Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Lug
26
2011

Legge sui partiti, questi sconosciuti


L’art. 49 della Costituzione ricorda che tutti i cittadini  hanno diritto di associarsi liberamente in partiti, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il precetto costituzionale in questi 63 anni (1948-2011) si è trasformato in arbitrio, perché di proposito non è stata approvata alcuna legge che regolasse il funzionamento di questi contenitori. I quali hanno bisogno di finanziamenti per consentire anche ai cittadini che non hanno disponibilità finanziaria di esercitare un ruolo attivo nella politica nazionale e locale.
Ma, come si sa, la carne è debole, col risultato che i partiti hanno cominciato a derubare la Cosa pubblica non già e non solo per autofinanziarsi, bensì per fare arricchire i loro maggiorenti.
La bufera giudiziaria di Mani pulite del 1992 cominciò il 7 febbraio di quell’anno, quando Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, fu arrestato in flagrante con una mazzetta di sette milioni. Era un uomo di Craxi, il quale esclamò: “Si tratta di un mariuolo”.

Invece, i mariuoli erano tanti.  Molti finirono in galera, giustamente, altri ingiustamente. Quell’epoca fu la fortuna di Antonio Di Pietro, che intuì uno spazio politico nel quale si gettò a capofitto. Il finanziamento illecito dei partiti non cessò come sarebbe dovuto accadere. Venne approvata una legge (n. 515/93) con la quale si stabilì che i partiti avrebbero ricevuto un rimborso spese fisso per ciascun voto ricevuto: una contraddizione nei termini, perché è giusto rimborsare le spese, ma non è giusto che le casse pubbliche paghino un cachet di un euro al voto (somma stabilita nel 2002).
Il risultato di questa scellerata legge, autovotata dai beneficiari, è che i partiti non solo incassano le spese effettuate nelle campagne elettorali, ma ci lucrano perché i rimborsi sono ben superiori ad esse. Inoltre, si sono autovotati il privilegio che tali rimborsi vengano effettuati anche quando la legislatura cessa prematuramente. Per cui, negli anni 2008, 2009 e 2010 il denaro pubblico sta rimborsando contemporaneamente i partiti per i voti ottenuti nella campagna elettorale 2006 e per gli altri della campagna 2008. Un’autentica vergogna di cui nessun uomo politico si vergogna.
 
Il peggio della questione è che non si ha il controllo di questi denari. I partiti incassano, ma non hanno obbligo di rendiconto, né di pubblicare i loro bilanci, se non in maniera sommaria, per cui è possibile nascondere indebite uscite, estranee all’attività propria dei partiti. 
Ma vi è di più. Il metodo democratico del richiamato articolo 49 della Costituzione non esiste all’interno dei partiti, i quali possono avere uno statuto qualsivoglia, anche non democratico. Essi possono continuare la loro attività indipendentemente dal funzionamento delle loro assemblee elettive ed alla rappresentanza degli elettori, sostituite da nomine che provengono dall’alto. Anche la questione delle primarie è tutta una buffonata, perché non vi è alcuna garanzia né certezza del loro espletamento.
Sarebbe urgente e indispensabile una legge sul funzionamento dei partiti, che regolasse le elezioni democratiche interne, le primarie e le norme sui bilanci da far certificare a società iscritte alla Consob.

Si parla di riforma della legge-porcata con la quale deputati e senatori vengono nominati dalle segreterie dei loro partiti. Dopo 47 anni dalla perversa legge elettorale proporzionale (1948-1993) il Parlamento, a seguito del referendum promosso da Mariotto Segni, approvò il Mattarellum, cioè l’elezione dei deputati in collegi, restando in piedi il proporzionale per il 25 per cento. Il proporzionale ha rovinato l’Italia perché ha consentito la formazione di qualsivoglia governo dopo le elezioni, esautorando i cittadini da una precisa indicazione.
L’attuale legge-porcata ha un vantaggio, e cioè il premio di maggioranza, secondo il quale il partito o la coalizione che riceve un voto più dei concorrenti guadagna 340 seggi alla Camera. Ma questo non basta per governare, perché il Senato ha una legge elettorale diversa, per cui si è verificato il disastro del 2006 col governo Prodi.
Invece, il modello francese con collegi uninominali, a due turni, risponderebbe alla nostra odierna esigenza. Riflettiamoci.


comments powered by Disqus