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L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
13
2011

Vinceranno i sindaci tagliatori e investitori


Mercoledi 7 settembre il Senato ha approvato la manovra da 54 miliardi di euro, di cui 36 di nuove tasse e 18 di tagli. In questi due dati si manifesta la pochezza e l’incapacità di una maggioranza di dar corso all’indignazione dei cittadini, che vengono ulteriormente caricati da una pressione fiscale insostenibile, mentre tutte le Caste privilegiate, a cominciare da quella politica, per continuare con quella burocratica e via dicendo, non sono state chiamate ai necessari tagli.
La questione non finisce qui, perché la pressione fiscale complessiva è destinata ad aumentare, in quanto la riduzione dei trasferimenti che le quattro manovre hanno previsto per Regioni ed Enti locali provocherà aumenti di addizionali e di imposte locali, almeno nelle Regioni e nei Comuni viziosi. Non faremo, da oggi in poi, più riferimento alle Province perché le consideriamo nella forma attuale dei cadaveri incostituzionali: infatti il Governo nazionale ha approvato il ddl per sopprimerle e quello siciliano sta presentando il ddl per convertirle in Consorzi.

Non sappiamo se la manovra che la Camera approverà oggi o domani sarà sufficiente per fermare i mercati. Lo vedremo nei prossimi giorni. Riteniamo però che questa maggioranza sarà costretta a furor di popolo a fare un’ulteriore manovra esclusivamente per la riduzione della spesa corrente, nonché con l’inserimento di elementi di liberalizzazione dei mercati, a cominciare dalle società pubbliche locali ed elementi per attivare lo sviluppo.
è del tutto evidente che questi tagliatori nazionali sono degli incoscienti, perché pur di non eliminare i numerosissimi privilegi delle numerosissime Caste non hanno liberato le risorse necessarie per l’apertura dei cantieri delle grandi opere di interesse nazionale ed internazionale e neppure per il supporto alle imprese e al tessuto produttivo.
Si tratta di una resistenza passiva fuori dall’ordinario, che dimostra ancora una volta l’insensibilità dei responsabili delle istituzioni nazionali che, pur di fronte a una situazione gravissima, non prendono in considerazione di fare rinunce e di contribuire al risanamento delle finanze pubbliche mediante minori uscite.
 
I cittadini capiscono la buona amministrazione. I sindaci dei Comuni virtuosi - cioè quelli che hanno i conti in ordine, quelli che hanno redatto il Piano aziendale, quelli che hanno il giusto personale per erogare i servizi, quelli che usano la spesa corrente col contagocce, quelli che destinano tutte le risorse possibili per investimenti e opere pubbliche - non avranno granché da temere dai tagli, anche perché essi sono ampiamente bilanciati dal raddoppio delle attribuzioni per recupero di evasione dei propri cittadini.
Mentre, infatti, il quarto decreto sul federalismo fiscale (d. lgs. n. 23 del 14 marzo 2011) prevedeva che ai Comuni andasse attribuito il 50 per cento dell’evasione recuperata, con la legge in via di approvazione, ai Comuni è attribuito il cento per cento dell’evasione recuperata. Siccome l’evasione si annida all’interno dei proventi di ogni cittadino dei comuni e siccome essa ammonta a 120 miliardi di euro, ecco che, teoricamente, se tutti i Comuni la scoprissero riceverebbero una valanga di quattrini pari agli stessi 120 miliardi.

I dolori saranno, invece, per i sindaci viziosi, quelli cioè che non hanno i conti in ordine e che si sono comportati al contrario dei loro colleghi virtuosi. I tagli e i minori trasferimenti stringeranno la loro gola politica in maniera serrata, perché dovranno rapidamente bloccare tutte quelle spese clientelari che hanno consentito loro di disamministrare, senza un progetto di sviluppo, senza un progetto di crescita.
Dobbiamo purtroppo sottolineare come i sindaci viziosi si trovino in maggioranza nel Sud Italia. Nella nostra Isola, su 390 Comuni, ve n’è uno solo iscritto all’Associazioni nazionale dei Comuni virtuosi, ed esattamente quello di Aci Bonaccorsi.
Diamo ai 389 sindaci viziosi tre consigli non richiesti: redigere subito il Piano aziendale, chiedere la certificazione di qualità delle procedure all’Unione europea e nominare società di revisione iscritte alla Consob per certificare i bilanci. Un altro consiglio vogliamo dar loro: istituire subito il Niai (Nucleo investivativo affari interni) per la ricerca della corruzione e l’Ntl (Nucleo tributario locale) per il recupero dell’evasione.


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