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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
21
2011

Politici impuniti, siciliani indignati


Il Friuli, con 1,2 mln di cittadini produce il 2,5% del reddito nazionale. La Sicilia con quattro volte gli abitanti (5 milioni) produce solo poco più del 5,6% del Pil nazionale. In queste semplici cifre si racchiude il disastro della Sicilia e la gravissima responsabilità della sua classe dirigente a partire da quella politica.
Fino ad oggi il ceto politico siciliano ha potuto vivere in base ad un parassitismo diffuso, dispensando favori, promettendo posti pubblici, favorendo imprese non competitive, distribuendo consulenze inutili agli amici, foraggiando formatori incompetenti. Insomma, il peggio del peggio che una gloriosa e antica regione come la nostra non si meriterebbe.
Mentre noi abbiamo bisogno di guide coraggiose e virtuose che antepongano gli interessi dei siciliani a quelli propri e della propria famiglia. Ed ora che le risorse finanziarie sono tagliate senza pietà, c’è bisogno ancor di più di illustri siciliani, integerrimi, disposti a lavorare gratis pur di dare un contributo decisivo alla nostra Isola. e ve ne sono tanti: abbiamo pronto l’elenco.

L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha fatto due conti e si è accorto che la manovra obbligherà a tagliare fra i 5 e i 7 miliardi di spesa dal bilancio regionale. Armao ha confermato quello che le nostre inchieste pubblicano da anni ma, a Palermo, non ci credevano. Per facilitare il compito all’assessore all’Economia pubblichiamo una pagina indicando quali debbano essere i tagli immediati, da effettuare in agosto 2011, dando l’esempio che i deputati regionali, di fronte alla gravissima crisi, non vadano in ferie, se non per qualche giorno, ma vogliano prendere di petto la situazione e varare una Finanziaria bis per la Sicilia che comprenda i tagli indicato più volte.
i siciliani non si sono ancora resi conto dello tsunami che ci sta investendo e pensano che tutto possa continuare come se nulla fosse. Non è così. i soldi sono finiti sul serio, nessun becero uomo politico potrà più promettere posti o privilegi, nè potrà approvare sprechi e sperperi perchè i cittadini stanno provando sulla propria pelle gli effetti della morsa europea che strangola alla gola il Paese e di riflesso Regioni ed Enti locali. Attenti a non raggiungere uno stato comatoso.
 
Se così accadesse, l’indignazione dei siciliani monterebbe rapidamente ancor di più e travolgerebbe i parassiti che continuano a percepire ventimila euro al mese a vario titolo, sia nel settore politico che in quello burocratico. Gente che non si vergogna di girare con le auto blu da 60 o 80 mila euro che, fra l’altro, consumano più di una Ferrari (sigh!). La vergogna delle vergogne è rappresentata dal massimo organo legislativo, cioè l’Assemblea regionale, che costa ai siciliani 172 milioni all’anno mentre il Consiglio regionale della Lombardia, preposto al doppio della popolazione, costa 101 milioni in meno, cioè 71 milioni.
Senza contare le indennità degli assessori, dei consiglieri comunali, provinciali e circoscrizionali, dei direttori generali, degli assistenti parlamentari (uscieri) e di tanti altri che se ne fottono dei disoccupati, di centinaia di migliaia di piccoli imprenditori e degli artigiani in difficoltà, dei pensionati a 400 euro al mese e di tutti gli altri siciliani che vivono in stato di povertà.

Se la situazione nazionale è grave, quella siciliana è gravissima. Qui, da noi, è molto urgente imboccare la strada dello sviluppo. Per far ciò, bisogna cofinanziare i fondi europei liberando le risorse con i tagli che indichiamo nella pagina interna. Pubblicheremo, altresì, una pagina degli investimenti da fare utilizzando le risorse prima richiamate, attraverso i quattro centri di spesa regionali, cui sono preposti direttori generali che hanno gli obiettivi di spendere tutto, bene e in fretta.
I circa 18 miliardi di risorse del Po 2007/13 vanno riversati con immediatezza, negli anni previsti, sul mercato siciliano, per dare ossigeno all’economia asfissiata dall’insipienza di un sistema politico e amministrativo che la sta distruggendo.
Abbiamo più volte indicato i versanti degli investimenti di cui due sono preponderanti: opere pubbliche, aprendo subito i cantieri regionali e locali, e attrazione di investimenti produttivi da tutto il Mondo soprattutto per valorizzare e mettere a profitto i beni culturali paesaggistici e archeologici che la Sicilia possiede in cospicua quantità.


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