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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
10
2011

Banca centrale europea commissaria lÂ’Italia


La manovra approvata dal Parlamento quasi all’unanimità (quarta estiva di Tremonti) ha il grosso difetto, come abbiamo scritto più volte, di tagliare appena due miliardi per il corrente anno, solo cinque miliardi per il 2012 ed il resto nel 2013 e 2014. Ma la furbata non ha sortito effetto perché la Bce ha di fatto commissariato l’Italia, imponendo l’anticipo della manovra. Berlusconi, di fronte all’aut aut non ha potuto fare altro che comunicare al popolo italiano: obbedisco!
La scorsa settimana è stata tragica perché gli investitori hanno fatto abbassare il corso dei titoli italiani, facendo ampiamente superare il rendimento oltre il 6 per cento. L’unica via di salvezza era l’acquisto dei bond italiani da parte della Bce. Quest’ultima ha dichiarato la sua disponibilità all’acquisto in presenza dell’anticipo della manovra. Ed ecco che il cerchio si è chiuso. L’operazione è stata pilotata dal presidente francese, Sarkozy, e dalla cancelliera tedesca, Merkel.

Nelle aste di queste settimane, i Btp decennali hanno offerto un rendimento superiore al 5 per cento, con una differenza dai Bund tedeschi di oltre 400 punti base, il che significa di oltre il 4 per cento. I tassi così elevati, che costituiscono una remunerazione necessaria agli investitori per comprarsi i titoli di Stato italiani (equivalenti a cambiali), hanno un riflesso micidiale sui conti dello Stato.
Il ministero dell’Economia stima che gli aumenti dei tassi comporteranno una maggiore spesa, nell’anno corrente, di oltre tre miliardi. Avendone tagliati poco più di due, possiamo tranquillamente affermare che  gli interessi sui Btp si sono mangiati la manovra.
Il circolo vizioso del disavanzo annuale, che si somma al  debito pubblico (Bankitalia comunica che esso è aumentato di ben 70 miliardi nel periodo maggio 2010-maggio 2011) genera ulteriori interessi, i quali fanno aumentare il disavanzo.
Non c’è che un modo per tagliarlo e riguarda la decurtazione del medesimo debito sovrano con operazioni straordinarie. Il risultato sarebbe quello di abbattere gli interessi passivi, con il vantaggio di avere un grosso avanzo, dopo averli coperti, e a sua volta, facendone diminuire il totale.
 
S’instaura così un circolo virtuoso: meno debito, meno interessi, più avanzo, ulteriore abbattimento del debito pubblico. Perché esso funzioni è, ovviamente, necessario sistemare in maniera efficiente, ordinata e organizzata, tutta la macchina burocratica dello Stato nei suoi vari livelli, sostenendo solo le spese strettamente necessarie per produrre i servizi di cui hanno veramente bisogno cittadini e imprese.
Eliminando il superfluo, il parassitismo e ogni altro onere derivato dalle corporazioni,  si possono liberare cospicue risorse per la costruzione di opere e per sostenere l’apparato produttivo, nonché attrarre investimenti da tutto il mondo, stante che vi sono moltissimi gruppi imprenditoriali tentati di investire in Italia, a condizione di avere a che fare con una burocrazia snella e pronta. Questa è la condizione essenziale perché vengano ad investire da noi.
La marcia in più che dovrebbe avere la Sicilia consisterebbe in una burocrazia ancora più snella e già  pronta.

Di fronte a queste urgenze, assistiamo ad un ceto politico indifferente che programma le proprie ferie come se nulla fosse, come se la casa non stesse bruciando, rinviando a settembre l’inizio della discussione, non l’adozione dei provvedimenti. Infatti, Camera e Senato hanno stabilito le proprie ferie dal 5 al 29 agosto (24 giorni di fila), l’Assemblea regionale siciliana dal 5 agosto al 13 settembre (ben 38 giorni). Fare gli auguri a tutti i parlamentari che si godranno le meritate vacanze non sembri uno sberleffo, ma sperare che al loro ritorno non trovino la casa in cenere.
Esempio di ben altro livello sarebbe stato se Camera, Senato e Ars avessero ridotto le ferie alla sola settimana di Ferragosto e messo in cantiere i provvedimenti indispensabili per spegnere l’incendio.
Tout passe, tout lasse,  tout casse... e tout se remplace, dicono i francesi. Altri pensano che la vita continui ed altri ancora che sia inutile preoccuparsi, tanto si dovrà morire. Non siamo d’accordo. Ognuno di noi, vivendo in una Comunità, ha precisi doveri e precise responsabilità cui deve far fronte senza esitazione. Dimenticandoli, dimentichiamo di vivere.


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