Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Ago
25
2011

Mettere la Sicilia in un sistema di crescita


Abbiamo finito di scherzare. Lo tsunami del Patto di stabilità, dei decreti legislativi attuativi del federalismo e le pesantissime manovre, (la prima L . 98 del 6 luglio, la seconda L. 111 del 15 luglio, la terza dl n. 138 del 13 agosto) costringeranno Lombardo, la sua maggioranza e l’opposizione a trovare un accordo immediato per allineare i conti della Regione al nuovo rigore dal quale non si può prescindere.
Il rigore significa tagliare, senza guardare in faccia nessuno, i privilegi, le indennità, le spese parassitarie e quant’altro ma non eliminando le spese per i servizi sociali. Giù gli apparati, su i servizi per i cittadini, questa dev’essere la nuova filosofia di Lombardo e dei 90 deputati.
A proposito dei quali, ribadiamo per l’ennesima volta che essi debbano riunirsi e cominciare a lavorare alacremente da subito. In questo senso rivolgiamo un pressante invito a Francesco Cascio, presidente, e a tutti i capigruppo dell’Ars, perchè capiscano che la situazione è gravissima e occorre somministrare immediatamente le adeguate medicine.

Tagliate le spese inutili, più volte elencate dettagliatamente e puntigliosamente sulle pagine del QdS, per un risparmio complessivo di 3,6 miliardi di euro, il passo successivo è quello di progettare la crescita economica e la creazione di 100 mila posti di lavoro nei 24 mesi residui della presente legislatura.
Perché ciò avvenga, occorre mettere la Sicilia a sistema, vale a dire sfruttarne tutte le potenzialità, che sono enormi, vendere tutte le possibilità di investimento all’estero, magari facendo una rapida presentazione nelle principali Piazze economiche del mondo (con roadshow a Pechino, Tokyo, New York, Berlino, Oslo, Singapore, Hong Kong, Nuova Delhi, Boston e via elencando) con una delegazione pilotata da Lombardo e affiancata da manager nazionali e internazionali di altissimo livello, che debbono realizzare in Sicilia tutte le condizioni di snellezza e rapidità burocratica che si andrebbero a reclamizzare nel corso delle presentazioni nelle Piazze.
Questo è il nodo della questione. Se Lombardo non è in condizione di impegnarsi personalmente affinché la burocrazia regionale evada le richieste degli investitori in 30 giorni e non in 30 mesi, è meglio che se ne stia in vacanza e faccia bruciare la Sicilia.
 
Non è solo l’ente Regione a doversi mettere le carte in regola, ma tutti i 390 Comuni che, secondo l’impegno del Presidente, dovranno riunirsi in pochi mesi in Consorzi di Comuni, trasformando la scellerata legge 9/86 che ha istituito incostituzionalmente le Province regionali come enti politici.
Anche i 390 Comuni debbono sistemare i propri conti, tagliando spesa corrente e indennità e girando le risorse così recuperate ad investimenti, soprattutto in opere pubbliche, in modo da utilizzare subito e in toto i fondi europei.
Perché accada quanto precede sono necessarie tre condizioni strutturali: l’istituzione del Piano aziendale, la certificazione delle procedure da parte dell’Unione europea e il controllo eseguito da società di certificazione, iscritte alla Consob, non più da revisori nominati perché espressione di questo o di quel partito politico quindi, inevitabilmente, non obiettivi e non responsabili. Senza queste tre condizioni, il sistema Sicilia non parte.

Lombardo deve mettere sotto pressione i quattro dirigenti generali che gestiscono i corrispondenti centri di spesa Ue, perché è inaccettabile che dopo quattro anni di Po (2007/10) la spesa che doveva essere effettuata per il 60 per cento è ancora bloccata a un decimo. Un’autentica vergogna per i dirigenti generali che si sono succeduti e per i Governi regionali che hanno dato loro copertura.
In una regione che ha bisogno di liquidità finanziaria come i viventi hanno bisogno dell’ossigeno, è un delitto politico e burocratico non dare questa liquidità (ossigeno) e mantenere in una condizione di semi-asfissia l’economia siciliana e gli oltre 230 mila disoccupati (in parte non veri) che comunque chiedono solo di lavorare.
Su questo punto, tuttavia, confermiamo le nostre perplessità. Infatti, molti di essi cercano uno stipendio e non un lavoro, non fanno nulla per formarsi le necessarie competenze utili al mercato siciliano e, in questo versante, ha ulteriore gravissima colpa ha la formazione regionale, un’autentica macchina che ha dilapidato i nostri soldi.


comments powered by Disqus