Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twittergoogle qds rss qds

Quotidiano di Sicilia

Direttore Carlo Alberto Tregua
L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
17
2011

Se sono competenti i precari non esistono


Ogni venerdì pubblichiamo nuove opportunità di lavoro sperando nel riscontro di almeno il doppio di aspiranti. Delusione. Sono in pochi a proporsi, il che sembra anomalo tenuto conto della diffusa disoccupazione che, secondo l’Istat, ha raggiunto, nel 2010, ben 236 mila unità.
Perché, si chiedono in tanti, i disoccupati non rispondono a opportunità di lavoro? La risposta è nei fatti: non possiedono competenze per proporsi positivamente alle opportunità e, peggio, non hanno alcuna voglia di formarsele.
Trascuriamo, nella nostra valutazione, quell’istituto mangiasoldi della Formazione professionale, perché, in tanti decenni, non ha reso idonei i partecipanti ai corsi se non rilasciando loro inutili pezzi di carta. Tuttavia, tale Formazione ha bruciato miliardi e miliardi di euro nell’ultimo ventennio. Una vergogna senza limiti di cui però ceto politico e formatori stessi non si vergognano affatto.

La questione dei precari, pubblici e privati, è una falsa questione. Tutti costoro, in verità, cercano uno stipendio o un’indennità qualsivoglia, non un lavoro. Se così fosse, si preparerebbero, studierebbero e si aggiornerebbero tutti i giorni e invierebbero i propri curricula a chi offre un lavoro professionale.
Vedete, chi esibisce diplomi, lauree, attestati di partecipazione e altri inutili cartacce non viene valutato, perché quello che conta è il suo saper fare. Quando c’è una selezione per una qualunque mansione, i candidati vengono valutati per quello che sanno fare. Naturalmente, questo discorso non vale (almeno non valeva) per il settore pubblico, nel quale ciò che contava era la raccomandazione.
Vi fu, in qualche decennio del dopoguerra, l’assunzione pubblica per merito, quando si svolgevano i concorsi che costituivano selezioni serie. Poi, un ceto politico improvvido, dagli anni Ottanta in avanti, scoprì che si potevano far entrare nella Pubblica amministrazione i propri raccomandati per chiamata diretta, violando l’articolo 97 della Costituzione. E così le maglie dell’impiego pubblico si allargarono a dismisura, facendo entrare inutili e incompetenti dipendenti e dirigenti. Sono proprio questi ultimi i colpevoli dello sfascio della Pubblica amministrazione.
 
I precari competenti non esistono. Infatti, chi è competente non può essere precario in quanto trova subito collocazione, e chi è precario non può essere competente perché, se lo fosse, troverebbe collocazione. La questione è lineare, non ha controindicazioni e sfidiamo chiunque a provare il contrario.
Naturalmente, non prendiamo in considerazione, in questo ragionamento, né il pietismo siculo secondo cui tutti tengono famiglia, né lo sfrenato clientelismo di alcuni uomini politici di bassa lega che utilizzano i galoppini e neppure chi sostiene che foraggiare gli inutili raccomandati precari costituisca un ammortizzatore sociale.
Se governi e maggioranze regionali, in questi ultimi vent’anni, avessero speso tutte le risorse europee e statali, cofinanziate da quelle regionali, si sarebbero create decine di migliaia di posti di lavoro, produttori di ricchezza, nei quali chi avesse cercato un lavoro l’avrebbe trovato senza alcuna preoccupazione.

Quest’azienda ha più volte comunicato che è disposta ad assumere subito 10 agenti professionisti della vendita, ma non ne trova, se non con difficoltà, perché chi deve agire nel mercato deve essere persona preparata e competente, persona disposta a fare sacrifici per imporsi e per servire bene la propria clientela.
Abbiamo selezionato moltissimi richiedenti che volevano fare i giornalisti, ma non avevano la minima idea di come si facessero le inchieste e di come si potesse approfondire ogni questione informativa. Ma, chi è stato disposto a sacrificarsi, a studiare, ad apprendere le tecniche dell’organizzazione e dell’efficienza per fare bene il nostro mestiere, oggi si trova all’interno del QdS e svolge onorevolmente la propria professione con competenza.
Continuiamo a scrivere, controcorrente, che i precari competenti non esistono. Esistono i precari incapaci, perché non hanno studiato, perché non hanno maturato esperienze, perché non hanno capito che per lavorare ci vogliono competenze, non raccomandazioni del politico di turno. La diseducazione che si è diffusa in Sicilia, ora dovrà essere ribaltata in un processo virtuoso, che ancora, però, non si vede.


I commenti dei lettori | Scrivi un commento

Inviato da mariatranchina@libero.it da catania il 17/09/2011 10:03
Arbeit macht frei
E una frase che lessi e significa"Il lavoro rende liberi".Una provocante riflessione sul
lavoro, sui luoghi di lavoro, dall'alienazione all'aspetto sociale sul lavoro. La scritta assunse
nel tempo un forte significato simbolico, essendo in grado di riassumere in sé tutta la
menzogna, la crudeltà e la barbarie dei campi di concentramento nazisti, nei quali i lavori
forzati, la condizione di privazione inumana dei prigionieri e non ultimo il destino finale di
morte, stridevano con grottesca ironia rispetto all'apparente candore etico del motto.
Ma la verà novità e diffonderne una cultura anche nelle classi meno ambienti dal punto di
vista culturale , che il lavoro ' è dignità' non guadagno speculativo della propria Persona.
Quindi mettere alla gogna i "Vecchi mestieri" e difficilmente qualificabili mestieri per altri
nuovi, organizzati da giuste retribuzioni ,orari di lavoro e di individuazione dell'impegno della
persona che non è una merce.Che mettono l'individuo degno di stare e di relazionarsi in
una società fatta di impegno ,conoscenza. Perchè chi non arriva a fine mese lo sà che con
il lavoro onesto non arricchisci . Ma c'è l'altra parte ,quelli della capacità imprenditoriale
che è di pochi e và premiata e non vista con sospetto. Non va simulata, umiliata ma arrivata
da una cultura della Persona a centro dell'equilibrio sociale che mette alla gogna la
mercificazione dell'individuo . Questo può essere fatto punendo la Volgarità negli intenti
che devono essere fatti di impegno, serietà e fondatezza di una Costituzione.

comments powered by Disqus

Articoli recenti Gli ultimi commenti Archivio
« ottobre 2014 »
lunmarmergiovensabdom
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

RSS© 2001 Ediservice S.r.l. - P.I. 01153210875 - Tutti i diritti riservati / Coordinamento e aggiornamento Blu Media / Realizzazione Francesco Grasso / Grafica Neri & Dodè / Hosting Impronte digitali