening, il finanziamento dovrebbe essere indirizzato a tutti i partecipanti ai corsi effettivamente assunti. Quindi, non più finanziamenti a babbo morto per corsi inesistenti o per figure che non hanno acquisito alcuna professionalità, bensì finanziamenti a quei formatori e corsi di formazione che hanno consentito ai siciliani di approdare al lavoro.
Così sarebbero ben spese le somme per la formazione, creando un forte supporto a chi ha bisogno di lavoratori professionali ed entusiasmando gli stessi che, dopo essere stati adeguatamente preparati, troverebbero la giusta collocazione con il riconoscimento della loro competenza.
Quello che abbiamo appena descritto vi sembra un progetto bislacco? Si, se si vuole alimentare il clientelismo e dilapidare ancora centinaia di milioni di euro. No, se vogliamo diventare una regione europea e fregiarci, tutti i siciliani, come cittadini dell’Unione a pieno titolo.


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