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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
09
2011

Vergogna, noi lavoriamo i deputati vanno al mare


Camera e Senato, in ferie dal 5 di agosto, hanno deciso di riaprire il 29 di questo stesso mese per far lavorare le Commissioni e l’Aula il successivo martedì 6 settembre. La Camera aprirà poi giovedì 11 agosto solo per una comparsata: sentire le linee di Tremonti.
L’Assemblea regionale siciliana, invece, chiude ugualmente il 5 di agosto, ma prevede di aprire il 13 di settembre: 38 giorni letteralmente sprecati per consentire ai 90 deputati e ai circa 200 dipendenti di godersi le meritate ferie.
Le ferie così lunghe costituiscono un privilegio inaccettabile per la massima istituzione legislativa regionale, la quale dovrebbe preoccuparsi di elaborare e varare quei provvedimenti di legge urgenti di cui ha bisogno la Sicilia, senza por tempo in mezzo.
Certo, anche il Governo, che è retto da una maggioranza legislativa, dovrebbe chiedere che l’attività dell’Ars si fermi solo per la settimana di Ferragosto. Invece tace e diventa connivente, anche se Presidente e assessori comunicano di essere presenti in agosto.

La questione è politica, ma anche di costume e sociale. Indica che l’irresponsabilità istituzionale è diffusa in un ceto politico dove dilaga il becerume, anche se salva molte eccellenti professionalità capaci e corrette. Esse, però, non riescono a fare prevalere l’interesse generale che obbligherebbe i deputati regionali, i quali anche quando sono al mare continuano a percepire regolarmente tutti i loro emolumenti, di stare in campana tutto il mese di agosto, ad eccezione, ripetiamo, della settimana centrale.
C’è anche un aspetto etico da sottolineare: chi ha maggiore responsabilità deve dare il migliore esempio. Più alto è il livello istituzionale che si occupa, più alto deve essere il senso del dovere. Chi viene meno a questo rapporto non ha il diritto di occupare posti di responsabilità. è dura capire questa esigenza, ma gli uomini politici dell’Ars devono comprenderla una volta per tutte, perché se continuano a fare i sordi verranno travolti dall’indignazione siciliana, che fino a oggi ha taciuto, ma nel momento in cui la carne dei cittadini viene azzannata dai tagli del Patto di stabilità e delle Manovre, la reazione sarà forte e alta.
 
Noi del QdS siamo sulla breccia per tutti i giorni dell’anno. Gran parte dei siciliani si assenta dal lavoro per pochi giorni. è una vergogna vedere la schiera di uomini politici, anche degli Enti locali, che per un verso o per l’altro lucra parassitariamente sul denaro dei siciliani, andandosene al mare o in montagna e dimenticando il proprio compito.
Se questa classe politica avesse rispetto per i siciliani che l’hanno eletta, dovrebbe stabilire un principio, e cioè che i suoi emolumenti debbano essere legati ai risultati. Un principio meritocratico semplice, misurabile e applicabile a tutti, secondo cui chi raggiunge gli obiettivi prefissati ha diritto a essere ricompensato. I ciarlatani, i parolai e tutti gli altri che danno fiato alla bocca non dovrebbero ricevere alcun compenso, perché, di fatto, non servono i loro mandanti, cioè i cittadini.
Non sembri, questa argomentazione, velleitaria o fuori dalla realtà. Essa esprime il senso comune di tanta gente che ci scrive, la quale non sa come la politica dovrebbe dare risposte, ma intuisce che essa non rapporti il consumo di risorse con i risultati che dovrebbe conseguire.

Dispiace che, fra i tanti deputati regionali sordi, ve ne siano tanti molto bravi, che però stanno muti. Essi, a costo di sfidare l’impopolarità fra i propri colleghi, dovrebbero proporre la chiusura dell’Assemblea regionale solo nella settimana di Ferragosto. Non si capisce perché, quando si tratta di votare privilegi di ogni genere, i 90 deputati siano tutti d’accordo. Quando, invece, si dovrebbero tagliare inaccettabili privilegi, tacciono, si assentano o sviano il discorso su questioni fatue.
Un dato è certo: la legge 44/65, che equipara i compensi di deputati e dipendenti dell’Ars a quelli del Senato, è una legge iniqua, fuori dalla realtà, che colpisce i siciliani con una spesa superiore di 100 milioni a quella dell’identica istituzione regionale della Lombardia che fa esattamente le stesse cose. Stupisce che una persona intelligente come Francesco Cascio non abbia ancora messo all’ordine del giorno l’abolizione di tale legge e del relativo privilegio.


Tags: Ferie - Ars
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