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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
04
2011

Turbolenza internazionale che colpisce i deboli


Lunedì 1 agosto il governo degli Stati Uniti ha risolto il problema del debito pubblico, 14.200 mld di dollari rispetto ai 14.624 del Pil (fonte Ocse, 2010), evitando così la dichiarazione di decozione. è noto a tutti che la partita non è stata di carattere economico-finanziaria, bensì politica. La guerra che hanno scatenato i repubblicani contro il presidente Obama ha come obiettivo la sua mancata prossima rielezione, come accadde al 41° presidente degli Stati Uniti, George Bush padre, il quale fu sconfitto al secondo mandato dal democratico Bill Clinton.
Mentre si è giocata questa difficile partita, il Paese nordamericano è stato sull’orlo della decozione anche se non ha raggiunto i livelli dell’Italia. Il limite massimo del debito pubblico è fissato per legge, ma ricordiamo, che tre presidenti degli Usa hanno elevato tale limite di volta in volta sino a raggiungere quello attuale.
La questione è stata di difficile soluzione, ma riteniamo che essa sia arrivata, perché il popolo americano ha fatto un’enorme pressione sul Congresso mediante mail e telefonate, affinché il buon senso prevalesse e si raggiungesse l’accordo tra il partito democratico al governo e quello repubblicano all’opposizione, chiudendo così una vicenda, diventata penosa. 

Se Atene piange, Sparta non ride. L’Ue ha i suoi problemi anche derivanti dalla debolezza della moneta americana, perché un euro forte penalizza le esportazioni, mentre, d’altra parte, subisce la pressione dei prodotti a basso prezzo che provengono dai Paesi emergenti, come Cina e India. Peraltro in Europa, l’area euro è limitata a 17 membri su 27, perché non tutti hanno trovato convenienza a inserirsi nello scudo monetario europeo. Per esempio, la Gran Bretagna che, nonostante abbia mantenuto la propria moneta, riesce a tenere in buon equilibrio i propri conti e beneficia del periodo thatcheriano in cui furono liberalizzati i servizi in favore dei cittadini con l’aumento della concorrenza, e privatizzati quasi tutti gli enti pubblici, sanità compresa.
La Norvegia, colpita dal grave attentato dei giorni scorsi, addirittura è voluta restare fuori dall’Unione europea. Ma quel Paese, grande un quarto più dell’Italia, ha una popolazione di appena 5 milioni di abitanti, quanti quelli della Sicilia, e ricchezze naturali e petrolio in abbondanza.
 
Di fronte alle debolezze dei due colossi, Usa ed Europa, i Paesi in via di sviluppo crescono senza sosta e acquisiscono aziende occidentali oltre che titoli di Stato con importi elevatissimi. Il che comporta che essi hanno nella propria facoltà la possibilità di condizionare Usa e Ue.
Lo scenario mondiale è così stravolto perché i forti di una volta stanno diventando deboli e i deboli, forti. In questo passaggio di poteri vi è lo stato di fibrillazione e di debolezza dell’intera economia mondiale di cui fanno le spese i Paesi del terzo mondo, ove la povertà regna sovrana, senza la speranza di poter essere sostenuti dai cosiddetti Paesi ricchi che stanno attraversando un guado particolarmente pericoloso.
Guardando indietro, e molto lontano, ci accorgiamo che nei millenni l’uomo ha sempre avuto periodi negativi, con morti e feriti, ma poi li ha superati. Fra questi, indichiamo le due guerre mondiali che hanno bruciato milioni di vite e infinite risorse economiche, sottratte all’aiuto che si poteva dare alle popolazioni povere.

Guardando il mondo come se ci trovassimo su un satellite, significa astrarsi dalla superficie terrestre ed avere una cognizione complessiva di come vanno le cose.
Certo, la nostra pochezza ed infinitesima dimensione ci rendono difficile questa visione. Tuttavia dobbiamo sforzarci di guardare ad ampio spettro quello che accade, augurandoci che sempre e comunque il buon senso prevalga. In effetti, spesso, i guai si moltiplicano perché fra gli uomini c’è malafede, egoismo e cattiva volontà. Se prevalesse la cooperazione e la collaborazione fra i governi dei popoli, molti problemi si potrebbero risolvere, mentre rimangono irrisolti.
Finché esisterà l’uomo vi saranno turbolenze, ma gli uomini di buona volontà debbono mantenere i nervi a posto e tentare di fare prevalere la ragione sulla forza. Non sempre ci si può riuscire, ma bisogna essere consapevoli di questa necessità, in modo da ridurre al minimo gli effetti negativi dell’egoismo. La realtà non va nascosta, ma affrontata con onestà.


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