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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
17
2011

Chiuso per ferie usanza barbarica


Venerdì 29 e sabato 30 luglio i bollettini di guerra dei trasporti ci hanno comunicato che ben 11 milioni di italiani si stavano muovendo per andare nei luoghi prenotati ove trascorrere le ferie. Oltre un sesto della popolazione in movimento crea un danno all’economia indescrivibile, perché concentra in un periodo relativamente breve (un mese) decine di milioni di persone al mare, in montagna o nelle città d’arte, località che poi si svuotano nei sei mesi a cavallo dell’anno.
Tutti i Governi succedutisi nel dopoguerra sono stati impotenti ad affrontare la questione di fondo: destagionalizzare le ferie.
La responsabilità di quanto descritto è in primo luogo dell’industria, a cominciare dalla Fiat, perché chiude nelle rituali quattro settimane di agosto. Con essa, tutte le aziende dell’indotto e quelle altre del settore industriale che seguono questa infausta tradizione. Un malvezzo che nessun Governo e nessun sindacato hanno tentato di contrastare.

Un malvezzo che non c’è in alcun Paese d’Europa, ove si lavora per dodici mesi e ove ogni impresa adotta un’apposita organizzazione per consentire a tutti i propri dipendenti di andare in ferie, ma a rotazione, in modo da mantenere in piedi l’attività senza alcuna interruzione.
In Europa, persino le scuole iniziano anche il primo di agosto. Qualcuno dirà che in Italia e nel Sud non sarebbe possibile per ragioni climatiche. Si risponde che basterebbe climatizzare le scuole perché esse possano risultare idonee già il primo settembre dopo la chiusura del 31 di luglio, facendo anche attività diverse da quelle didattiche, per dare sollievo a tante mamme e a tante famiglie danneggiate dal lungo e ingiustificato periodo di chiusura delle scuole medesime.
Per fortuna, vi è una gran parte di imprese che funziona a ciclo continuo: pensiamo alla grande distribuzione, ai servizi di trasporto, a quelli sanitari e via enumerando. Tutti questi dimostrano che si può lavorare dodici mesi l’anno, h24 per sette giorni.
La chiusura delle imprese per tutto il mese di agosto crea anche un danno al Pil, anche se favorisce il loro conto economico. Ma l’interesse privato non dovrebbe mai superare quello generale.
 
Nel settore pubblico i servizi non si fermano, ad eccezione di quello giudiziario, che ha una sospensione normale di ben 45 giorni e, cioè, dal primo di agosto al 15 settembre. Anche se, durante questo periodo, alcune attività d’urgenza vengono svolte.
Oltre 200 mila avvocati e circa 60 mila dipendenti della branca amministrativa vanno in ferie nel mese di agosto, creando i disagi cui prima si accennava. Non si capisce perché la giustizia, insieme alle scuole e all’industria manifatturiera, non debbano funzionare tutto l’anno senza chiusure.
Si potrebbero prevedere incentivi per i dipendenti che utilizzino le ferie nel semestre a cavallo dell’anno, per esempio quello di dare loro più giorni, togliendoli agli altri che pervicacemente vanno in ferie nel semestre centrale. Insomma, una leva negativa o positiva per indurre a non concentrare le ferie in agosto.
Ma tutto questo sarebbe inutile se le attività di Scuola (e Università), Giustizia e settore manifatturiero chiudessero. Funzionerebbe, invece, se esse funzionassero.

È difficile cambiare ataviche abitudini, che costano al Paese in termini di disservizi e di mancato Pil. Tuttavia un Governo deve riformare tali abitudini e tali meccanismi se vuole migliorare le performances economiche.
Non si capisce perché un servizio pubblico come quello delle farmacie debba avere la strozzatura delle ferie chiudendo gli esercizi. Le farmacie, proprio per la loro importanza fondamentale per la sanità del Paese, non dovrebbero chiudere mai, procedendo come altri servizi prima indicati alla rotazione del personale.
I tassisti non si fermano, i treni non si fermano, gli aerei volano giorno e notte e le navi attraversano il mare senza sosta. Gli alberghi restano sempre aperti, salvo quelli di località stagionali costretti a chiudere per il malvezzo prima indicato.
Chiudere in agosto è un’usanza barbarica, mentre avremmo bisogno di passare ad un’usanza civile. E noi abbiamo bisogno di civiltà, non di barbarie.


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