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Quotidiano di Sicilia

L'editoriale del Direttore di Carlo Alberto Tregua
 


Set
29
2011

Autonomia dannosa della Regione siciliana


Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua visita siciliana, in occasione della commemorazione di Giuseppe La Loggia, ha spronato con forza i politici dell’Isola. In 20 minuti, ha fotografato come dal 1946 l’Autonomia abbia danneggiato i siciliani per distorsioni e inquinamenti che hanno gravato sulla gestione degli istituti dell’Autonomia in Sicilia.
Napolitano ha invitato le istituzioni regionali a muoversi in direzione del risanamento dei conti partendo dalla riduzione dei costi dell’Assemblea regionale, per i quali non serve una riforma costituzionale bensì la semplice abrogazione della Legge regionale 44/65 che parifica compensi di deputati e dipendenti a quelli del Senato.
Napolitano ha anche indicato l’urgenza per l’abolizione delle Province: anche in questo caso non occorre una legge costituzionale, bensì una modifica della L.r. 9/86, eliminando gli apparati elettivi per trasformare le attuali Province regionali in Province consortili, ovvero in consorzi di Comuni, liberamente associati.

Il Presidente della Repubblica ha aggiunto che non vi può essere ulteriore reticenza o silenzio sulla gestione dei poteri regionali e locali e sull’atteggiamento del settore privato. Lo Statuto, ha concluso Napolitano, va riformato e rilanciato senza più esitazioni o ritardi.
Mentre arrivava l’alto monito, i baby pensionati della Regione, anziché rinunciare al privilegio di terminare il percorso lavorativo (sic!) in 25 anni, hanno moltiplicato le richieste, tanto che, in 8 mesi, ben 159 hanno usufruito della L.r. 104/92 che consente a 45 o 50 anni di togliere il disturbo e vivere a spese dei contribuenti.
La vergogna tutta siciliana è che mentre la legge nazionale n. 122/10 ha ridotto le indennità di consiglieri comunali e circosrizionali e quelle degli assessori degli enti locali, del 10% in tutta Italia, l’assessore al ramo, Caterina Chinnici, con la prima circolare dell’anno, ha comunicato che tali tagli non si applicavano in Sicilia, col risultato che i consiglieri di Messina percepiscono quanto prima, mentre i consiglieri di Reggio Calabria hanno visto ridotto il loro compenso. Alla faccia dell’Autonomia.
Non sappiamo che farcene di questa Autonomia, anzi ci rinunziamo volentieri se essa serve come scudo per aumentare e mantenere privilegi del tutto anacronistici.
 
Cisl e Uil chiedono fatti concreti alla Regione: l’immobilismo di provvedimenti urgenti per lo sviluppo, il risanamento del debito, l’eliminazione degli sprechi e il taglio dei costi della politica non  piu accettabile. Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali tuonano da tempo, ma il ceto politico siciliano è sordo, tanto è vero che i deputati si sono concessi ben 38 giorni di ferie continuando a percepire 20 mila euro al mese, lordi, s’intende.
E intanto i Fas non si spendono perché le casse della Regione sono vuote in quanto hanno pagato stipendi inutili, consulenze ed altri sprechi di spesa corrente, e non vi sono le risorse per finanziare i progetti per i quali sono disponibili i fondi europei e Fas.
Così le opere pubbliche, tra cui strade e autostrade, languono, le gare pubbliche sono crollate del 50% in due anni, hanno perso il lavoro oltre 30.000 persone nel settore delle costruzioni, ma i dipendenti pubblici regionali e locali continuano a percepire regolarmente l’intero stipendio. E l’intero assegno continuano a percepire i regionali pensionati.

Ora, qui non si tratta di fare antipolitica. Anzi noi sosteniamo che la politica è indispensabile per una Comunità, a condizione che essa sia alta e che favorisca l’interesse generale piuttosto che l’interesse dei singoli. Questo è il primo precetto del Contrat Social di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) che si dovrebbe tenere sempre a mente.
Ma questo ceto politico forse non sa chi sia il filosofo francese né si è approvvigionato della necessaria cultura e professionalità per capire che vi sono limiti di decenza e dignità sotto i quali non si può andare.
Non è dignitoso che vi siano dirigenti regionali che non fanno nulla e che percepiscono oltre cento mila euro l’anno. Non è dignitoso che un commesso dell’Ars (pardon, assistente parlamentare) con 15 anni di servizio percepisca oltre 100 mila euro all’anno, quando vi sono 236 mila disoccupati e tanta gente che vive con appena 1.000 euro al mese.
Lombardo e la sua maggioranza meditino su queste brevi e chiare fotografie e dica se vuol mettere rimedio a queste situazioni discriminatorie.


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